Consiglio d'autore

Carlo Cottarelli consiglia Sul colle più alto di Valdo Spini

Carlo Cottarelli, che abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, Chimere (qui la nostra intervista), incalzato dalle nostre domande, ci ha consigliato l’ultimo libro di Valdo Spini, Sul colle più alto, edito Solferino, seguendo un po’ quel percorso a ritroso – che è la storia – utile per interpretare il nostro oggi. In questo caso specifico, ripercorrendo le salite al Quirinale dei presidenti italiani, dal ruolo chiave di De Gasperi all’elezione di Mattarella.

Sul colle più alto. L'elezione del presidente della Repubblica dalle origini a oggi

Che cosa rende l’elezione del presidente della Repubblica un avvenimento politico così importante e imprevedibile nel suo sviluppo e, per questo, così avvincente? L’esperienza di questi ultimi anni ha insegnato quanto sia essenziale il suo ruolo in un sistema parlamentare e in un Paese, come il nostro, in eterna transizione politica e, di conseguenza, quanto sia decisiva la sua scelta. È con questo spirito che Valdo Spini rievoca in queste pagine le figure che si sono succedute come capi dello Stato.

L’elezione del Presidente della Repubblica è uno dei momenti salienti della vita politica di una nazione. La nostra è una storia di giochi di potere, di tiratori scelti e di scacchiere con pezzi che, non sempre, si schierano facilmente nelle loro posizioni.

Valdo Spini, con grande chiarezza linguistica ed essenzialità concettuale, forte della sua esperienza nelle frange del Parlamento e della sua carriera accademica nella facoltà di Scienze Politiche, restaura alcuni dei momenti più caldi della storia che va dal dopoguerra italiano a oggi.

Ogni capitolo è dedicato a un Presidente della Repubblica, nonostante il primo a trovare spazio sia De Gasperi, con la sua carica provvisoria, densa di tutto l’impegno promulgato per la vittoria della Repubblica.

Ma le inquadrature di Spini si soffermano soprattutto sui dietro le quinte, non sulle proclamazioni quanto sui movimenti che non si vedono e prendono vita nei corridoi spenti. Le dinamiche di partito che vogliono accendere o mitigare, le incursioni esterne, le sollecitazioni papali, le vicende e gli aneddoti che non guardano all’elezione con preoccupazione o sfiducia – cui siamo abituati – ma fanno vibrare le attitudini vere di quella passione viva che accendeva già i popoli antichi: la politica.

Una politica fatta di equilibri precari e presi di mira dai venti, dalle correnti, dalle influenze – delicatissime posizioni che, come abbiamo visto negli ultimi anni, risentono delle urne vuote ma conoscono anche figure pronte a garantire il benessere dello Stato sopra ogni cosa, ancora credibili.

E compaiono gli uomini che hanno fatto di quelle salite al colle una questione prioritaria, mossi da proposte e ideali, dal farsi voce per una collettività, pur non completando mai la scalata con una vista dalla cima più alta. Basti pensare a Moro, a Craxi, ad Almirante, solo per citarne alcuni.

Movimenti politici fatti di strategie e fortissimi valori, racconti di battaglie verbali e affronti strutturati, di classi politiche che, come fotografie sempiterne, incarnavano le pance e le teste del loro Paese, con tutto il bene e tutto il male dei singoli casi. Ma sono storie, checché se ne dica, accomunate dalla passione, da un sogno. Forse anche lì, alla radice di tutto, c’era e permane una qualche chimera che ancora si vuol inseguire, almeno sul colle più alto.  

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