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Vecchie conoscenze di Antonio Manzini

Devi essere al massimo della tua felicità, allora il suicidio funziona, perché non dai una lira alla vita e sai che la felicità è un’illusione

Quando aspetti il momento perfetto per finire le ultime 20 pagine, vuol dire che hai fra le mani un libro che desideri gustare fino all’ultima riga. Rocco Schiavone, vicequestore nichilista con la sindrome di Atlante, ti è entrato proprio in testa, con tutto il suo peso.

Finalmente il nuovo capitolo della saga dedicata all’unico poliziotto della Val d'Aosta incapace di amare la neve, il freddo e tutta la realtà che lo circonda! Tra i ferri del mestiere di un siffatto personaggio: il loden e le amatissime Clarks, ovviamente sempre bagnate e messe ad asciugare sul termosifone.

Vecchie conoscenze
Vecchie conoscenze Di Antonio Manzini;

Rocco Schiavone indaga sull'omicidio di una professoressa in pensione. E intanto l'ombra del passato si fa pressante: la pena per Sebastiano, l'amico fraterno che non ha mai smesso di dare la caccia a Enzo Baiocchi, che gli ha assassinato la moglie, lo rende inquieto e gli ruba il sonno.

La visione della vita di Rocco Schiavone è condensata in affermazioni tipo: “Se uno schifa la vita lo dovrebbe fare in un momento di immensa gioia…devi essere al massimo della tua felicità, allora il suicidio funziona, perché non dai una lira alla vita e sai che la felicità è un’illusione.” Sarà per questo che molta gente vede nei suoi occhi il Nulla…proprio quello che lui stesso dice di vedere nello sguardo di un omicida.

 

Il destino si è preso gioco di quest'uomo che adesso si ritrova completamente solo, incapace d’amare, arreso soltanto al bacio corrotto della noia. Anche la sua esistenza si è ridotta alla fine in una lista di casi da risolvere e pensieri pessimistici su cui riflettere. E i casi sono segnati a mano su un cartellone all'interno del commissariato, come una lista della spesa, con un punteggio che tiene conto non solo della loro gravità ma anche del loro potere di rompere le scatole a chi indagherà.

 

La vicenda personale e professionale del Commissario Schiavone sembra mettere in luce l'intero spettro delle colpe della sua generazione, responsabile di un lascito  tutt'altro che invidiabile ai Millennials: una politica corrotta, l'assoluta incapacità di accogliere il dubbio, e un pericoloso imbarbarimento socioculturale suffragato dall'indifferenza dei politici, e spesso anche da alcuni intellettuali, verso le difficoltà delle nuove generazioni. Troppo distante dai bisogni reali delle persone comuni, chiunque detenesse il potere non è riuscito a dare un sostegno credibile al progresso sociale del paese. Forse il cadavere su cui si indaga nel romanzo è proprio la metafora di questa drammatica lacuna.

 

Ma Rocco stupisce chi lo legge anche per quella sensibilità illuminante che lo induce a capire i bisogni delle persone a cui tiene. Su di lui puoi sempre contare, sai che ti aiuterà anche a costo di infrangere la legge che lui stesso rappresenta pur senza crederci troppo.

Nei momenti, rari, in cui può dimostrare di poter amare una donna, si abbandona alla facile conclusione dell’insuccesso: “Si lasciò cadere sul materasso. La testa girava veloce come i calcinculo delle giostre, il cuore batteva forte nel petto, ogni colpo gli rispondeva nelle tempie…”

 

Con l’avanzare delle pagine, i suoi amici diventano tuoi compagni d’avventura: non esagero se vi confesso che spesso penso a loro con nostalgico affetto. Il pensiero di Rocco, critico fino all'inverosimile, finisce per rendere il corso degli eventi narrati una traiettoria verso la riflessione, e la conclusione delle sue indagini stupefacente come un frattale di immagini perfette. Nella trama, ogni geometria che sembra via via delinearsi viene poi scardinata dalla scrittura stessa che da borgatara si fa deliziosamente ironica e filosofica: “Lui lo sapeva,ci sono dei giorni in cui si percepisce che un pezzo della nostra vita se n’è andato, e seppelliamo la nostra faccia di una volta, perché non ci appartiene più… La faccia, quella che ci disegna il tempo, una ruga per ogni sorriso strappato.”

 

P.S. Per la lettura consiglio vivamente il sottofondo delle musiche oniriche dell'album Amor Marginal di Johonny Hooker.

 

I libri di Antonio Manzini

Conosci l'autore

Attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi).Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007).Un suo racconto è uscito nell'antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012).Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014).Nel 2015 pubblica Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull'orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Altri suoi romanzi pubblicati con Sellerio sono: 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), La giostra dei criceti (2017), L' anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ogni riferimento è puramente casuale (2019), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e Vecchie conoscenze (2021).

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