Passato di letture

Sguazzando nello stagno

Illustrazione digitale di Francesca Quagliano, 2022, studentessa del Triennio in Fashion Design, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Illustrazione digitale di Francesca Quagliano, 2022, studentessa del Triennio in Fashion Design, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

L’economista Mariana Mazzucato, citando La repubblica di Platone, ci ha ricordato come “i creatori di favole governano il mondo”, ragion per cui, per affrontare i problemi in modo efficace, bisogna spazzare via i troppi miti che impestano il discorso pubblico in materia di politica e di economia. Il saggio di Andrea Capussela è un contributo importante proprio per capire meglio realtà italiana oltre i miti e i luoghi comuni, a cominciare dal titolo, che come una staffilata – spazza via il confortevole orizzonte della “crisi” (che rappresenta pur sempre un’opportunità), ci sbatte in faccia l’evidenza del declino che interessa il nostro Paese da oltre vent’anni. In una prospettiva di lungo periodo, dall’Unità ai giorni nostri, Capussela ne analizza le radici e le ragioni, per condurci fuori dalla platonica caverna delle illusioni, in cerca di possibili soluzioni per provare a invertire la rotta.

Declino. Una storia italiana
Declino. Una storia italiana Di Andrea Capussela;

L'Italia è in declino: da vent'anni a questa parte, ben poco sembra essere rimasto del Paese del "boom economico", erede ideale del precoce capitalismo delle città italiane che, come scrisse Fernand Braudel, furono capaci per alcuni secoli di "irradiare la propria luce" per tutto il mondo. Dopo aver registrato, nel primo decennio del Ventunesimo secolo, il più basso tasso di crescita al mondo, e aver attraversato la più lunga recessione dell'eurozona, l'Italia sembra destinata a perdere ulteriore terreno rispetto agli altri paesi avanzati.

L’autore (che ha guidato l’ufficio economico dell'International Civilian Office in Kosovo, ed è stato consigliere del ministro dell'economia della Moldavia per l'UE) attinge a piene mani dalla letteratura scientifica internazionale (l’opera ha ricevuto molti apprezzamenti all’estero) e mescola con grande efficacia l’analisi quantitativa alle riflessioni sui profili qualitativi – sempre ancorati ai dati. Dal punto di vista del metodo, il suo punto di forza è integrare in modo coerente e costante la prospettiva della storia economica con quella politico-sociale e delle istituzioni, superando le tradizionali barriere disciplinari che hanno ostacolato la comprensione dei problemi a tal punto che, secondo l’autore, “le inefficienze istituzionali dell’Italia germinarono proprio nella terra di nessuno tra le due discipline”.
Tra le zavorre italiche, particolare rilievo hanno le cosiddette
“coalizioni distributive” di cui scrisse l’economista e sociologo Mancur Olson nel 1982, cioè “gruppi di pressione potenti, interessati non allo sviluppo ed all'ampliamento delle risorse disponibili, ma all'accaparramento e alla distribuzione delle risorse esistenti”, la cui avidità contribuisce a spingere in una spirale di stagnazione e decadenza Paesi dalle performance economiche anche notevoli. Ampio spazio è dedicato anche al sistema capillare di “inclusione selettiva” che, distribuendo privilegi particolari a fini clientelari, ha azzoppato la promozione di un sistema davvero democratico di opportunità universali.  

Declino è saggio solidamente documentato, rigoroso, pacato, ma insieme pervaso da una forte urgenza etica. La lettura risulta assai coinvolgente perché, tra le righe, pulsa un’urgenza autentica, l’interrogarsi dall’autore su un problema cruciale per il nostro destino collettivo, alla ricerca di risposte – e proposte concrete. 

L’abbinamento per bongustai: anche se siete digiuni d’economia, vi consiglio di cimentarvi con Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale di Mariana Mazzucato, un libro che mette in discussione le innumerevoli platoniche favole che offuscano la comprensione del capitalismo globale. Illuminante.  

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