Passato di letture

Illustrazione di Chiara Seveso, 2022, studentessa del Triennio in Media Design e Arti Multimediali, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Illustrazione di Chiara Seveso, 2022, studentessa del Triennio in Media Design e Arti Multimediali, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Etienne Cleirac (1583-1657), autore di Us et coustumes de la mer, un trattato di diritto marittimo di gradissimo successo pubblicato a Bordeaux nel 1647, offre a Trivellato lo specchio di un passaggio cruciale nella percezione della minoranza ebraica d’Europa e dei danni immensi che provocò. Quei danni, rimangono sostanzialmente intatto nella mentalità collettiva a secoli di distanza, dentro il nostro oggi. Ora Per esempio la propaganda di Viktor Orban e del suo partito che governa l’Ungheria si nutre a piene mani di questo mito. Lo stesso è nella cultura politica dei suoi amici all’interno della UE, a Est, ma anche ovest, Italia inclusa.

Ebrei e capitalismo. Storia di una leggenda dimenticata

Una "leggenda nera", ormai dimenticata, vuole che siano stati gli ebrei medievali cacciati dal re di Francia a inventare le lettere di cambio, lo strumento fondante del capitalismo finanziario. Dove nasce questo mito e perché ha avuto tanta diffusione fino a diventare senso comune?

Di che stiamo parlando? Della costruzione dell’accusa di usura e poi delle pratiche economiche legate alle transazioni di denaro attraverso le lettere di cambio, uno strumento finanziario ed economico che la convinzione popolare colloca nel XVI secolo, che la propaganda in buona parte diffusa della Chiesa riversa sulla minoranza ebraica.

Percorso che produce l’identificazione di una pratica considerata disumana con l’essenza di un gruppo umano. Raffigurazione condizione e giudizio che rendono legittimi e giustificati nel tempo, prima le restrizioni, poi le persecuzioni, infine poi gli stermini. Comunque tratto da cui è impossibile evolvere se non rinnegando se stessi.

Di quell’accusa Trivellato ricostruisce attentamente il contesto, la lingua, la mentalità, le procedure.

Soprattutto sottolinea come la pratica finanziaria indicato come «male» e come «contaminazione» del loro «sano agire economico» riguardasse molti attori culturali politici ed economici, in gran parte dentro il mondo stesso della Chiesa per i quali, quest’ultima prevede e codifica pratiche di perdono e di salvezza, comunque di «convalescenza» dal peccato (da cui, peraltro non si chiedeva di smettere).

Ma ricorda anche come quella pratica, che tra XVI e XVII secolo torna nel discorso pubblico come nemico da aggredire e estirpare non fosse che riattivazione e la continuazione di una cosa già praticata nel basso medioevo (su cui Jacques Le Goff sia nel suo Lo sterco del diavolo, sia in La borsa e la vita aveva aperto un cantiere di lavoro interessante) tanto nelle forme persecutorie, quanto nelle doppiezze, nel trovare un capro espiatorio su cui scaricare responsabilità e scaricare le ansie del «proprio popolo».

Allora, come ora.

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