Passato di letture

Popkin e i lumi che spensero la primavera di Haiti

Illustrazione (dettaglio) di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Caboto", Logos 2018

Illustrazione (dettaglio) di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Caboto", Logos 2018

Gli storici un tempo andavano pazzi per gli elenchi di date. Ogni grande sommovimento sociale o di civiltà era inserito in tabelle di riferimento, che servivano a disegnare una mappa mentale solida e di facile memorizzazione. 

Così, quando sui manuali si arrivava al tema “rivoluzioni”, ecco partire l’inventario: la rivoluzione americana (1776), la rivoluzione russa (1917) e, tra le due, la “madre di tutte le rivoluzioni”, la rivoluzione francese (1789). Qualche testo temerario ogni tanto inseriva anche la guerra civile inglese del 1642-’51, accettando la dicitura di English Revolution, ma per lo più in quarta e quinta superiore l’elenco delle “rivoluzioni importanti” si esauriva lì: la triade franco-russo-americana. 

Haiti. Storia di una rivoluzione

Ad Haiti fra il 1791 e il 1804 per una volta gli schiavi neri rovesciarono un regime coloniale dando vita a una nazione indipendente. Una nitida ricostruzione di quegli eventi e del contesto storico, giuridico, economico e politico del sistema schiavistico che scatenò una rivoluzione, i cui effetti arrivano fino a oggi.

Per questo è risultato ancora più interessante l’arrivo anche in Italia del bel saggio del 2012 di Jeremy D. Popkin Haiti. Storia di una rivoluzione (Einaudi 2020). Un racconto dettagliato e avvincente di una rivoluzione altra: è il 1791 e nella colonia francese di Saint Domingue la popolazione nera, composta da un'enorme massa di schiavi e da pochi coltivatori e operai affrancati si ribella, rovesciando il regime di brutale sfruttamento bianco. Ne scaturisce il tentativo di dar vita a una società nuova, senza differenze etniche e culturali. Un esperimento che prova a cambiare tutto, a partire dal nome di quella parte di isola: non più Saint Domingue, ma Haiti. 

La rivoluzione haitiana nasce come sorella minore proprio di quella francese e smaschera, nel suo sorgere, la drammatica ipocrisia di una civiltà bianca che dichiara che tutti gli uomini sono uguali, ma evidentemente non tutti gli esseri umani sono uomini. Haiti deve combattere da subito i tentativi della Francia rivoluzionaria di riprendere il controllo della colonia ribelle, battendosi strenuamente sotto la guida di capi come Toussaint Louverture per l’uguaglianza tra bianchi e neri, fino ad arrivare alla proclamazione dell’indipendenza nel 1804, prima ex colonia europea della storia governata anche da neri. Nemmeno Napoleone riuscirà ad avere ragione di questo “covo di schiavi ribelli” che non si rassegnano al proprio destino. 

Un affronto che non verrà dimenticato e che negli anni porterà Haiti, la “repubblica degli schiavi”, ad essere messa ai margini non solo dell’economia e della politica mondiali, ma anche della storia. 

 

NON LEGGETELO se amate i racconti lineari di gloria e redenzione: la rivoluzione haitiana fu un susseguirsi caotico di slanci, battute d’arresto, aperture, chiusure, democrazia, violenze, libertà, dittatura. 

NON LEGGETELO se siete legati all’idea che l’età dei Lumi in Europa abbia costituito un faro di progresso mondiale: ad Haiti la civiltà europea si espresse per lo più attraverso cannoni e catene. 

NON LEGGETELO se ritenete che il vostro manuale di storia del liceo abbia tutte risposte: Haiti è una domanda che molti testi ancora oggi non hanno il coraggio di porsi. 

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