Sotto le copertine

Mosche d'oro Junior: la nuova collana di Giulio Perrone Editore

Per l’editore Giulio Perrone i libri sono un po’ come i figli: non si possono imbrigliare.
Seguono la loro strada –  e non sempre coincide con quella che avevi previsto.
Questo non ha impedito alla casa editrice romana, nata nel 2005, di proseguire nella costruzione di un catalogo ricchissimo, fatto di libri che si parlano, si confrontano, si sfidano e fisicamente si somigliano un po’. Proprio come accade nelle famiglie più interessanti.   

Giulio Perrone | © Matteo Casilli

Maremosso: La Giulio Perrone Editore nasce nel 2005. Ci puoi raccontare le circostanze in cui ha preso vita il progetto?

Giulio Perrone: In quel periodo, aprire una casa editrice a Roma era una cosa quasi naturale, che accadeva quasi quotidianamente. Grazie al lavoro di editori come Minimum Fax, Voland, Fazi in città si era creato un humus estremamente fertile e le case editrici indipendenti si moltiplicavano, un po’ in contrapposizione a Milano che era la patria dei grandi gruppi editoriali. Roma era in quel periodo uno spazio in cui sperimentare, con poche risorse ma molte idee. Diversamente dalla maggior parte dei colleghi, che guardavano più che altro a un certo tipo di narrativa straniera, noi siamo partiti dalla narrativa italiana, con risultati interessanti, devo dire. Abbiamo pubblicato gli esordi di Chiara Valerio, di Paolo Di Paolo, e di altre autrici e autori come Ilaria Rossetti: tutti autori oggi più che affermati e pubblicati da grandi case editrici. Molte altre nostre pubblicazioni erano ugualmente meritevoli anche se hanno magari avuto meno successo, ma capita che anche gli autori più bravi fatichino a emergere

Sul fronte della narrativa italiana, il nostro lavoro di ricerca è proseguito per diversi anni ma in parallelo abbiamo anche potuto contare sul supporto di grandi scrittori che si sono appassionati al nostro progetto, fra cui voglio ricordare Ugo Riccarelli, scrittore fondamentale che oggi non c’è più, uno dei pochi autori italiani ad avere vinto sia il Campiello che lo Strega e che con noi pubblicò la raccolta di racconti Pensieri crudeli. Altri grandi autori come Lidia Ravera, Sandra Petrignani, Dacia Maraini hanno partecipato nella costruzione del nostro catalogo con dei progetti di scrittura, in particolare per la collana “Racconti d’autore”.

E così, fra lo scouting da un lato e il contributo di alcuni fra i nomi più importanti della letteratura italiana, abbiamo avviato il progetto inziale con cui siamo andati avanti diversi anni fino a quando abbiamo deciso di introdurre alcuni cambiamenti pochi anni fa.

MM: Un tuo libro scritto a quattro mani con Paolo Di Paolo nel 2011, che recentemente avete riproposto con una nuova veste grafica, si intitolava I libri sono sempre figli ribelli: in che senso?

GP: È sempre un po’ difficile capire in che direzione stia andando un libro. Come editore io scelgo di pubblicare le cose che ritengo importanti, e in questo senso è molto interessante anche osservare il lavoro dei colleghi editori, osservare la ricerca, lo sforzo, la passione che tutti mettiamo in campo per arrivare alla qualità che cerchiamo. Ma poi, a volte, ci sono libri bellissimi che per qualche motivo non riesci a trasmettere al pubblico. Il giudizio dell’editore non cambia, restano libri bellissimi, solo un po’ sfortunati. Certo, uno si interroga sui possibili errori commessi, si cerca di capire cosa non ha funzionato, la copertina, il lancio, la comunicazione…però la realtà è che a volte prendono una strada sbagliata.

Questo dimostra che per quanto tu possa sempre mettercela tutta i libri non si possono imbrigliare. Lo dicono anche gli scrittori, in fondo. Quando il loro libro arriva in libreria diventa proprietà dei lettori, gli autori non li controllano più. Questo è vero a maggior ragione per l’editore che è una figura ancora più intermedia fra la scrittura e i lettori. Bisogna accettare le strade più inattese che percorreranno, proprio come accade con i figli.

MM: Il catalogo della casa editrice è articolato in molte collane, che pur nella grande varietà esprimono una linea molto coesa. Come è strutturata la programmazione editoriale?

GP: Nel 2018 la casa editrice ha vissuto un momento di cambiamento molto importante, con una revisione della linea grafica e del logo concepita in modo molto brillante dall’Art Director Maurizio Ceccato. Oggi l’Art Direction è affidata a Claudia Intino, che con grande talento ha raccolto l’eredità di Maurizio e prosegue il lavoro sulla scia della svolta decisa nel 2018.

Ripensare la veste grafica ha comportato anche una reimpostazione di tutto il progetto editoriale, abbiamo rielaborato le linee per ritrovare un’armonia nella produzione. Era necessaria una riflessione sulle linee da interrompere e quelle da proseguire e sviluppare. La sfida era rimanere un editore che pubblica una varietà eterogenea di libri senza tuttavia diventare un classico editore generalista. Volevamo che il catalogo fosse composto da collane che si parlassero tra di loro sia dal punto di vista della grafica che dei contenuti.        

La collana Hinc raggruppa la narrativa italiana e straniera, quest'ultima è diventata via via più importante, grazie anche alla presenza di scrittrici come Aixa de la Cruz, Jan Carson o Jacqueline Roy di cui abbiamo appena pubblicato Canta ancora, ragazza e che ci hanno dato la possibilità di affermare la nostra idea di letteratura legata alla contemporaneità, ai temi sociali, civili, vicini al femminismo, all’ambiente, alla realtà che stiamo vivendo che è quella che ci interessa. Difficilmente pubblichiamo romanzi storici.

L’anno scorso, dall’idea di tre intellettuali e scrittriciNadia Terranova, Giulia Caminito e Viola Lo Moro – è nata la collana Mosche d’oro. L’intento è quello di tratteggiare ritratti di donne che hanno avuto un ruolo significativo nella loro vita, a livello pubblico, sociale e civile. Non si tratta di donne necessariamente famosissime, il criterio è che abbiano avuto una certa importanza per l’autrice che sceglie di scriverne. Sono personaggi molto diversi tra loro: dopo la Jeanne Moreau di Lisa Ginzburg o la Louise May Alcott di Beatrice Masini, l’ultima uscita è Amatissime di Giulia Caminito, che dedica il suo volume a cinque donne di cui due famosissime e tre un po’ meno, ma tutte e cinque di capitale importanza. In queste settimane sta nascendo anche uno spin-off di Mosche d’oro, una collana diretta da Nadia Terranova, le Mosche Junior (di cui vi parliamo qui sotto! ndr), che si ispira a un meccanismo simile ma con personaggi adatti a pubblico di lettori e lettrici più giovani.

Sono progetti che dialogano molto bene con i libri di narrativa di cui parlavo prima e che a loro volta dialogano anche con Nuove Onde, la collana di saggistica. L’idea che sottende a tutto il progetto della casa editrice è sempre quella di trattare tematiche legate alla contemporaneità, affrontandola da punti di vista diversi di volta in volta, come abbiamo fatto con titoli come Femminismo Interrotto di Lola Olufemi, Glitch Feminism di Legacy Russell, Patriarcato for Dummies di Eugenia Nicolosi. Abbiamo anche la passione della poesia, che omaggiamo con la piccola collana Poiesis. L’ultimo titolo pubblicato è proprio una raccolta di Viola Lo Moro, Luoghi Amati.   

MM: E poi c’è Passaggi di Dogana, che ormai è una collana-cult…

GP: Sì, l’idea era raccontare i luoghi attraverso la letteratura, il cinema o la musica, quindi non con una semplice guida ma con un testo che permettesse di immaginare percorsi alternativi avventurandosi nelle viscere di un luogo. Il primo titolo uscito è A Lisbona con Antonio Tabucchi, l’ultimo è A Parigi con Marcel Proust di Luigi La Rosa, e in mezzo ce ne sono stati tantissimi. Laura Pezzino ha scritto uno straordinario A New York con Patti Smith, e poi ci sono A Roma con Alberto Sordi, A Napoli con Totò, o A Bologna con Lucio Dalla, altro libro bellissimo. Ognuna di queste opere indica una strada interessante per esplorare un determinato luogo. Ovviamente le strade sono tantissime, e infatti questa è una collana che regala un grande potere positivo all’editore, che in questo caso partecipa al processo creativo insieme all’autore. Un’opera di pura narrativa è totalmente frutto della creatività dell’autore, mentre con i Passaggi di Dogana i libri nascono su commissione. L’incontro avviene nei modi più disparati, spesso è ispirato dalla stima che nutriamo per un autore o un’autrice, altre volte – come è accaduto con A Praga con Kafka scritta da Giuseppe Lupo – è un articolo a fornire lo spunto, o ancora si coglie l’occasione di un anniversario, come nel caso di Proust. Accadono anche cose impreviste, come è successo con il libro di Tommaso Pincio, Diario di un’estate marziana. Quest’anno si celebrano i cinquant’anni dalla morte di Ennio Flaiano e a Pincio avevamo chiesto di scrivere un Passaggio di Doganama quel libro è diventato poi una cosa completamente diversa. Ecco un esempio perfetto di libro ribelle! Ma è proprio questo il bello del lavoro editoriale, avere il privilegio di lavorare con un autore straordinario come Tommaso Pincio per dare vita a un libro che, come dicevamo prima, diventa poi proprietà dei lettori.  

MM: Accennavi prima alla grafica e al nuovo progetto che dal 2018 ha interessato tutto il catalogo, rendendo i vostri libri molto riconoscibili oltre che davvero molto belli. La grafica è una tua passione personale?

GP: Diciamo che lo è diventata. Personalmente mi sento piuttosto incapace… ma mi è piaciuto molto osservare Maurizio, genio della grafica, e adesso Claudia, la nostra giovane Art Director che fino a poco fa lavorava in altri settori e che siamo orgogliosi di avere portato nel mondo dell’editoria. I grafici hanno un compito molto difficile, devono interpretare l’essenza del libro e rappresentarla intervenendo sul primo aspetto del libro che vediamo, la copertina. È un lavoro che richiede spesso settimane di proposte presentate e condivise prima internamente, poi con l’autore.

MM: Apriamo una piccola parentesi sulla tua attività di scrittore. Tu hai diversi romanzi al tuo attivo, l’ultimo è America non torna più, pubblicato da Harper Collins. Come riesci a conciliare le due attività? Hai una disciplina molto rigorosa?   

GP: Ce l’avevo, ma nell’ultimo anno ho vacillato un po’… devo dire che ho sempre utilizzato l’estate come momento di vacanza dal lavoro per scrivere, e la scrittura è per me veramente una vacanza, anche se è un’attività molto vicina a quella lavorativa.

Pubblicare libri significa farsi carico di una grossa responsabilità, mentre come scrittore non mi devo preoccupare di tutelare gli altri, di farli emergere come autori. Essere libero da questa responsabilità per un certo periodo dell’anno è un grande sollievo.

MM: Paolo Nori dice che i libri non gli piacciono tanto per quello che dicono quanto per come lo fanno sentire. Ricordi un libro in particolare che, facendoti sentire bene, ha acceso la tua passione per la lettura?

GP: Sì, è verissima questa cosa. Io ho avuto l’enorme fortuna di frequentare, da ragazzo, la famosa Scuola Cattolica a cui Edoardo Albinati ha dedicato il suo bellissimo romanzo. Io l’ho frequentata qualche anno dopo, ma come lui ho avuto come docente il grande critico e intellettuale Walter Mauro. Essere guidati da lui nella scoperta della musica e della letteratura è stato un grandissimo privilegio ed è stato fondamentale nella mia formazione. Se devo pensare al singolo libro che ha fatto di me un lettore appassionato, penso a It di Stephen King. Lo lessi un’estate, in barca. Tra l’altro era un volume enorme, molto poco maneggevole, ma non riuscivo letteralmente a metterlo giù. È stato il libro che ha cambiato tutto. Più tardi, un libro essenziale è stato La luna e i falò di Cesare Pavese.

MM: Quali novità di Giulio Perrone ci consigli di leggere?  

GP: Sono titoli di cui parlavamo poco fa, e mi fa piacere avere un libro a rappresentanza di ogni collana principale. Nelle Mosche d’Oro è uscito da poco Amatissime, in cui Giulia Caminito esplora le figure di cinque grandi narratrici del Novecento italiano: Elsa Morante, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Laudomia Bonanni, Livia De Stefani. Nei Passaggi di Dogana, in occasione dell’anniversario della nascita di Proust, abbiamo pubblicato A Parigi con Marcel Proust di Luigi La Rosa. E poi c’è il libro di Tommaso Pincio, da cui sono totalmente rapito e affascinato. Ne siamo davvero orgogliosi. Lavorare con Tommaso Pincio è un privilegio e spero davvero in un grande percorso per questo libro. Tutta la casa editrice è completamente rapita da questo suo lavoro: quando succede questo, incrociando le dita di solito le cose vanno bene.

Nadia Terranova | © Sandro Messina

Con le Mosche d’Oro Junior arriva in libreria la divulgazione felice.

Mentre festeggia il primo compleanno delle Mosche d’Oro, la Giulio Perrone Editore inaugura uno spin-off pensato per l’infanzia e la preadolescenza con una collana diretta dal Premio Andersen 2022 Nadia Terranova.

Maremosso: Nadia Terranova, ci racconti come è nata l’idea della collana? 

Nadia Terranova: Per le Mosche d’Oro invitiamo di volta in volta una scrittrice a raccontare la sua donna del cuore ispirandosi al legame che la unisce alla figura scelta. Sono biografie con carattere più sentimentale che cronologico. Il successo della collana ha portato in modo del tutto naturale il desiderio di sconfinare anche nel mondo dell’infanzia e della preadolescenza.
Le Mosche Junior però sono un po’ diverse, innanzitutto per la presenza delle illustrazioni. In copertina, accanto al nome dell’autrice comparirà sempre anche quello dell’illustratrice: sono a tutti gli effetti due coautrici. Oltre alla copertina, a impreziosire il volume ci saranno quattro tavole interne. Stiamo collaborando con le migliori artiste della scena italiana. Nel caso di Ester la bella di Lia Levi, il primo titolo della collana che sarà in libreria il 2 dicembre, le illustrazioni sono firmate da Alessandra Lazzarin.

L’evidenza delle illustrazioni rende i libri molto riconoscibili. Non sono albi e non sono romanzi, li definirei libri di divulgazione felice. Sono storie incentrate intorno a figure femminili, scritte da donne, illustrate da donne, ma come è evidente il publishing è quanto di più lontano dagli stereotipi “glitter e sfumature di rosa” che spesso sono proposti in libreria. Generalmente le femmine si identificano sia nei personaggi femminili che in quelli maschili, mentre i maschi si riconoscono solo negli eroi maschili. Ecco, noi pensiamo che i maschi debbano imparare a identificarsi anche nei personaggi – anzi, nelle personagge – protagoniste della collana.

Il tono usato nel racconto sarà adatto per lettrici e lettori più giovani, senza per questo essere assolutamente banalizzato.    

MM: Il proposito è raccontare figure femminili fondative dell’immaginario contemporaneo. Le protagoniste della collana Senior sono – almeno finora – tutte persone realmente esistite. Che scelta avete fatto per la versione Junior?

NT: Nelle Mosche Junior avremo sia donne “in carne e ossa”, come la Rosa Balistreri raccontata da Lorenza Ghinelli e illustrata da Mara Cerri, ma anche personaggi di fantasia, come Ester o Morgana di Sabina Colloredo illustrata da Lucia Scuderi, ispirate a miti e leggende. Il personaggio lo sceglie la scrittrice a cui affidiamo il libro, in totale libertà. Può essere una scrittrice, una poetessa o un’astronauta, questo non ha importanza. L’unica imposizione da parte nostra è che sia una figura del passato, non contemporanea. Ritengo che ci debba essere una certa distanza per raccontare un’intera vita, dev’essere un’esistenza chiusa, da inserire in una certa cornice.

MM: Così come non è esplicitato il pubblico di riferimento, immagino non sia dichiarato in bandella neanche il target di età?

NT: No, infatti. L’indicazione dell’età mi suscita, anche in quanto autrice per l’infanzia (Il cortile delle sette fate), sempre molte perplessità. Quel marchietto che indica “+8” o “+12” è in fondo utile soltanto a genitori o insegnanti. Io a mia figlia di sei mesi leggo i miei libri, che avrebbero come target lettrici e lettori di  8 anni.

Se proprio devo dare un’indicazione per le Mosche d’Oro Junior, diciamo che li considero tendenzialmente diretti agli 8-10 anni, ma vanno benissimo anche per i 5 anni, come del resto anche per gli adulti. Quando ho ricevuto i testi li ho letti con la stessa passione che mi suscitano le Mosche Senior.

MM: Dicevi che le “personagge” non devono essere necessariamente realmente esistite; l’importante è che siano donne del cuore. Quali altre indicazioni dai alle autrici?

NT: Noi diamo molta libertà. Io chiedo a quale figura vogliono dedicare il libro e da lì in avanti hanno libertà totale nel taglio che vogliono dare. Certo, ci confrontiamo, se non altro perché io possa dare le indicazioni all’illustratrice. Lia Levi ha scelto di concentrarsi su un episodio specifico della vita di Ester. Lorenza Ghinelli con Rosa Balistreri ha fatto un lavoro che attraversa tutta la vita della cantautrice.
Carola Susani che scriverà di Penelope, illustrata da Chiara Nott, troverà una strada per ripercorrere il mito, forse farà qualcosa di simile al Silenzio delle ragazze di Pat Barker, o a quello che ha fatto Margaret Atwood con Il Canto di Penelope, metterà in scena una donna che prende parola, contrariamente a quanto accade nell’Odissea.
Forse alcune autrici sceglieranno di concentrarsi soprattutto sul rapporto che le lega alla donna scelta, anche se per i lettori più giovani è più difficile identificarsi con l’io narrante della scrittrice. Comunque tutto dipende sempre dal taglio.

MM: Ma potranno essere anche opere di fiction?

NT: Direi di no, se per fiction intendiamo l’inserimento di elementi di invenzione. Non dev’essere fan fiction: non potrebbe esserci il racconto di Penelope che viaggia nello spazio. In compenso, un’autrice potrebbe raccontare esclusivamente il tempo dell’attesa di Penelope, gli ultimi dieci giorni prima del ritorno di Ulisse. Nelle Mosche d’Oro le autrici sono inventate a scegliere, selezionare, interpretare e  riscrivere, ma non a inventare di sana pianta.

MM: Posso chiederti di consigliare un libro alle lettrici e ai lettori (di tutte le età, ovviamente!) di Maremosso?

NT: Sì, vi segnalo caldamente questa piccola meraviglia, Il piccolo principe tradotto da Chandra Livia Candiani e illustrato da Beatrice Alemagna. Certo, le illustrazioni originali di Saint-Exupéry resteranno per sempre, ma anche queste sono meravigliose e possono tranquillamente convivere sugli scaffali a fianco di quelle a cui siamo abituati.

Interni "Ester la bella" - Lia Levi

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