Il sismografo

Le virtù della lettura profonda

«Anche le menti più alte, coloro che hanno meglio immaginato giganteschi disastri planetari come Tolstoj, Wells e Don DeLillo, non avrebbero potuto consegnarci alle immagini che scorrono oggi in tv».

Nelle settimane successive all'11 settembre 2001 ad alcuni noti scrittori cadde il cielo sulla testa. Jay McInerney disse a Bret Easton Ellis, che condivideva un sentimento simile al suo. «Non so proprio come potrò tornare al romanzo che sto scrivendo», confessò l’autore de “Le mille luci di New York” allo scrittore de “American Psycho”. Martin Amis, da par suo, scrisse che la tensione del suo work in progress si era ridotta ad una sottile linea bluastra «di pietoso balbettio», mentre Ian McEwan si trovò faccia a faccia con l'inadeguatezza dell’immaginazione di fronte alla potenza della realtà, chiamando in causa colleghi di varie epoche: «Anche le menti più alte, coloro che hanno meglio immaginato giganteschi disastri planetari come Tolstoj, Wells e Don DeLillo, non avrebbero potuto consegnarci alle immagini che scorrono oggi in tv».

A un mese dall'inizio della guerra in Ucraina iniziamo a renderci pienamente conto della possibilità di una catastrofe di ben altre caratteristiche rispetto a quella del 9/11 e che, comunque vada, andiamo incontro ad anni difficili. Proprio per questo leggere ci può aiutare a vivere meglio. Non si tratta di informarsi in modo più approfondito o consapevole né di cercare evasione in altri mondi più o meno fantastici, ma di mettere un po' da parte social, news feed, televisione e videogames per immergerci, letteralmente, in un buon testo "lungo" e complesso, per transitare da quello che gli scienziati cognitivi chiamano "deep reading", lettura profonda.

Le ricerche di Maryanne Wolf, pioniera del "cervello che legge", a capo del laboratorio sulla lettura dell'UCLA di Los Angeles, non lasciano dubbi: la lettura profonda è strettamente legata ai più importanti processi cognitivi e affettivi come l'autocoscienza, il ragionamento analogico e la comprensione delle inferenze, l'analisi critica, la generazione di intuizioni, l'assunzione di specifiche e ponderate prospettive e di ampi segmenti della Teoria della mente che presiede al contatto con l'Altro, a mettersi nei panni altrui e non solo per provare quel genere di empatia pelosa assegnatagli da certa vulgata giornalistica. Si può dire, da una certa angolazione, che la complessità delle mente dell'uomo moderno e l'evoluzione del pensiero siano in qualche modo il prodotto del cervello che legge (e che scrive). Ma come? Con quali dinamiche? E che ruolo hanno le continue richieste di attenzione "polverizzata" a cui siamo costantemente sottoposti dal nostro telefono? Sherry Turkle, studiosa del MIT, fa notare a ragion veduta che non sono in discussione le nostre capacità di innovare, ma quello che perdiamo, più o meno inconsapevolmente, durante questo processo evolutivo così fortemente dipendente da ciò che passa sui nostri smartphone.
Per Patricia Greenfield, psicologa dell'UCLA, stiamo dedicando meno attenzione e meno tempo proprio ai processi di lettura profonda, quelli più lenti e impegnativi. Il fenomeno non colpisce solo le nuove generazioni di bambini e studenti ma anche i cosiddetti "lettori esperti", proprio come voi che state leggendo queste righe. Inferenze, analisi critica e empatia sono indispensabili per l'apprendimento e per attivare processi decisionali. E dunque sono indispensabili per capire e prendere una posizione rispetto a ciò che sta succedendo nel mondo. In altre parole, stiamo perdendo pezzi della nostra capacità di analisi critica di fronte ad argomentazioni complesse; siamo troppo impazienti, a livello cognitivo, per immergerci in un argomento, valutare la validità delle fonti e la coerenza interna di pensieri stratificati su più livelli come può essere, per restare all'attualità, il concetto di pacifismo.

La lettura a schermo di testi brevi e frammentati e spesso decontestualizzati alimenta la nostra dissonanza cognitiva, come dimostrano gli studi condotti da Anne Mangen dell'università di Stavanger su un panel significativo di studenti: leggere testi lunghi, su un libro, porta ad una maggiore capacità di mettere in sequenza i dettagli, ricostruire una trama in ordine cronologico, assorbire i personaggi e i relativi punti di vista, avere chiarezza sulla pluralità di prospettive necessarie a comprendere una certa situazione. Su uno schermo, invece, lo skimming, il word-spotting, la lettura diagonale e veloce alla ricerca di parole chiave portatrici di senso (percepito, più che reale) è ormai una norma indotta dalla pratica, dal tipo di informazione e dal device in sé e per sé. Non deve stupirci, quindi, che la crescente difficoltà a leggere testi lunghi con tutto il tempo e l'attenzione che questi richiedono vada di pari passo con smarrimento esistenziale, epidemia di narcisismo, posizioni politiche confuse ed incoerenti, relazioni interpersonali sfilacciate e nevrotiche. La lettura profonda non è certamente una panacea ma è, soprattutto per i lettori, un'ottima occasione per avere strumenti più robusti in grado di affrontare le incertezze del futuro. Non si fa con un clic, ma aprendo un libro. Provare per credere.

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