Luce sulla Storia

Thomas Sankara e il debito che uccide

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Stigmate", Logos 2018

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Stigmate", Logos 2018

“Dobbiamo accettare di vivere come africani, questo è il solo modo di vivere liberi e di vivere degni”. Così si chiude, il 29 luglio 1987, il discorso sul debito di Thomas Sankara, coraggioso e visionario presidente del Burkina Faso: “leader panafricano e terzomondista, uomo integro e pragmatico che ha disegnato e guidato un progetto di società”, come è stato recentemente ricordato da Le Monde. 

Nato nel 1949 a Yako, città avamposto del Sahel, figlio di un fuciliere africano fedele servitore del tricolore francese, Sankara fu proclamato presidente nel 1983 a furor di popolo ereditando il governo di uno tra i Paesi più poveri al mondo; l’ex colonia francese divenuta indipendente nel 1960, aveva al suo attivo una tradizione di regimi corrotti a cui il susseguirsi di colpi di Stato non aveva mai posto rimedio. 

Dobbiamo accettare di vivere come africani, questo è il solo modo di vivere liberi e di vivere degni

Sankara, diversamente dai suoi predecessori, avviò nel breve termine un programma di riforme tanto più impressionante nei risultati se si pensa che fu attuato con mezzi e risorse rigorosamente locali; per contrapposto la sua visione socialista e panafricana risultò ben presto più che scomoda per ogni diplomazia straniera con degli interessi su suolo africano. 

Fu in particolare l'opposizione al sistema dei prestiti internazionali uno dei temi più lungimiranti del suo pensiero politico. Sankara sfruttò in modo abile e carismatico ogni occasione pubblica per denunciare la ricolonizzazione finanziaria e rifiutare ogni aiuto internazionale, convinto che le iniezioni monetarie accrescessero la disuguaglianza, incentivassero l'appropriazione indebita, deprimessero l'iniziativa economica locale e lo sviluppo intellettuale del terzo mondo. 

Propongo a tutti i delegati e capi di Stato qui presenti di non rimborsare il debito (africano), perché non c’è di che pagarlo”. Quando pronunciò queste parole ad Addis Abeba nell’estate del 1987, era ben consapevole della forza destabilizzante del suo pensiero, di aver già disturbato alti interessi strategici di grandi finanziatori esteri; sapeva di avere dei potenti nemici, esterni come interni al suo Paese; presentiva, lucidamente, che il suo destino era stato segnato. 

Meno di tre mesi dopo, il 15 ottobre, insieme a dodici suoi compagni, venne fucilato a colpi di mitragliatrice ad opera di soldati indigeni col sospetto appoggio di mandanti internazionali, tra cui Costa d’Avorio, Liberia e Libia, probabilmente anche Francia e Stati Uniti. La stessa Francia ha conservato per decenni, sotto segreto di Stato, una serie di documenti riguardanti i fatti precedenti e successivi alla sua morte. L’ultimo di questi documenti è stato desecretato nel 2017 per volere di Macron. 

Il processo formale per l'uccisione di Thomas Sankara è stato ufficialmente aperto nel 2021, ma la sua conclusione è ancora lontana. Il “debito odioso” genera ancora discussione, continuando a drenare le scarse risorse dell'Africa, riducendo i fondi disponibili per la salute pubblica e altri bisogni primari. Il debito pubblico africano ha superato, nel 2021, i 700 miliardi di dollari

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