Arrivi e partenze

La contessa di Castiglione messa a fuoco da Benedetta Craveri

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Io sono per tre quarti piemontese e i miei nonni parlavano di Cavour, di Vittorio Emanuele e di Virginia Verasis, contessa di Castiglione, come se questi fossero appena usciti dalla stanza

"Facile come farsi un selfie", potrebbe suonare l'equivalente contemporaneo del "facile come bere un bicchier d'acqua".
Mettersi davanti a un obiettivo e scattare una foto attraverso la quale dare sostanza all'immagine di noi che vogliamo venga percepita dagli altri: niente di più comune o accessibile, oggi.
Ma anche se gli smartphone hanno reso ubiqua e perfino troppo pervasiva una pratica che già le macchine fotografiche portatili avevano incoraggiato lungo tutto il secolo scorso, a noi "selfisti" riesce difficile immaginare quel che una donna vissuta nell'Ottocento è riuscita a fare della propria immagine sfruttando le possibilità offerte dall'allora nascente arte fotografica. 

Virginia Oldoini Verasis, contessa di Castiglione, fu molte cose, nel corso di una vita vissuta sotto i riflettori sin dalla più tenera età: ma forse le faremmo torto invidivuando nella sua camaleontica versatilità e nella capacità di autopromuoversi (in un momento storico per le donne era tutt'altro che semplice far parlare di sé attraverso la propria indipendenza) le sue uniche qualità.
Di qualità la Castiglione ne ebbe tante e tali che a volte si ha l'impressione - leggendo il bel libro a lei dedicato da Benedetta Craveri - che abbiamo appena cominciato a scalfire la superficie di una figura larger than life, troppo irrequieta e originale per poterne afferrare i tratti mercuriali e affascinanti mettendoli bene a fuoco

Craveri, però, è maestra nel dialogare con la Storia e nel rintracciare le filigrane delle storie individuali che ne innervano gli episodi e gli eventi maggiori. Così, le mille vite della contessa di Castiglione sembrano prender forma e tinta sotto la luce agli infrarossi della camera oscura in cui hanno incubato per più di un secolo, e Benedetta Craveri sviluppa i temi e le linee di una figura di irriducibile modernità con rigore e passione. Abbiamo voluto incontrare l'autrice de "La contessa. Virginia Verasis di Castiglione", per farci raccontare dalla sua viva voce cosa voglia dire cercare di far emergere da carteggi e documenti d'epoca una figura come quella cui ha dedicato anni di studi. Il risultato? Sorprendente, quasi come fosse stata la protagonista stessa di quelle storie a scattarsi un selfie. 

La contessa. Virginia Verasis di Castiglione

Chi fu la contessa di Castiglione? Benedetta Craveri ce lo fa scoprire lasciando che sia Virginia a parlarci dei suoi amori, delle sue ambizioni, delle sue paure, delle sue ossessioni. Vengono così alla luce aspetti sorprendenti di una donna che seppe usare il suo fascino, ma anche la sua intelligenza politica, la sua audacia, la sua volontà di dominio, la sua straordinaria abilità di commediante e anche una buona dose di cinismo, per raggiungere un traguardo all'epoca inimmaginabile: disporre liberamente della propria esistenza

L'INTERVISTA

Buongiorno, Benedetta Craveri. Siamo qui per parlare della contessa Virginia Verasis di Castiglione una figura decisamente sui generis al quale lei dedica un lungo studi una figura di eccezionale modernità quando la incontra per la prima volta e quando capisce che scriverà un libro su di lei?

L'ho incontrata nella mia infanzia e nella mia adolescenza, perché io sono per tre quarti piemontese e i miei nonni parlavano di Cavour, della contessa di Castiglione e di Vittorio Emanuele come fossero usciti dalla stanza due minuti prima. Ma la prima volta in cui mi sono documentata su di lei è stata una decina di anni fa, in occasione di un convegno tenutosi presso l'Accademia delle scienze di Torino, un convegno di storici per celebrare il centenario di Costantino Nigra, che era stato l'uomo di Cavour mandato in Francia per incoraggiare napoleone III ad appassionarsi alla politica del Regno Sardo. La Castiglione aveva a sua volta trovato in Nigra non soltanto un complice, un collaboratore, ma era diventata poi anche la sua amante e per la prima volta ho studiato tutta la letteratura critica che era stata dedicata. Ho visto per la prima volta le sue fotografie perché il solo album di foto della Castiglione completo è quello che lei aveva regalato a Nigra e che ora è conservato al museo del risorgimento a Torino e quindi direi che in quel momento ho inquadrato e contestualizzato la figura di Virginia nel quadro del risorgimento italiano.

Ha rintracciato in archivi italiani e francesi una ingente mole di lettere inedite. Ci racconta il ritrovamento che l'ha emozionata di più, fra i tanti?

Un primo ritrovamento che mi ha spalancato le porte su una nuova Castiglione è l'archivio del padre, il marchese Oldoini, un diplomatico che ha lasciato tantissimi materiali all'archivio diplomatico della Farnesina, che contiene una straordinaria quantità di documenti; le lettere fra i genitori, le lettere di Virginia al padre, le lettere del conte di Castiglione al suocero, le lettere del figlio di Virginia al nonno… ed è lo spaccato di una famiglia singolarissima, importante, del secondo Ottocento. Ne vien fuori - come dire? - il ritratto di Virginia filtrato dagli occhi di un suo genitore. La scoperta più emozionante è stata quella che ho fatto alla fine agli archivi nazionali di Parigi, dove sono conservate le lettere che Virginia ha scritto al principe Poniatowsky negli anni cruciali della sua vita quando - dopo essere stata l'amante di Napoleone III - rilasciata dall’imperatore torna a Parigi. Siamo a ridosso della seconda guerra d'indipendenza, la reputazione di Virginia è infranta e lei non ha più una lira, con un marito che ha chiesto la separazione. Virginia decide allora di far da sé. È stata utilizzata da Vittorio Emanuele e da Cavour; non è stata protetta alla fine del suo mandato, si ritira su una collina torinese, la collina di San Vito, e scrive al principe Poniatowsky - che conosce fin dall'infanzia perché anche Poniatowsky è fiorentino, è stato l’amante di sua madre, è andato a Parigi perché Napoleone III lo ha nominato senatore del regno in memoria del grandissimo maresciallo Poniatowsky, suo zio, che è stato un eroe delle guerre napoleoniche - e si confida con lui… e come si confida con lui, Virginia? Prima di tutto scrivendogli in italiano: tutte le lettere della Castiglione sono in francese, ma a Poniatowsky scrive nel toscano della sua infanzia e gli esprime la sua rabbia, la sua paura, la sua angoscia, la sua solitudine… s'interroga sul suo futuro, s’interroga su come può riprendere al laccio Napoleone III… non foss’altro che per farsi dare una congrua liquidazione. E lo fa con un linguaggio, una durezza … è una giovane donna di vent'anni di una durezza, di un disincanto e di una ferocia incredibili, con un turpiloquio che davvero trova difficilmente un paragone all'epoca nostra, se non da parte di una escort o di un professionista del sesso. Poi però lo fa anche con degli aspetti affettuosi, in cui la Castiglione esprime tutta la sua arte, la sua solitudine … quello è un documento incredibile, pensando che siamo nel 1860, in pieno romanticismo, in pieno secolo borghese, con i sacri valori della famiglia della maternità e via dicendo …

La morale del secolo borghese nel quale Virginia è vissuta era disturbata - lei scrive - più che dalla sua irrequietezza sentimentale dalla sua stravaganza. In cosa si esprimeva, questa stravaganza intollerabile?

La sua stravaganza intanto si esprimeva nello straordinario talento che aveva Virginia per il “mettersi in scena”. Fin dal suo arrivo a Parigi questa ragazza di 18 anni – bella, sì… ma ce n'erano tante, belle - con dei vestiti vistosi, fabbricati in casa, va al primo ballo importante, un ballo con tremila partecipanti! … e la gente sale sulle seggiole per vederla! Ha un senso della scena, una capacità unica di magnetizzare il pubblico, che utilizzerà tutta la vita. E la novità è che utilizza questo suo fascino per costruire il mito della star: Virginia è la prima star moderna famosa. È in quanto famosa che attraversa l'Europa e che tutti vogliono conoscerla perché “… è la Castiglione!”. Va a Londra ed è ricevuta a Buckingham Palace: la regina vuole conoscerla! Palmerson, il primo ministro la invita a pranzo. Va a Baden Baden e diventa amica dell'imperatrice di Russia, alternando i suoi stati d'animo, perché si vede molto presto che dietro questa volontà ferrea e questo narcisismo incredibile c'è una donna fragile che alterna momenti di sicurezza infinita di sé stessa a crisi depressive. La madre ne parla con il padre, temendo che Virginia abbia ereditato una tara psichica dalla famiglia Oldoini Lamporecchi … si sono sposati fra cugini, ci sono due zii che sono diventati pazzi … quindi questa alternanza fra apparire e scomparire diventa per Virginia anche una strategia promozionale, perché queste momentanee scomparse dalle scene accrescono l'interesse per lei. E poi disturba, perché nessuno sa veramente cosa la porta ad attraversare l'Europa: a un certo punto ha cinque passaporti diversi e ha la reputazione di essere una spia! e in effetti è stata una spia, nel momento in cui ha fatto da go between fra Napoleone III, Cavour e Vittorio Emanuele. Indubbiamente, rimane al centro di un complesso giro di informazioni, di conoscenze, di codici segreti, che le serviranno a giocare in borsa - uno dei modi in cui assicura la sua indipendenza economica - e per giocare in borsa, all'epoca allora come oggi, era necessario avere informazioni di prima mano, possibilmente informazioni politiche. Lei pratica quello che oggi si chiama insider trading … e poi è appassionata di politica: è un'altra novità! interpreta le situazioni politiche con intelligenza fin dall'inizio. Per esempio, è convinta che il Secondo Impero sia fragile, che Napoleone III conduca una politica avventurosa, aprendo troppo al liberalismo che è in contraddizione con un governo assoluto. Questa passione per la politica l'accompagnerà fino alla fine, ma naturalmente disturba. In più è una donna sola, non ha le abitudini dell'aristocratico ottocentesche, non riceve a casa sua, è un’accumulatrice di oggetti ma vive come una attrice, con degli appartamenti provvisori e due o tre case contemporaneamente… è un singolarissimo personaggio, insomma.



I libri di Benedetta Craveri

Conosci l'autrice

 

 

È una critica letteraria e scrittrice italiana. Laureata in lettere, oggi è una delle massime studiose italiane di lingua e letteratura francese, materia che ha insegnato presso le università di Viterbo e di Napoli.Acquista notorietà internazionale come autrice di saggi e monografie sulla vita intellettuale dei salotti francesi. Profonda conoscitrice del neoclassicismo transalpino del Settecento e dei primi anni dell'Ottocento, ha curato l'edizione italiana dell'opera di André Chénier. Membro dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, scrive anche per pagine culturali di prestigiosi quotidiani e periodici internazionali, fra cui «La Repubblica», «The New York Review of Books» e la «Revue d'histoire littéraire de la France».Vive fra Napoli, Roma e Parigi. In quest'ultima città è stata insignita di un riconoscimento prestigioso, quello di "ufficiale" dell'Ordre des Arts et des Lettres e ha collaborato, in qualità di professoressa invitata, con l'Università della Sorbona (2007).

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