Arrivi e partenze

Andrea Scanzi mette in fila gli sfascisti. E fa i nomi e i cognomi

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Viviamo una fase storica in cui sta diventando normale quel che normale non è. Per esempio fare il saluto romano. Per esempio fare battute antisemite. Per esempio non dire di essere antifascisti. Per esempio minimizzare quello che è stato il ventennio fascista.

Andrea Scanzi - com'è noto - è uno che non le manda a dire. Quando questo giornalista punta la sua lente su un aspetto particolare della vita politica del nostro Paese per denunciarne storture, anomalie e iniquità, possiamo star certi che non si limiterà a generiche invettive, ma che troveremo nomi e cognomi di coloro che secondo lui sono responsabili di quel che non va. 
Nel suo recentissimo Sfascistoni. Manuale di resistenza a tutte le destre, Scanzi mette in fila una galleria ("un album di figurine", com'è lui stesso a definirlo) di personaggi che hanno riempito le cronache politiche nell'ultimo periodo.

Sfascistoni. Manuale di resistenza a tutte le destre

Sfascistoni è al tempo stesso un catalogo e un manuale. Catalogo di soggetti politicamente e moralmente irricevibili, che proliferano nella destra italiana oggi baciata dai consensi. E manuale di resistenza, perché a questa politica degenere e vomitevole occorre resistere. In questo libro, scritto con arguzia e tagliente ironia, Andrea Scanzi mette in fila una lunga serie di fascisti dichiarati e mascherati, macchiette e pesci piccoli, camerati e criminali. Qualcuno vi farà persino sorridere, molti altri vi faranno rabbia e basta.

Siamo qui per parlare di "Sfascistoni. Un manuale di resistenza a tutte le destre"... ma davvero c'è bisogno di un manuale, oggi, per orientarsi in mezzo a quel che sta succedendo a destra?

C'è bisogno, secondo me, di un manuale che aiuti a ricordare, a sviluppare questo muscolo atrofizzato che è la memoria storica italica.
E poi secondo me c'era bisogno di un manuale contro tutte le destre laddove abbiamo una destra come quella italiana, perché stiamo vivendo una fase storica in cui sta diventando normale quello che normale non è. Per esempio fare il saluto romano. Per esempio fare battute antisemite. Per esempio non dire di essere antifascisti. Per esempio minimizzare quello che è stato il ventennio fascista. Per esempio, andando in giro con la pistola convinti di essere l'ispettore Callaghan... ecco: tutte queste cose, secondo me, andavano messe in fila.

Sandro Pertini, citato in epigrafe, sosteneva che il fascismo non è un'opinione, è un crimine: la nostra costituzione, in effetti, mette il concetto nero su bianco... eppure questo non è bastato - in 75 anni di storia repubblicana democratica - a fare argine contro dei periodici rigurgiti di fascismo. Perché, a tuo avviso?

Sono molto triste quando mi capita di andare in televisione a presentare questo libro, perché mi rendo conto che anche solo sottolineare l'essere antifascisti sia percepito come sgradevole, irrituale o anacronistico da parte di molti esponenti del centrodestra, anche autorevoli. Questo è molto preoccupante. In un mondo normale, quello che dice Pertini sarebbe assodato: il fascismo non è un'opinione, è un crimine, è un reato: non ti devi neanche sedere al tavolo da gioco della democrazia, se non ti dichiari antifascista. Questo dovrebbe valere per qualsiasi paese ma ancor più per un paese che purtroppo il fascismo l'ha inventato, come l'Italia, perché abbiamo una destra becera, perché abbiamo un elettorato importante di estrema destra e non è vero che l'estrema destra coincide con lo 0.2 o lo 0.5 per cento di Forza Nuova o Casa Pound: sono percentuali piccole perché ormai l'estrema destra vota direttamente il bersaglio grosso, quindi vota Lega e vota Fratelli d'Italia. Non vuol dire che Lega e Fratelli d'Italia siano fascisti: vuol dire però che dentro Lega e Fratelli d'Italia ci sono dei fascisti e che questi partiti deliberatamente non recidono il cordone ombelicale con il fascismo perché gli fa gioco, da questo punto di vista, come un interlocuzione fra diverse parti politiche.

Pensiamo, ad esempio, alla partecipazione di Enrico Letta al convegno di Atreju: un evento come questo può in qualche modo aiutare a individuare una destra diversa da quella che racconti nel libro?

Io non esalterei e non sopravvaluterei troppo quel che è successo qualche giorno fa ad Atreju.
Prima di tutto, perché la Meloni ha sempre invitato tutti - o ha cercato di invitare tutti - al suo evento. Invitò anche me, tre anni fa - non ci sono andato, ma ci potevo andare - e poi perché la Meloni è molto brava a camminare in due binari sostanzialmente opposti. Da una parte fa la leader conservatrice istituzionale che parla con tutti a livello europeo, a livello italiano parla con Letta e sigla il patto del risorgimento, poi parla con Conte... dopodiché, però, è la stessa Meloni che ha sottovalutato l'inchiesta di Fanpage di cui parlo nel libro; è la stessa Meloni che ha chiesto quale fosse la matrice dopo che era stata disintegrata la sede della cgil a Roma (laddove la matrice è ovvio che fosse quella fascista); è la stessa Meloni che è andata a un raduno di populisti, sovranisti beceri spagnoli, dove c'è gente che addirittura rimpiange l'utilizzo della garrota (cioè della pena di morte); è la stessa Meloni che dice che Urbani è uno bravo... quindi bisogna stare molto attenti, secondo me. Io spero che la Meloni del futuro sia quella di Atreju, ma ho la sensazione che la Meloni che sa fare politica continuerà ad essere quella di Atreju e quando le conviene è quella di Fidanza, di Valcepina, di Orban, di Salvini, eccetera eccetera... non può rinunciare a queste due facce della stessa medaglia.


Un'altra figura alla quale dedichi attenzione nel tuo libro è quella di Matteo Salvini: tu stai bene attento a non apparentare Meloni e Salvini - o comunque a tenerli distinti nella loro azione politica - però, in qualche modo, dici che tutte e due sono bravi a fare orecchio da mercante rispetto a una certa tolleranza del fascismo. Qual è la differenza principale tra i due modi di intendere la politica?

Io non ho mai pensato che Meloni e Salvini fossero sullo stesso piano.
Per fare un esempio concreto, due anni e mezzo fa ho scritto un libro che si intitola "Il cazzaro verde", interamente dedicato a Matteo Salvini. Posso garantire che mi hanno chiesto mille volte di fare la stessa cosa sulla Meloni, intitolandolo "La cazzara nera": non lo farò mai, perché secondo me Giorgia Meloni purtroppo è nera - spesso, non sempre ma spesso - altrimenti non avrei scritto "Sfascistoni", ma non è una cazzara. La differenza principale è che Giorgia Meloni è preparata, è una che studia e ha uno spessore superiore, da un punto di vista politico, rispetto a Salvini. Qualcuno mi potrebbe dire "ci vuol poco", ed è vero che non stiamo parlando della Thatcher, ma è sicuramente più preparata. Trovo che siano simili negli aspetti peggiori, cioè nell'essere malamente populisti, nel parlare alla pancia del paese, nell'aver dato il peggio durante la pandemia - e questa è un'ulteriore aggravante - e anche nel non recidere il cordone ombelicale con l'estrema destra. 

Hai detto che "Sfascistoni" può anche essere inteso come una sorta di album di figurine, alcune delle quali si riferiscono a degli "impresentabili": in che modo questa impresentabilità può far gioco a un certo discorso politico? 

Sì, Sfascistoni secondo me è anche un album delle figurine. Magari un album delle figurine non particolarmente edificante... quello del calcio è molto più bello e più gradevole, però è utile anche l'album delle figurine di Sfascistoni: ci sono varie categorie, nel libro. Quelli dichiaratamente impresentabili e quelli profondamente inquietanti. Ci sono i razzisti dichiarati, ci sono i personaggi caricaturali, ci sono quelli che non sono fascisti ma che - per certi versi - sono ancora più gravi. Per fare un esempio: io elenco delle figure che, guarda un po', fan sempre parte o della Lega o di Fratelli d'Italia, che hanno esultato dopo la morte di Gino Strada e questo per me è inconcepibile, la forma peggiore di politica che rinuncia addirittura anche all'empatia minima e al rispetto nei confronti della morte di un avversario. Peraltro Gino Strada è una delle più belle figure che abbiamo avuto in Italia negli ultimi secoli.

... però c'è un tornaconto nel candidare queste figure, anche gli impresentabili. Perché?

Intanto, non è sempre una questione di calcolo.
Tutti i partiti hanno un problema di classe dirigente. Tutti i partiti cercano di imbarcare quello che c'è. L'unica attenuante che concedo a Giorgia Meloni è che è la leader di una forza politica relativamente giovane, che aveva il 4 per cento e adesso sta al 20 per cento ... quindi lo capisco, che non tutti siano all'altezza. Secondo me lei esagera, però. Anche se a noi sembra inconcepibile, c'è un elettorato che ama quel mondo, quando un candidato comunale, provinciale o regionale, un assessore - anche uno che poi non viene eletto - fa un post triviale con battute antisemite, battute omofobe in cui semplifica e fa un'accomunazione "benaltrista" tra le cose più irricevibili del nazifascismo e le cose del comunismo... è un tipo di comunicazione stupida, ignorante, triviale che però funziona. Faccio un esempio concreto: nel libro io racconto - credo con una certa dovizia di particolari - l'inchiesta meritoria che ha fatto Fanpage trasmessa poi anche da Piazza Pulita. In quell'inchiesta emerge che, soprattutto dentro Fratelli d'Italia, ci sono nostalgici dichiarati - anche forti, perché Fidanza non è il primo che passa - in quell'inchiesta viene smascherata non per motivazioni giuridiche legali ma per motivazioni etiche e morali una sconosciuta, fino a quel momento, che si chiama Chiara Valcepina.
Chiara Valcepina è un'avvocatessa. Viene candidata in Fratelli d'Italia a Milano. In quell'inchiesta la vediamo ridere di fronte a battute profondamente razziste, fa il saluto romano, si vede che è in buoni rapporti con il barone nero Jonghi Lavarini. Quando esce un'inchiesta come quella, in un mondo normale succedono due cose: la prima è che Giorgia Meloni caccia Valcepina, sebbene neanche indagata... però la caccia perché una così non può fare politica. La seconda cosa è che i cittadini non votano la Valcepina. Cosa è successo, invece? È successo che la Valcepina fa ancora parte di Fratelli d'Italia, ma soprattutto è successo che - anche grazie a quell'inchiesta - la Valcepina è stata una delle più votate a Milano.

A proposito di voti: a tuo avviso, in quale misura ciò di cui racconti nel libro influirà sulle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica?

Credo che il prossimo Capo dello Stato sarà forse il primo negli ultimi venti, venticinque anni ad essere scelto più dal centrodestra che dal centrosinistra e quindi, in questo senso, quello che io scrivo in Sfascistoni avrà una certa incidenza, perché la Meloni toccherà palla, Salvini toccherà palla, Forza Italia toccherà palla... non credo che arriveremo all'elezione di Silvio Berlusconi, anzi la dico più dritta: secondo me Berlusconi non ha nessuna chance di essere eletto, ma è già grave che se ne parli, è già grave che Giorgia Meloni lo abbia definito un patriota meritevole di essere eletto. Non stupisce: Meloni è sempre stata berlusconiana. È stata anche ministro di un governo Berlusconi, ma è terrificante che lo si dica oggi, nel 2021. Dopodiché io continuo a pensare che il grande favorito sia Draghi: l'unico dubbio è se Draghi lo voglia fare o meno.

Una delle figure cardinali nel tuo libro è Beppe Fenoglio...

Quando io studiavo Fenoglio all'Università (e poi ho sempre continuato a leggerlo perché è probabilmente lo scrittore che più amo, anche in parte sottovalutato in questo Paese) ... bè, a me aveva colpito molto questa sensazione di "vittorie a metà" che lui aveva percepito una volta finita la Seconda guerra mondiale. Avevo cercato di immedesimarmi nella storia di un ragazzo che aveva fatto il partigiano, che aveva creduto che dopo quel dolore, quella morte ovunque, quella solitudine, quella ferita sistematica, sarebbe arrivata la ripartenza, sarebbe arrivata la rinascita, sarebbe arrivato anche un repulisti politico, morale, etico... e lui invece racconta con una lucidità devastante questa disillusione totale. Chiunque abbia letto Una questione privata, Il partigiano Johnny o anche quelle parti che lui non fa in tempo a tradurre dall'inglese - perché lui scriveva in inglese e poi si costringeva a tradurre sé stesso per creare una lingua nuova - si rende conto che lui avrebbe scritto la parte finale del "Partigiano" immaginando che Johnny sarebbe stato ucciso da un inglese che in qualche modo avrebbe frainteso la divisa che aveva Fenoglio. Perché Fenoglio - cioè Johnny - si sarebbe messo una divisa tedesca che aveva trovato e sarebbe stato ucciso. Quindi il paradosso sarebbe stato quello di un partigiano, un uomo che ha liberato il paese e poi viene ammazzato perché scambiato per il vecchio nemico... cosa voleva dire con questo, Beppe Fenoglio? voleva dire che non c'era stato il repulisti. E infatti nelle poche interviste che ha concesso, nelle lettere che si scambiava con Calvino, aveva questo grande rammarico nei confronti della decisione votata all'amnistia di Togliatti. Non perché lui fosse un sanguinario vendicativo, ma perché semplicemente - ed è qui il tema vero della mancanza di senso storico, della mancanza di cambiamento - la sua paura era: "come fai a voltare definitivamente pagina, se i politici che c'erano durante il ventennio ci saranno anche dopo?". Ovvero: come fai ad avere un paese diverso dopo la guerra, se i giudici saranno gli stessi, se i tribunali saranno quelli del ventennio fascista?
È esattamente quello che è successo. Quindi, il motivo per cui non abbiamo memoria storica è che un po' non l'abbiamo voluta avere, non abbiamo voluto una Norimberga, non abbiamo voluto nessun cambiamento di classe dirigente... e poi, consentitemi: secondo me c'è anche una colpa atavica nostra. Noi siamo un paese fatalmente di destra - o comunque più di destra che di sinistra - siamo un Paese che si indigna poco, siamo un Paese che non ha mai fatto una rivoluzione vera e seria (se non quell'anno e mezzo di partigianato, che resta comunque molto divisivo), siamo un Paese che fatica ancora oggi a dichiararsi tout court antifascista. Siamo un Paese, insomma, che non ha memoria storica e questo lo capiamo da ogni cosa. Io insisto: non esiste che si parli seriamente di Silvio Berlusconi al Quirinale. Non esiste che questo Paese faccia sempre gli stessi errori che si innamori sempre dell'uomo della provvidenza.
E se metti insieme tutti questi errori, tutte queste tendenze genetiche, ataviche, viene fuori una cosa clamorosa e cioè che a fine 2021 siamo ancora qui a parlare di rischio fascista perché quel rischio c'è: non che tornino la camicia nera o l'olio di ricino, ma che torni una forma diversa ma in qualche modo simile di totalitarismo o di bassa democrazia - diciamola così. 

... e allora il nostro invito è a rafforzare gli anticorpi, leggendo buoni libri, fra i quali Sfascistoni di Andrea Scanzi.
Grazie mille, Andrea, e arrivederci al prossimo libro! 

 

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