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Buon compleanno, Baricco

Illustrazione digitale di Cecilia Viganò, 2023

Illustrazione digitale di Cecilia Viganò, 2023

Per le tre ore introduttive del corso di "Intensità", il primo autunno alla Scuola Holden, è venuto con un paio di lenti scure sul naso a parlarci di corpi e riflessi nelle pozzanghere. Voleva che uscissimo dalla lezione ricordandoci che esistono umani più sensibili di altri, e sono loro che chiamiamo artisti, perché capaci di sentire il mondo vibrare nei punti in cui nessun altro ha pensato di guardare. Una pozzanghera, i riflessi.

Era un novembre indocile, e Alessandro Baricco ci spiegava sotto lenti da sole («Non fraintendete, ho la congiuntivite») come i libri siano carne oltre che parole, come un personaggio abbia un corpo e una voce, che poi sono gli strumenti con cui stiamo nel presente, lo attraversiamo, proviamo a cambiargli forma.

Lo ascoltavo insegnare, in una scuola immaginata trent’anni prima per ossigenare talenti, suggerire un metodo a chi pensa che scrivere sia movimento anarchico e disarticolato e poi dirgli che sì, serve la tecnica, ma l’altra metà non puoi rubarla. Si chiama stile, o anche voce, lingua.

Lo stile è di pochi. Sgorga da un’intimità altissima e misteriosa con un particolare materiale. Non si può insegnare, lo si possiede. È un evento. Accade quando il linguaggio, qualsiasi linguaggio, cessa di essere uno strumento esterno e diventa prolungamento di un corpo. Mano, non martello. Respirazione

Alessandro Baricco

Ho letto La via della narrazione a dicembre, nel tempo di un volo Milano-Madrid, e mi ha restituito la bellezza di quella prima lezione. Ci rifletto ora, ma è come se ogni suo romanzo, saggio, lettura, opera di teatro, monologo vada guardato come pezzo di una risposta alla collettiva, ontologica domanda che è: cosa significa scrivere? Perché, da un passato remotissimo, facciamo durare la stessa primaria necessità di raccontarci le cose?

Mi rendo conto che parlare di lui è assai poco comodo, per più di una ragione, non fosse per la singolarità della persona, misto di fascinazione, nonchalance, schiettezza. Il fatto è che puoi amare o no successi editoriali come Seta, Castelli di rabbia, Oceano mare, I barbari, City, Emmaus o Mr. Gwyn, ma su una questione si finisce tutti per concordare: c’è qualcosa, là dentro. Di pulsante, estetico, quadrato, disinvolto. Segui il pittore che s’ingegna a disegnare il mare con il mare, centinaia di bachi in viaggio lungo la via della seta, qualcuno che grida l’America, e non puoi evitare di pensare: è strano, ci sto dentro. Ecco, penso abbia a che vedere con questo: il gusto mentale di intravedere, perfino nelle pagine meno decifrabili, qualcosa dello scrivere e qualcos’altro di noi, la nostra grammatica esistenziale.

Si intuisce, d’altronde, perché a un certo snobismo intellettuale non sia spesso andato così a genio. Era tollerabile usare la televisione – vedi Pickwick. Del leggere e dello scrivere o Totem, anni Novanta – per convertire la letteratura in materiale pop, com’erano le canzoni o un certo cinema; apparire in t-shirt e sminuzzare Gadda, interessarsi al modo in cui ama Cyrano, elencare per quali buoni motivi Madame Bovary è un capolavoro? Si poteva o no democratizzare, allargare, semplificare?

Scrivere, dicevamo, equivale a chiedersi quanto abbiamo capito della vita. È così per il pamphlet a frammenti Quel che stavamo cercando, modo lieve, baricchiano, per indagare lo choc pandemico, o per The Game, giro attorno alla poderosa torsione mentale che è stata la rivoluzione digitale, con le mutazioni del comportamento umano, i balzi sovversivi di un umanesimo che, per spazzare via le macerie del ’900, si risemantizza a partire da una postura nuova: uomo-tastiera-schermo.

«Qualsiasi oltremondo digitale, dall’ambiente di Facebook a Call of Duty, c’entra in qualche modo col gesto che per secoli abbiamo usato per scrivere libri, fabbricare storie, dipingere quadri, scolpire blocchi di pietra e comporre musica. Cosa cercavamo, facendolo? Cercavamo di completare la creazione duplicando il mondo e traducendolo in un linguaggio coniato da noi. Cercavamo un modo di mettere in rete quello che avevamo capito della vita, in una sorta di webing ante-litteram. Ottenevamo così di spalancare il tavolo da gioco spingendo il reale a girare in un sistema sanguigno a due cuori: mondo e oltremondo».

Alla lezione di "Intensità" del primo autunno a Torino, Alessandro Baricco ci incoraggiava ad “accorgerci del corpo”. Ricordarsi di avere un peso, perché la scrittura respiri, muova energia: sarebbe passato tempo prima di arrivare a metabolizzare il concetto. Però fino ad allora mi ero fermata a guardare molte pozzanghere inutili e, come me, altri in quella sala. Ci siamo sentiti capiti, forse questo. Ci siamo fidati, perché lo avevamo già fatto, arrivando là.

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Alessandro Baricco è uno scrittore, sceneggiatore, critico musicale e conduttore radiofonico e televisivo italiano. Si laurea in Filosofia a Torino con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al Conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore.Come saggista esordisce con Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini (Il Melangolo, 1988; Einaudi, 1997). Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991; Universale Economica Feltrinelli, 2007), suo primo romanzo, Premio Selezione Campiello e Prix Médicis Etranger, è un’autentica rivelazione nel panorama della letteratura italiana e ottiene il consenso della critica e del pubblico. Seguono Oceano Mare (Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007), Premio Viareggio e Premio Palazzo al Bosco; il monologo teatrale Novecento (Feltrinelli, 1994) da cui Giuseppe Tornatore trae il film La Leggenda del pianista sull’oceano; Seta (Rizzoli, 1996; Fandango Libri, 2007), portato sullo schermo da François Girard con una produzione e un cast internazionali; City (Rizzoli, 1999; Universale Economica Feltrinelli, 2007) e Senza sangue (Rizzoli, 2002), tutti tradotti all’estero e recensiti dalle maggiori testate internazionali, dal “Guardian” al “New York Times”, da “Libération” a “Le Monde”. Altri suoi titoli sono: Emmaus (2009), Mr Gwyn (2011), Tre volte all'alba (2012), Il nuovo Barnum (2016). Nel 2020 pubblica con Feltrinelli il libro per bambini e ragazzi The game. Storie del mondo digitale per ragazzi avventurosi. Per lo stesso editore esce nel 2021 Quel che stavamo cercando una riflessione sulla Pandemia di Covid-19.Ritorna al romanzo nel 2023 con Abel. Un western metafisico per Feltrinelli.Tra i saggi, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Garzanti, 1993); Barnum. Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1995) che raccoglie gli articoli comparsi nell’omonima rubrica curata ogni mercoledì sulle pagine culturali del quotidiano torinese “La Stampa” e Barnum 2. Altre Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1998), in cui sono raccolti gli articoli frutto della collaborazione con “la Repubblica”; è del 2002 Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, mentre del 2018 The Game (Einaudi). Nel 2019 con Einaudi pubblicano The game unplugged.Compare in televisione nelle trasmissioni culturali “L’amore è un dardo”, sull’opera lirica, e “Pickwick”, dedicata ai libri. Tra le attività teatrali che lo vedono autore, regista e interprete, dopo i successi di Totem (di cui Fandango Libri ha pubblicato il libro nel 1999, Rizzoli due videocassette nel 2000 e Einaudi una videocassetta nel 2003) e di City Reading Project per il Romaeuropa Festival 2002 che ha dato origine a un volume fotografico (Rizzoli 2003), Baricco ha realizzato Omero, Iliade, in tre serate, pubblicando poi il libro (Feltrinelli, 2004). Nel 2003 pubblica per Dino Audino Editore la sceneggiatura di Partita Spagnola, di cui è autore con Lucia Moisio. A Questa storia (Fandango Libri, 2005; Universale Economica Feltrinelli, 2007), è seguito I Barbari. Saggio sulla mutazione (Fandango Libri, 2006; Universale Economica Feltrinelli, 2008), precedentemente pubblicato a puntate su “la Repubblica”. Infine, datato novembre 2007: una lettura interpretata (e ridotta) di Moby Dick.Nel 1994 ha ideato e fondato la Scuola Holden a Torino, di cui è preside, e dal 2005 è socio di Fandango Libri.Fonte immagine: Feltrinelli Education

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