Tracce di Tito

Siamo solo a maggio ma "Skinty Fia" dei Fontaines D.C. è già il disco dell'anno

È nelle mie mani, finalmente. E allo stesso tempo con otto mesi di anticipo. Nel senso che maggio è appena iniziato e io ho già pronto il mio disco dell'anno. È un azzardo, me ne rendo conto. Ma sarei stupefatto se, nei prossimi otto mesi, uscisse qualcosa di meglio di Skinty Fia dei Fontaines D.C.

Ve ne eravate già accorti, sono una mia ossessione. Partivano già vincenti, oltretutto con le avvisaglie scintillanti e oscure del singolo I Love You. Canzone di politica, peraltro, a dispetto del titolo: racconta la delusione nei confronti della natia Dublino, che la band ha deciso di abbandonare, sentendosi tradita (cercatevi il testo in rete).

È innegabile che con quelli della mia generazione i Fontaines D.C. hanno avuto facile gioco. Al loro apparire all'orizzonte, l'effetto è stato un po' quello di quando avevano esordito Coldplay o, meglio ancora, Interpol. Con quei giri di basso ipnotici e quella batteria inchiodata... noi, eterni orfani dei Joy Division, siamo corsi come un branco di cani di Pavlov.

Skinty Fia
Skinty Fia Di Fontaines DC

Skinty Fia è il terzo album in studio del gruppo rock irlandese Fontaines DC. È stato pubblicato il 22 aprile 2022 dalla Partisan Records. Come i due album precedenti della band – Dogrel del 2019 e A Hero's Death del 2020 – Skinty Fia è stato prodotto da Dan Carey.

Nel 2020, A Hero's Death ci aveva già elargito quello che volevamo, ma anche qualcosa di più. La promessa, ora del tutto mantenuta, che Fontaines D.C. avrebbero potuto spaziare oltre le frontiere del "post-post punk".

In Skinty Fia c'è di più, c'è di tutto. I suoni anni Ottanta e tutti quelli dopo, il meglio di cui è stato capace il rock alternativo: i chitarroni e l'elettronica, l'introspezione e la furia. Dublino, certo, ma anche Manchester e Seattle, e tutto un mondo.

È un disco di bellissime canzoni, intense e ispirate. Ed è appunto questo il filo conduttore: l'ispirazione. Si sente, si percepisce, che c'è un input comune, profondo. Una fonte (gioco di parole da quattro soldi) unica, da cui sgorga una corrente fortissima, che poi prende strade diverse mantenendo quella limpidezza.

Un disco perfetto, sì. Di quelli rari, privi di cedimenti, di riempitivi. Possiamo usare la parola "capolavoro" senza eccessiva paura. Ma è meraviglioso come non dia l'impressione di essere un punto di arrivo, un traguardo. Semmai, una linea di partenza per un viaggio che sarà lungo e, ci scommetto (anche su questo), pieno di altre promesse mantenute e di altre sorprese.

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