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La saggezza e l’audacia di David Sassoli

Per essere capaci di dare risposte dobbiamo caricarci sulle spalle l’ansia di cambiamento che contengono le domande

David Sassoli

Spesso, e soprattutto per le nuove generazioni, l’Europa è un concetto astratto. Un po’ estensione geografica, un po’ i posti dove si può pagare con l’euro, e un po’ un’istituzione che dovrebbe fare qualcosa, ma non si è sicuri di cosa. Non fraintendetemi, questo non succede perché i più giovani sono disinteressati o indifferenti, né perché la politica è in crisi e non ci si crede più. Semmai succede perché in Italia abbiamo la tradizione di mantenere un atteggiamento diffidente verso chi ci dice cosa fare.

E, a mio avviso, la raccolta dei discorsi di una persona che nell’Europa ha creduto fino a diventare il presidente del suo Parlamento è uno di quei libri necessari, se non altro per capire meglio di cosa stiamo parlando.

La saggezza e l'audacia. Discorsi per l’Italia e per l’Europa

I discorsi di David Sassoli negli anni della sua presidenza al Parlamento europeo: una rassegna per capire l'amore che nutriva per l'Europa e la responsabilità che compete a tutti coloro che la abitano. Dalla pandemia ai difficili rapporti con la Russia, la raccolta è uno spaccato del nostro mondo contemporaneo.

David Sassoli è stato eletto presidente del Parlamento dell’Unione europea il 3 luglio 2019. Prima era stato giornalista ed era entrato in politica tra le fila della sinistra moderata, e in molti lo ricordano per questi suoi ruoli, prima che per essere andato a presiedere Bruxelles. Il suo mandato è durato fino alla sua prematura scomparsa, nel gennaio 2022, e, sebbene malato, e gravemente, Sassoli ha continuato a lavorare per un’Europa in cui credeva e che sognava di veder realizzata anche grazie al suo contributo. Non sarebbe cambiata comunque sotto la sua presidenza, probabilmente: le alternanze, al Parlamento, sono molto severe, ma vi avrebbe sempre contribuito.

Nessuno può accontentarsi di conservare l’esistente

David Sassoli

Il cambiamento è la parola chiave. In questi cinquantasei discorsi, divisi in tre pari, Sassoli non fa che auspicare un cambiamento in meglio, nel breve e nel lungo periodo, pur mantenendo salde le radici culturali e ideali dell’Europa che presiedeva. Cambiamento che poi è arrivato suo malgrado, e che nessuno avrebbe voluto, quando a poco più di un anno dalla sua elezione si è dichiarato lo stato di pandemia per il Covid-19.

Ma questo è stato solo lo spunto, per Sassoli come per tanta altra parte del mondo, di abbracciare le trasformazioni che si imponevano e di difendersi da quelle che, invece, minacciavano i valori della libertà e della democrazia.

Perciò le sue parole, pronunciate negli anni della pandemia, non sono di scoramento o di affanno, ma semmai di entusiasmo – passatemi quest’espressione: sono sicuro che David Sassoli non fosse entusiasta per la pandemia – verso le opportunità che si prospettavano. Transizione ecologica, contrasto al cambiamento climatico, sanità pubblica, tutela dell’uguaglianza: l’accelerazione che il Covid ha dato alla riflessione su questi temi diventava l’occasione per metterli su un tavolo di lavoro e affrontarli con urgenza e lucidità.

Situazione inusuale, che però ha permesso all’Unione europea di garantire le vaccinazioni ai paesi membri senza speculazioni. Ha permesso un piano di ripresa, progetti di finanziamenti e proposte nuove che forse avrebbero visto la luce molto più avanti.

L’Unione europea non è un incidente della storia

David Sassoli

E poi quest’amore smisurato per l’Europa. Questa fiducia incontrastata e incrollabile verso le istituzioni che garantiscono, giorno dopo giorno, libertà, indipendenza, democrazia. Non vi nascondo che, leggendo, spesso si ha la sensazione che il mondo che delinea Sassoli sia un’utopia irrealizzabile. Ma se è vero che da un lato ci sono gli ideali e dall’altro la realizzazione pratica e possibile, nel mezzo ci sono uomini come lui che sono capaci di fare da tramite. L’idea di un’Unione europea nata dalle macerie di un mondo che si era scoperto crudele e che aveva toccato il punto più basso della propria disumanità era per Sassoli – e dev’esserlo per noi – garanzia dell’impegno di tutti per difenderla.

Con le sue imperfezioni, diceva lui stesso. Con le cose, tante, che ancora sono da fare, con i suoi limiti e le sue fragilità. Ma se tutti noi viviamo in un luogo dov’è la libertà di spostarsi, di pensare, di parlare, di lavorare, è grazie alle istituzioni che tutelano questi diritti. Che sono inalienabili di per sé, certo, ma non scontati. Si fa presto a dimenticarsi della sofferenza da cui arrivano, della lotta e della loro conquista: si fa presto a depotenziare il ricordo del male che è stato fatto con revisionismi e accondiscendenze.

Uomini come David Sassoli conoscevano bene la responsabilità che ha l’Europa e che hanno i singoli individui di preservare i nostri diritti. E questo libro è un po’ la consapevolezza che ci lascia in eredità, e che è un bene che oggi possiamo leggerne e rileggerne.

L’Europa non è il frutto di una ribellione anticoloniale come gli Stati Uniti e non ha nemmeno una storia imperial-confessionale come la Russia. Noi cittadine e cittadini d’Europa siamo la risposta ai nostri errori, l’argine agli orrori che abbiamo perpetrato e di cui abbiamo verificato di essere capaci. Noi portiamo insieme il peso della colpa, della redenzione e il dovere della vigilanza

David Sassoli

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