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Viola Ardone consiglia Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline

Il mio libro cult è Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, libro che ho scoperto quando ero all’università ed è stato il primo libro che non sono riuscita a capire, dopo averlo letto avevo più domande rispetto a quando l’ho iniziato; è un libro che mi ha sorpreso perché ho capito che si poteva scrivere anche in modo non consequenziale e che una storia poteva essere una vite che entra sempre di più nella materia che sta interrogando e non necessariamente ti porta dall’altra parte, dunque non un percorso rettilineo nella scrittura e nella narrazione, ma un percorso concentrico, come un sassolino che viene gettato nel mare e che genera una serie di cerchi che si allargano sempre di più

Viola Ardone

A ormai novant’anni dalla sua pubblicazione, Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline resta uno dei più grandi romanzi del Novecento: cinico e dissacrante, ci racconta il grande teatro della miseria e abiezione umana, scavando nel profondo di ciascuno di noi.

Viola Ardone, insegnante di lettere, collaboratrice per diverse testate giornalistiche e scrittrice, ha raggiunto il successo con Il treno dei bambini ed è tornata in libreria nel 2021 con Oliva Denaro, la cui protagonista è una ragazzina, poi donna, che lotta contro una società patriarcale. Viaggio al termine della notte è il suo libro cult, quel libro che non si stanca mai di rileggere perché ogni volta ne coglie un aspetto nuovo: è davvero, per restare in tema con il titolo, un viaggio mai concluso.

Viaggio al termine della notte
Viaggio al termine della notte Di Louis-Ferdinand Céline;

Uno degli autori più controversi del Novecento. A ottant'anni dalla sua pubblicazione e a cinquanta dalla morte del suo autore, "Viaggio al termine della notte" si impone come il romanzo che ha saputo meglio capire e rappresentare il Novecento, illuminandone con provocatoria originalità espressiva gli aspetti fondamentali.

Viaggio al termine della notte è un libro che ho riletto più volte nel corso della vita e che ho regalato a tantissime persone, è un libro che qualche volta addirittura sono andata a sfogliare come libro delle risposte e l’ho interrogato, per capire me, per sapere qualcosa in più su quello che mi stava succedendo, quindi è un libro che genera interrogativi e su cui ritorno sempre. In genere non amo rileggere, è molto difficile che io rilegga un libro, ma quello con Viaggio al termine della notte è un viaggio mai concluso, un viaggio che continua e che ho piacere a far continuare il più possibile

Viola Ardone

Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches, è una figura a dir poco controversa. Esponente delle correnti letterarie dell’espressionismo e modernismo, è stato uno scrittore e saggista francese, oltre che medico. Segnato profondamente dalla Prima Guerra Mondiale, il dibattito sulla sua persona concerne in particolare la Seconda: Céline era davvero antisemita e sostenitore del nazismo? Lui negava di esserlo, così come negava un suo reale sostegno al regime, dichiarando “ho peccato credendo al pacifismo degli hitleriani, ma lì finisce il mio crimine”. La critica si interroga da anni sulla reale posizione di Céline in merito e una casa editrice del calibro di Gallimard ha sospeso la pubblicazione di suoi tre testi, contenenti dichiarazioni antisemite.

Viaggio al termine della notte viene pubblicato nell’ottobre del 1932, tradotto la prima volta in italiano nel 1933 e pubblicato da Dall’Oglio Editore. È presente tuttora nel catalogo della stessa casa editrice (che oggi si chiama Corbaccio), con traduzione e note a cura di Ernesto Ferrero.

Reduce della Prima Guerra Mondiale, debilitato fisicamente e psicologicamente, Céline è un uomo che ha visto il male nella sua forma più pura, è disilluso e profondamente turbato. È da questa esperienza che probabilmente prende avvio Viaggio al termine della notte, che presenta ampi tratti autobiografici. Ferdinand Bardamu, alter ego dell’autore, peregrina per il mondo, viaggia per sfuggire alla miseria presente fuori e dentro di lui: racconta l’orrore della vita in trincea nella Prima Guerra Mondiale, l’Africa coloniale, dove è testimone dello sfruttamento operato dai colonizzatori francesi, gli Stati Uniti tra le due guerre, gli albori della società di massa e l’alienazione del lavoro nelle fabbriche, per poi tornare in Francia, dove apre uno studio medico nei sobborghi di Parigi, dando voce alle esistenze degradate che all'epoca li abitavano, e finendo per lavorare in un istituto di igiene mentale. Tutti questi eventi si risolvono in delusioni e sono collegati dagli incontri del protagonista con Léon Robinson, che potrebbe essere definito il suo doppio, e vedono partecipi altri personaggi miseri, i reietti della società.

L'origine del titolo

Il titolo “Viaggio al termine della notte” ha origine da un canto scritto dal tenente colonnello Thomas Legler, comandante di un reggimento dell’esercito napoleonico nell’invasione alla Russia. Dopo la disfatta, scrisse un canto di disperazione, del quale riportiamo una strofa: Unser Leben gleicht der Reise/ Eines Wandrers in der Nacht /Jeder hat in seinem Gleise/ Etwas, das ihm Kummer macht. (La nostra vita è come il viaggio/ di un viandante nella notte/ ognuno ha sul suo cammino/ qualcosa che gli dà pena).

Ci sono per il povero a ‘sto mondo due grandi modi di crepare, sia con l’indifferenza generale dei suoi simili in tempo di pace, sia con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra

La narrazione è priva di moralismi: lo sguardo pessimista sulla natura ed esistenza umana investe tutti, protagonista compreso; nessuno può salvarsi, l’unica verità concessa all’uomo è la morte. La realtà è cruda, come crudo e veritiero è il linguaggio che Céline utilizza per narrarla: molto vicino all’argot, ovvero al gergo dialettale, fa anche ampio uso di ellissi e iperboli; ironico, tagliente, nulla viene risparmiato dalla sua visione nichilista del mondo.

Alla fine siamo tutti seduti su una grande galera, remiamo tutti da schiattare, puoi mica venirmi a dire il contrario!… Seduti su ‘ste trappole a sfangarcela tutta noialtri! E cos’è che ne abbiamo? Niente! Solo randellate, miserie, frottole e altre carognate

Viaggio al termine della notte è un viaggio difficile, feroce, nella disperazione della condizione umana, nella miseria dell’esistenza, da cui tutti cerchiamo di allontanarci, andando sempre alla ricerca di qualcosa che ci consenta di sfuggirle. All’uomo non resta che questo, cercare di non arrendersi, barcamenarsi per il tempo che gli è stato dato a disposizione, provare a cavarsela in qualche modo, riuscire ad essere almeno un po’ sé stesso, dato che la vita finisce in fretta: la vita, per Céline, è solo questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.

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