Anniversari e Ricorrenze

Nadine Gordimer, la scrittrice che sfidò l'apartheid

Illustrazione di Giada Conte, 2023, studentessa del Liceo Volta di Pavia. Tecnica mista

Illustrazione di Giada Conte, 2023, studentessa del Liceo Volta di Pavia. Tecnica mista

A Johannesburg, capoluogo del Sudafrica, i palazzi sono blocchi di cemento marrone, ma ogni tramonto è così bello che vorresti fosse l’ultimo.
Quando Nadine Gordimer si trasferisce per la prima volta a Johannesburg, alle donne in Italia non è ancora concesso votare.
Per fortuna in Inghilterra sì, che era il paese a cui al tempo apparteneva il Sudafrica, ma questo non significa che per una donna vivere da sola non fosse scandaloso.
Per fortuna Gordimer, nata in una famiglia di emigrati ebrei, non si fa intimorire facilmente.
Nadine continua a scrivere una volta che va via di casa. L’aveva già fatto, da bambina, dopo che sua madre l’aveva ritirata dalla scuola cattolica per paura che avesse una malformazione cardiaca. Anche lì, non si era fatta intimorire.
Pubblica dei racconti per riviste sudafricane locali, poi raccolti nella sua prima antologia pubblicata nel 1949, Faccia a faccia.

Il successo arriva con A watcher of the dead, racconto pubblicato dal New Yorker, con cui poi continuerà a collaborare fino alla fine della sua carriera, in cui un uomo viene ingaggiato per guardare il corpo di una morta, secondo la tradizione ebraica. I suoi racconti, soprattutto quelli inseriti nella raccolta del 1952 La voce soave del serpente, sono tutti ambientati in Sud Africa, e descrivono le sottili dinamiche di potere messe in atto dal razzismo: una donna bianca e il suo rapporto con la sua donna di servizio nera, una coppia che contratta con un rivenditore indiano. 

In uno dei suoi racconti pubblicati dall’editore americano Simon&Shcuster nel 1956, con il titolo Six feet of the County scrive:

Il potere è qualcosa in cui sono convinta non ci sia innocenza, da questo lato del grembo materno

Anche se pensava che non si potessero espiare le colpe del razzismo, ci prova per tutta la vita, e dopo l’arresto della sua migliore amica Bettie du Toit, un’attivista per i diritti civili, prende parte al movimento, diventandone presto uno dei punti di riferimento.

Entra in contatto con altri intellettuali antirazzisti e diventa fedele amica di Nelson Mandela — lui in prigione legge il suo La figlia di Burger e le manda una lettera di complimenti — , lo aiuterà ad editare il suo celebre discorso «Sono preparato a morire».

Lei sarà tra le prime persone che vorrà vedere dopo essere stato liberato.

La figlia di Burger
La figlia di Burger Di Nadine Gordimer;

Ambientata nel clima di feroce lotta politica del Sudafrica degli anni Settanta, la storia, ispirata alla vicenda di un famoso avvocato afrikaner costretto alla clandestinità per il suo impegno contro l'apartheid, segue il lento evolversi di Rosa Burger. La morte del padre - Lionel Burger, da sempre in lotta per la libertà dei neri - trasforma definitivamente Rosa nella "figlia Burger".

Rimane a Johannesburg anche durante gli anni 60 e 70, nonostante la tesa situazione politica per via della liberazione della nazione, ed entra a far parte del Congresso Nazionale Africano, quando era ancora considerato un partito illegale dal regime.

Continua a difendere i diritti civili per tutta la vita, militando e dando rifugio a personalità di spicco ricercate dal regime nella sua casa coloniale di Johannesburg. Quando casa sua viene violata e le consigliano di andare a vivere in un complesso sorvegliato, rifiuta. Nel 1991 vince il premio Nobel per via della sua “magnifica scrittura, che è stata di grande aiuto all’umanità”, secondo le parole di Alfred Nobel.

Alternando brevi periodi di soggiorno negli Stati Uniti per insegnare scrittura, Gordimer si dedica anima e corpo al bene della cultura nel suo paese: fonda il Congresso degli scrittori Sudafricani, diventa vice presidente del PEN internazionale, un’associazione di scrittori.

Ha combattuto la discriminazione razziale con la mente e con il corpo, militando in prima linea e ricordando a tutti con la sua produzione letteraria che il razzismo si nasconde ovunque, soprattutto dove non lo si vede.

Quando muore nel sonno a 90 anni, nel 2014, il Sud Africa perde una scrittrice, un’intellettuale, una compatriota ma, soprattutto, un’attivista.

I libri di Nadine Gordimer

Un' arma in casa

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2020

La figlia di Burger

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2019

Luglio

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2018

Il saccheggio e altri racconti

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2016

Occasione d'amore

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2015

Storia di mio figlio

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2015

Tempi da raccontare. Scrivere e vivere

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2014

Racconti di una vita

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2014

Nessuno al mio fianco

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2013

Ora o mai più

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2012

Beethoven era per un sedicesimo nero

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2010

Il conservatore

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2009

L' aggancio

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2003

Il salto

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2007

Sveglia!

Di Nadine Gordimer | Feltrinelli, 2006

Gli altri approfondimenti

La posta della redazione

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Conosci l'autore

Nadine Gordimer è una scrittrice sudafricana, vincitrice del Booker Prize nel 1974 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1991. Si legge nella motivazione della giuria, «esser stata di enorme beneficio all'umanità grazie alla sua scrittura magnifica». Nel gennaio 2007 le viene assegnato il Premio Grinzane Cavour per la Lettura e ricopre la carica di Goodwill Ambassador of the United Nations. Figlia di un ebreo russo e di una ebrea inglese, ha dedicato la propria vita tanto alla letteratura quanto alla lotta contro l'apartheid. Con la sua opera, spesso bandita in patria, e con un'ininterrotta attività culturale, sociale e politica, ha rappresentato una vigile presenza critica all'interno del suo sofferente paese.  Tra i suoi libri: L'aggancio, Un'arma in casa, Occasione d'amore, Un ospite d'onore, Nessuno al mio fianco, Storia di mio figlio. Nel 2012 Feltrinelli pubblica Ora o mai più. I Racconti di una vita (con la casa editrice torinese la scrittrice pubblicherà tutti i suoi libri in Italia) sono stati l'ultima opera di Nadine Gordimer arrivata in Italia: storie inedite e toccanti, lunghe diversi decenni, dagli anni 50 agli Anni Zero, che hanno raccontato ai suoi lettori le crepe, ma anche le tenui speranze, del Sudafrica. L'esordio, invece, oltre sessant'anni fa: era il 1953 quando la Gordimer pubblicò in patria I giorni della menzogna, romanzo di formazione (e molto autobiografico) di una giovane donna bianca in una paese lacerato dai colori della pelle.«Il potere è qualcosa in cui sono convinta non ci sia innocenza, da questo lato del grembo materno.»Fonte immagine: Illustrazione di Giada Conte

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