Quello che i librai non dicono

Io, Claudio e il professore

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

È proprio vero che il nostro è un mestiere dove ogni giorno si impara qualcosa. Se poi si ha la fortuna di avere anche degli ottimi "maestri", questa frase diventa applicabile a ogni singolo momento di vita in libreria.

Nella mia carriera di libraio ho avuto diversi "maestri", fra questi ce n’è stato uno di nome Claudio, che mi ha insegnato, oltre tante dritte professionali, che saper ascoltare certi clienti è un modo straordinario per arricchirsi dal punto di vista umano e anche utilissimo a fini commerciali.

Un sabato pomeriggio di alcuni anni fa, tra ricerche affannate per clienti rapiti dallo shopping prenatalizio e rincalzi dei titoli più venduti, al cospetto di Claudio si presenta un uomo di mezza età, statura media, magro, con degli occhiali rotondi e dei baffi alla francese. "Buonasera signor Claudio, come sta?" esclamò il tipo. "Buonasera professore, che piacere rivederla" rispose il mio collega.

Quello a cui io non avrei dato, nella mia ingenuità, grossa importanza, era in realtà un professore, medico psichiatra, di una discreta fama, anche per alcune rubriche televisive. Ovviamente Claudio, dopo i convenevoli, non esitò a presentarmi, elogiandomi come un suo potenziale "delfino" per quando sarebbe andato in pensione. I due rimasero a parlare per qualche minuto delle ultime novità letterarie e io cercai subito di carpire qualcosa della loro conversazione "culturale". Il professore se ne andò poi in cassa con una pila di libri, mentre Claudio si rivolse a me dicendomi: “questo non solo è un ottimo cliente ma è una persona da "ascoltare" perché ti può essere molto utile, sia nella vita che nel lavoro”.

Nei mesi successivi quella scena si è ripetuta qualche volta, e ogni volta sono riuscito sempre più a inserirmi in quel meccanismo.

Venne il giorno in cui Claudio andò in pensione, con il dispiacere di tutti, e come eredità personale mi lascio un "portafoglio" dei sui clienti affezionati che per i consigli piano piano si rivolsero a me. Per mia fortuna anche il professore iniziò a cercarmi per qualche consiglio, suggerimento o ricerca. Certo Claudio è Claudio, ma penso e spero che anche le mie consulenze siano state gradite.

Sicuramente nel tempo ho messo in atto l’esortazione del mio collega e oltre a un discreto ritorno economico per la mia libreria sono riuscito anche ad avere un bel rapporto di scambio culturale e umano con questa persona. Il professore è il classico cliente che ti porta il ritaglio del giornale con le indicazioni del libro che gli interessa, metodo opposto alle ormai classiche richieste con foto sui cellulari. Ogni sua richiesta nascondeva anche la volontà di approfondire i temi trattati in quelle recensioni letterarie e ogni suo parola mi faceva riflettere su tanti argomenti, sicuramente la letteratura, ma anche tanto sulla realtà umana. Probabilmente avevamo un punto di vista un po’ differente soprattutto sulla psicologia (materia a cui mi sono avvicinato tardi ma che mi interessa tantissimo) e su alcuni suoi massimi esponenti, ma alla fine della conversazione, la curiosità scatenata da alcuni temi mi dava il modo di arricchirmi di spunti per il mio lavoro.

Uno dei libri di cui abbiamo parlato spesso e che sono andato di corsa a rileggermi è stato Libere donne di Magliano di Mario Tobino. Il tema di quest’opera era la follia e tutto quello che era successo prima della riforma Basaglia, la situazione dei manicomi, non tralasciando la questione femminile calata in quell'ambito: troppe volte le donne rimasero coinvolte in quella palude sociale e culturale solo per il fatto proprio di essere donne.

Un argomento che mi ha sempre interessato parecchio. E da quel libro e da quelle chiacchierate è nata una proposta bibliografica che proposi ai miei clienti proprio sul tema della "pazzia", e che devo dire ha riscosso un discreto successo di consensi, anche perché supportata da ottimi libri. Quindi grazie Claudio per il suggerimento e grazie al professore per averlo realizzato.

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