Diario di bordo

Il viaggio di Draghi in Algeria, ricordando Enrico Mattei

Mercoledì 13 aprile

Credo che siamo stati tutti contenti per l’accordo che il nostro governo ha stipulato con l’Algeria: l’importazione di 9 – 10 miliardi di metri cubi di gas naturale dall’Algeria a partire da quest’anno, una quantità che dovrebbe mettere l’Italia “in sicurezza”, dai ricatti russi sulle forniture. Forse, addirittura, porre fine al dilemma “pace o condizionatore” che potrebbe trasformarsi presto nel più grave “pace o termosifone”.

Personalmente, mi ha fatto riaffiorare antichi e gradevoli ricordi; il fatto che, la firma del nuovo accordo sia avvenuta ad Algeri nel “giardino Enrico Mattei” e che il gasdotto che ci farà stare al caldo si chiama “gasdotto Enrico Mattei” ed era stato concepito già nel 1953 quando l’Algeria era una solidissima colonia francese, e alla Francia non faceva certo piacere che gli italiani facessero affari in un loro monopolio. La genialità di Mattei – presidente dell’ENI - fu di scommettere sulla prossima vittoria dell’indipendenza algerina, e di sostenerla, anche con soldi e con armi. Aveva visione, Mattei, aveva una politica estera. Fondò un giornale moderno, “Il Giorno” orientandolo per sostenere i movimenti di liberazione africani, scommettere sulla decolonizzazione, l’Algeria fu il banco di prova dell’ENI; mentre la Francia mandava le truppe d’occupazione, “Il Giorno” denunciava le torture, intervistava i capi del FLN, un giovane corrispondente da Parigi di nome Marco Pannella faceva da collegamento con la resistenza e aiutava l’arrivo di armi.

Tempi eroici della politica estera italiana, e della nostra diplomazia.
Enrico Mattei morì in un incidente aereo nel 1962 e ancora adesso si dibatte se siano state la mafia o le “Sette Sorelle” americane, o le due insieme. Nel 1966 Gillo Pontecorvo girò “La Battaglia di Algeri”, film che – sembra impossibile, ma è vero - fu vietato in Francia fino a non molti anni fa.  Il “gasdotto Mattei” è sempre lì ed è quello che ci scalderà il prossimo inverno.

Ho notato che Draghi ha ricordato quei tempi firmando il nuovo accordo e mi ha fatto piacere.  

 

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