Diario di bordo

Verso la fine

Giovedì 17 marzo

Marina Ovsyannikova ha avuto ragione.

Grazie al suo gesto – diventato virale in tutto il mondo – ha fatto vedere molte cose.
Che si può fare, per prima cosa. Che altri possono farlo, per seconda cosa. E che il dittatore è nel panico.
Le dimensioni del dissenso russo cominciano a fare grandi numeri. Ci sono le bare che tornano a casa, prima di tutto, e i soldati adolescenti singhiozzanti che forano la censura. E poi ci sono i russi in patria: oltre ai 15.000 che si sono fatti arrestare, ci sono le mille firme del mondo universitario contro la guerra, le defezioni crescenti nel mondo del giornalismo, e i 200.000 (!) russi – quelli che possono farlo - che hanno preso la via dell’esilio, raccattando le loro cose e prendendo il treno, considerando la Russia ormai finita.

Forse dovremmo suggerire agli opinionisti che affollano le nostre TV di tenere conto di questi avvenimenti, direi abbastanza epocali.
Per ora nei gradini più alti della volgarità troviamo l’accoppiata Povia-Giletti; ma anche le esternazioni del Prof. Canfora e quelle dello sconosciuto ma agghiacciante Prof. Orsini ci lasciano di stucco; c’è solo da sperare che si siano accorti di aver sbagliato i tempi di entrata in scena. Non è il caso di offrire ai telespettatori italiani più notizie, e più solidarietà con il dissenso russo?
Se non altro, per rispetto alla collega Marina.

Anche perché l’ultimo discorso di Putin, apparso sempre più gonfio e spettrale, ha mostrato il suo futuro.
Putin ha ammesso che c’è un “nemico interno” pericoloso, dei “traditori”, delle “quinte colonne” da mettere rapidamente a tacere; questo processo, ha aggiunto, sarà un atto di “purificazione”. Il suo discorso ha numerosi precedenti, in Stalin, in Mussolini, in Hitler, in tutti i dittatori in genere, quando si sono visti perdenti. Per fortuna, finora, nella storia, questi discorsi preludono alla loro fine, anche se la procedura in genere prevede un’ultima fase fatta di imprigionamenti, torture, ammazzamenti in silenzio: è questo il tempo più difficile, per noi spettatori: il tempo degli eroi da sostenere.

Davvero, siamo chiamati a dare una mano. Capisco che ad alcuni gli ucraini non siano simpatici, ma il popolo russo, almeno quello, dovrebbe esserlo! Suvvia, cara sinistra italiana, perfino Al Bano se n’è accorto!  

 

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