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Viaggio in Africa con David Livingstone

David Livingstone nacque in Scozia il 19 marzo del 1813.
Secondogenito di sette figli, lavorò fin da bambino per contribuire al bilancio familiare, guadagnando il primo stipendio a dieci anni.
Trattenne una piccola parte di quel misero salario per un investimento: un libro di grammatica latina, che studiò con enorme dedizione.

Nato in una famiglia molto credente, Livingstone fu segnato dalla religione fin da piccolo. Fu educato secondo i principi del Calvinismo fino a che aderì, divenuto maggiorenne, a una congregazione caratterizzata dall’osservanza di una ferrea disciplina.

La fede, la fiducia nell’istruzione e la caparbietà che sviluppò in questo periodo si rivelarono fondamentali.
Questi tratti lo avviarono agli studi religiosi, che accompagnò con quelli dei classici e della medicina, necessari perché fosse ordinato missionario. La predicazione fu per lui una vera e propria chiamata a cui si dedicò con enorme impegno.
Inizialmente avrebbe voluto evangelizzare i popoli asiatici, ma i capricci del destino, sotto forma della prima guerra dell’oppio, lo portarono in Africa.

Livingstone raggiunse Città del Capo il 14 marzo 1841. Armato di fede, fiducia nei propri mezzi e tenacia, si spinse a nord verso il cuore dell’Africa, oltre i possedimenti boeri, un luogo ignoto ai suoi compatrioti e abitato da genti sconosciute.
In riferimento alla sua opera missionaria, la BBC ha scritto:

Le stime sul numero delle persone che convertì durante i tre decenni passati in Africa variano da uno a nessuno, e la variazione dipende dal fatto che Livingstone stesso rinnegò la persona che aveva convertito giusto qualche mese dopo averla battezzata

BBC

Seppure non riuscì direttamente nella sua missione, aprì la strada affinché altri compissero questo lavoro.
Se infatti il Livingstone missionario fu carente, quello esploratore si rivelò eccezionale.
In questa avventura iniziale, fu il primo europeo e, soprattutto, il primo britannico a vedere il lago Ngami, che descrisse «come un lago luccicante, lungo circa 80 miglia e largo 20».
Questa scoperta fu il più grosso incentivo all’esplorazione dell’Africa. Prima di allora, l’opinione pubblica inglese credeva che il centro del continente fosse un enorme deserto. L’esistenza del lago Ngami confutò tale teoria e accese l’interesse per questa terra selvaggia e inesplorata.

Livingstone si rivelò la scintilla che accese la corsa alla colonizzazione dell’Africa e, al ritorno in patria, fu accolto come un eroe.
Diventò un personaggio pubblico e tenne numerose conferenze, suscitando un entusiasmo tale da raccogliere ingenti fondi per un nuovo viaggio.

Livingstone tornò tre volte in Africa e la esplorò in lungo e in largo. Percorse oltre cinquantamila chilometri, una distanza superiore alla lunghezza dell’Equatore. Disegnò sulle carte europee luoghi come il lago Tanganica, le sorgenti del fiume Congo e il corso dello Zambesi; fu il primo europeo a udire il fragore delle cascate Mosi-oa-Tunya («il fiume che tuona»), che ribattezzò Victoria Falls (Cascate Vittoria) in onore della sua regina.

Solo la fonte del Nilo Bianco, obiettivo del suo terzo e ultimo viaggio, lo eluse. Fu una ricerca tribolata, segnata dalla salute malferma e dalle asperità del viaggio. A ciò si aggiunse la diserzione dei portatori che aveva ingaggiato; questi, tornati a Zanzibar, diffusero la notizia della morte di Livingstone.

Per diverso tempo, tali voci serpeggiarono nell’Occidente e divennero le premesse di uno scoop sensazionale, che fece gola alla redazione del New York Herald. Il compito di trovare Livingstone, vivo o morto, fu affidato a Henry Morton Stanley senza badare a spese.
Le fonti dicono che partì da Zanzibar carico di medicinali, rifornimenti e ben duemila portatori.
Lo stesso Stanley racconta così l’incontro con Livingstone:

Avrei voluto corrergli incontro, ma mi sentii intimidito dalla presenza di tanta folla; avrei voluto abbracciarlo, ma era un inglese e non sapevo come avrebbe accolto il mio gesto. Feci dunque ciò che l'imbarazzo e il rispetto umano mi suggerivano: mi avvicinai con passo fermo, mi levai il casco e dissi: "Il dottor Livingstone, suppongo!" "Sì", egli rispose con un sorriso gentile, alzando leggermente il berretto

Henry Morton Stanley

I due rimasero insieme per diversi mesi ed esplorarono i territori intorno al Tanganica.
Stanley, quando venne il momento di tornare in patria, pregò il compagno di accompagnarlo, senza successo; quando rientrò, contribuì alla leggenda dello scozzese con la pubblicazione del resoconto del proprio viaggio.

Livingstone rimase in Africa fino alla morte, che avvenne nel maggio 1873. I suoi uomini lo trovarono inginocchiato al letto, come se pregasse; gli tolsero cuore e viscere e lo imbalsamarono.
Dopo un ultimo viaggio, il corpo tornò in Inghilterra, dove fu seppellito in pompa magna nell’abbazia di Westminster.
Cuore e viscere riposano tuttora in quella terra africana che tanto calcò.

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