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Conversazione su Dante di Osip Ėmil'evič Mandel'štam

Il poeta e saggista russo Osip Ėmil'evič Mandel'štam scrive Conversazione su Dante nel 1933, in Russia, durante il periodo del terrore staliniano. La nascita di quest’opera coincide con l’arresto dell’autore, confinato negli Urali e infine rinchiuso in un gulag in Siberia, ma rappresenta anche lo spiraglio di luce che ha accompagnato in questi anni Osip: l’amore per Dante Alighieri e per il suo capolavoro, la Divina Commedia.

Da poeta, Mandel'štam impara da Dante e La Divina Commedia diventa un rifugio. Mandel'štam definisce l’opera dantesca una rappresentazione di quello che lui stesso viveva: leggendo la cantica dell’Inferno ritrova il gulag e non solo.
L’inferno è il monte di pietà al quale sono stati impegnati senza possibilità di riscatto tutti i paesi, tutte le città che Dante conosceva.
Così, negli anni, Dante è diventato, per il poeta russo, prima un maestro e infine un amico.

Conversazione su Dante
Conversazione su Dante Di Osip Mandel'stam;

Dante nella lettura di Mandel'stamNel 1933 Osip Mandel'stam, poeta in disgrazia, «emigrato interno» in procinto di diventare carne da lager, «arde di Dante», e studia l'italiano servendosi della Divina Commedia. In Crimea durante la primavera scrive "Conversazione su Dante", ma quando tenta di pubblicarlo incontra una serie di rifiuti.

In Conversazione su Dante, Mandel'štam rimanda l’attenzione ai versi originali di Dante, li dipinge con una luce personale, in modo da consentire a chiunque di abbracciarli in tutta la loro magnificenza. E di frequente espone il proprio pensiero in immagini calzanti:

Poesia e filosofia, in Dante, sono sempre in moto, sempre in cammino. Anche la sosta è una variante del movimento accumulato: raggiungere spazi meno accidentati, propizi al dialogo, richiede faticose prodezze da alpinista. Il passo – inspirazione, espirazione – è il piede del verso. Il passo sempre vigile che deduce, sillogizza.

“Personale” è il termine giusto per descrivere quest’opera. Non si tratta, infatti, del classico saggio sulla Divina Commedia, bensì – come riporta il titolo – di una vera e propria conversazione tra un appassionato di poesia, e di Dante, e un lettore curioso.  Mandel'štam non si pone come maestro e non si limita a commentare. Con un linguaggio chiaro, frasi brevi e definite, l’autore trasmette intuizioni e sfumature che offrono al lettore una comprensione profonda della Divina Commedia che Mandel'štam paragona a un’orchestra musicale; un’immagine che consente di guardare l’opera dantesca in modo tridimensionale.

Dopo aver terminato Conversazione su Dante, il lettore non si limiterà più a osservare la descrizione di una foresta, ma sarà in grado di percepirne l’odore e di sentirne il suono:

I canti danteschi sono partiture di una singolare orchestra chimica. L’orecchio di un ascoltatore occasionale vi distingue soprattutto le similitudini, cioè gli impeti, e gli assolo, cioè le arie e gli arios.

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