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Eraldo Affinati racconta Gec dell'Avventura di Silvio D'Arzo

"Gec dell’Avventura" di Silvio d’Arzo è una favola che è stata ritrovata da Alberto Sebastiani. L’abbiamo ripubblicata ne “I tipi” dell’Einaudi e io ne ho scritto il finale, in quanto era una favola incompiuta. Perché sono stato chiamato proprio io e perché mi sono prestato a questa scelta dell’editore? Perché Silvio D’Arzo è stato uno scrittore importante per me, mi sono laureato su di lui, grazie a lui ho conosciuto mia moglie Anna Luce Lenzi (lei era una studiosa di D’Arzo ancora prima di me) e insieme a lei ho deciso di intitolare a Penny Wirton le nostre scuole di insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati, che oggi sono presenti in cinquanta postazioni del territorio italiano

Eraldo Affinati

Eraldo Affinati è uno scrittore e insegnante di italiano, studioso e appassionato di Silvio D’Arzo. Anche sua moglie, Maria Luce Lenzi, è studiosa e ammiratrice dello scrittore, e i due coniugi hanno fondato insieme le scuole di insegnamento gratuito dell’italiano per immigrati chiamate Penny Wirton, dal titolo del libro per bambini di D’Arzo Penny Wirton e sua madre. La presenza dello scrittore prematuramente scomparso è tale nella vita di Affinati da aver deciso di raccogliere la sfida che gli ha lanciato la casa editrice Einaudi: scrivere un finale a Gec dell’Avventura, libro per bambini di D’Arzo rimasto incompiuto. Una sfida difficile, sia per la stima di cui gode D’Arzo quale scrittore, sia per il livello letterario del romanzo. Infine, pur amando e conoscendo a fondo uno scrittore, intervenire da esterno in una sua opera comporta grandi rischi.

Se penso a Silvio d’Arzo io penso alla mia giovinezza, alla prima volta che lessi Casa d’altri, questo racconto straordinario che mi colpì per il timbro di voce dell’autore. D’Arzo è uno scrittore che mi colpì subito nel momento in cui lo lessi, e che poi negli anni ha attraversato tutta la mia vita. Nel finale che ho scritto ho immaginato questa scogliera dove approdano i corsari, ho cercato di trasformare la nave stevensoniana che D’Arzo aveva preconizzato in una sorta di nave scuola, dove appunto si va a imparare, una sorta di nuova Penny Wirton; ho cercato di simulare la voce di D’Arzo e allo stesso tempo di rivivere questo grande scrittore dentro di me

Eraldo Affinati
Gec dell'avventura
Gec dell'avventura Di Silvio D'Arzo;Eraldo Affinati;

La storia è ambientata nell'Inghilterra del Settecento. Gec è un ragazzino, sua madre è la levatrice del paese, suo padre è morto: era un sellaio ma Gec crede che fosse un corazziere del re caduto in battaglia. Quando viene a sapere la verità scappa da casa e finisce su una nave di pirati dove troverà un'altra figura paterna. A un certo punto la madre è in pericolo. Tornerà Gec a salvarla? E che ne sarà dei pirati e della loro nave? Un romanzo per ragazzi avvincente, profondo e commovente anche per gli adulti

Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, nasce a Reggio Emilia nel 1920. È orfano di padre, e questo sarà motivo ricorrente nelle sue opere, compresa Gec dell’avventura. Intraprende gli studi classici e nella vita si dedica alla scrittura, ma vedrà la pubblicazione solamente di uno dei suoi romanzi: All’insegna del buon corsiero, uscito nel 1942 per la casa editrice Vallecchi. Muore di leucemia a soli trentadue anni e anche per questo motivo rimane misconosciuto nella letteratura italiana del Novecento. Riscoperto tardivamente, è oggi conosciuto principalmente per quello che viene ritenuto il suo capolavoro, Casa d’altri, definito da Montale “un racconto perfetto”.

Meno conosciuta ai più è la sua produzione letteraria per ragazzi, che molto risente delle influenze inglesi a lui care: i riferimenti di D’Arzo sono principalmente J. M. Barrie, Robert Louis Stevenson e anche Lewis Carroll.

Curiosità

"Il pinguino senza frac e altri racconti"

La casa editrice Bompiani ha di recente pubblicato una raccolta di quattro racconti per bambini e ragazzi di Silvio D’Arzo, "Il pinguino senza frac e altri racconti".

L’idea di dedicarsi alla letteratura d’infanzia proviene da un suggerimento dell’editore Vallecchi: “con la vostra fantasia, che si accende anche nelle occasioni più modeste –suggeriva – mi sembra che potreste riuscire brillantemente anche nel settore della letteratura infantile”. La proposta solletica D’Arzo, che ritiene che in Italia, eccetto Pinocchio, manchi “un libro per ragazzi che sia di poesia e di dignità”. Decide così di dedicarsi alla scrittura di un libro per bambini.

La prima stesura del libro vede protagonista un ragazzino di nome Gec, è povero, orfano di padre, la madre fa la levatrice; Gec vive in un paesino dell’Inghilterra del ‘700 e la sua vita è tutto fuorché semplice. Ma ogni sera, Gec può salire su una nave di pirati che lo trasporta verso l’avventura. A un certo punto, però, la madre di Gec si troverà in pericolo. Che farà Gec? Tornerà a salvarla? Abbandonerà i pirati?

Il racconto, oltre a riferimenti autobiografici e ai grandi scrittori inglesi per ragazzi, concilia avventura e mondi fantastici con un livello allegorico che meglio si presterebbe a una lettura da parte di un adulto. Questo è infatti l’ostacolo che incontra il romanzo. Gino Bizzarri, intermediario per conto dell’editore Vallecchi, scrive così a D’Arzo riferendosi a Gec dell’Avventura: “è un libro da ragazzi come io sono un canonico del Duomo di Reggio”. D’Arzo inizierà dunque una revisione del romanzo, che approderà in un nuovo racconto, una nuova versione, Penny Wirton e sua madre, che verrà pubblicato postumo, mentre Gec rimarrà incompiuto e anche dimenticato. Verrà ritrovato nel tra gli autografi darziani nella Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e ripubblicato nel 2020 da Einaudi.

Da qui la sfida di Affinati nello scrivere la conclusione, che dice di aver “accettato l'invito con l'incoscienza e l'ingenuità del capitano coraggioso”. Nella stesura della conclusione, Affinati si affida alla concezione della nave dei pirati come “nave scuola”, cercando di guardare allo stile di D’Arzo, ma senza appiattirsi su questo, dando insomma una possibile fine, tra le tante, a questo bellissimo racconto.

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