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Edoardo Albinati racconta Vita coniugale di David Vogel

Scrittore, sceneggiatore, traduttore, insegnante presso il penitenziario di Rebibbia, Edoardo Albinati nasce e cresce a Roma e studia al liceo classico San Leone Magno, dove è ambientato il suo più famoso romanzo, vincitore del premio Strega nel 2016 e ora adattato cinematograficamente da Stefano Mordini, La scuola cattolica. Ne La scuola cattolica Albinati indaga e racconta la violenza insita nell’educazione e nell’ideologia di una generazione, quella dei maschi degli anni Settanta appartenenti alla Roma borghese.

Non è affatto cosa scontata saper narrare con acume la crudeltà, la prevaricazione, la manipolazione e a volte, agli estremi, la ormai totale mancanza di controllo, ma quando accade di avere tra le mani un libro così, non si può fare a meno di venirne rapiti.

Anche lo stesso Edoardo Albinati è stato a sua volta conquistato da un libro che sa raccontare la violenza in modo magistrale, Vita coniugale di David Vogel:

È qualche anno che sono diventato una specie di propagandista di un autore che non in molti conosciamo: David Vogel, è un autore cha scritto pochissimo, ci sono in circolazione quattro libri suoi, uno dei quali, "Vita coniugale", pubblicato da Adelphi, è un romanzo formidabile, molto crudele; è la storia di un matrimonio attraversato da ogni forma di crudeltà e di violenza che mi ha sconvolto la prima volta che l’ho letto, una ventina di anni fa. David Vogel, ricordatevelo, non lo conosce quasi nessuno ed è uno dei più grandi scrittori del Novecento

Vita coniugale è ambientato a Vienna, negli anni Venti, e ci racconta di un giovane ebreo, Rudolf Gurdweil, e della sua disfunzionale e umiliante relazione con una donna sadica, una baronessa austriaca.

Vita coniugale
Vita coniugale Di David Vogel;

Una meticolosa ricognizione romanzesca di quella vasta terra dove i rapporti amorosi si fondano sulla tortura non meno che sul piacere.

Scritto in lingua ebraica, Vita coniugale venne pubblicato per la prima volta a Tel Aviv nel 1929. Vogel era emigrato in Palestina con la seconda moglie, Ada Nadler, e lì nacque anche Tamara, loro figlia. Visse in Palestina solo per un breve periodo, non ne sopportava il caldo torrido. La sua vita fu caratterizzata da continui viaggi e spostamenti, forse alla ricerca di quella serenità che non ebbe mai. Nato nel 1981 in Podolia (regione corrispondente attualmente a parte della Moldavia e dell’Ucraina) in una famiglia di origini ebraiche, Vogel venne dapprima arrestato a Vienna, nel 1914, agli albori della Prima guerra mondiale, perché cittadino di un paese nemico; successivamente, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, venne arrestato dai Francesi (in quanto cittadino vissuto a Vienna) e infine, poiché ebreo, dai tedeschi. Morì nel campo di sterminio di Auschwitz nel 1944.

La storia editoriale di Vita coniugale è travagliata quanto quella del suo autore. Dopo la prima versione ebraica apparsa a Tel Aviv, Vogel tentò di far tradurre e pubblicare il romanzo in Germania, ma l’argomento trattato - la relazione sadica di un ebreo con un’austriaca – fece sì che l’iniziativa venne osteggiata. Molti anni dopo, nel giardino di casa sua venne rinvenuta una cassetta, sepolta, contenente proprio il manoscritto di Vita coniugale, in versione diversa dalla prima. Venne ripubblicato nel 1986 (in Italia, qualche anno dopo, dalla casa editrice Adelphi), restituendo a posteriori all’autore il riconoscimento e successo che avrebbe meritato in vita.

Il romanzo perduto di David Vogel

Tra le più importanti opere di David Vogel vi è "Romanzo viennese", rinvenuto solo di recente in circostanze particolari quasi quanto quelle di "Vita coniugale". La studiosa Lilach Netanel, accademica presso l’Università Bar Ilan di Tel Aviv, stava svolgendo degli studi su Vogel e, cercando tra i documenti dell’archivio dell’Associazioni degli scrittori ebraici di Tel Aviv, si imbatté in un fascio di fogli che, inizialmente, pensò essere una prima stesura di Davanti al mare, romanzo pubblicato nel 1934. Indagando ulteriormente quella grafia piccola e fitta si rese conto di trovarsi di fronte a un nuovo manoscritto. Il testo, micrografato per celarne il contenuto, venne ricostruito da Netanel grazie all’ausilio di lenti di ingrandimento e uno scanner ad alta risoluzione e successivamente pubblicato dalla casa editrice israeliana Am Oved. In Italia lo possiamo trovare edito da Giuntina.

Il romanzo narra, nella cornice della Vienna tra le due guerre mondiali, la relazione morbosa, violenta, umiliante, che si instaura tra Rudolf Gurdweil, giovane ebreo, psicologicamente ed economicamente debole, e la baronessa austriaca Dorothea Von Takow, donna sadica, che lo distruggerà fisicamente e moralmente. Un circolo vizioso di manipolazioni e violenze, una relazione tossica e abusante di cui la vittima fatica non solo a liberarsi, ma persino a prenderne effettiva coscienza, nonostante i ripetuti tentativi di salvarlo di Lotte, l’amica innamorata di lui. La spirale della crudeltà e del masochismo trascina i due protagonisti sempre più in basso, fino al folle, cruento e tragico finale. Unica nota di luce nel buio del romanzo, l’attaccamento e la cura che Rudolf mostra nei confronti del figlio a differenza della moglie, diventandone poi il genitore accudente principale (cosa piuttosto moderna per gli anni Venti).

La spietata vicenda è contrapposta allo stile di scrittura di Vogel, di una rara delicatezza espressiva.

Sullo sfondo, la Vienna dei ruggenti anni Venti, descritta nei suoi caffè, nei suoi salotti alla moda e al contempo nella povertà e decadenza. È un confronto che mostra una Vienna intrinsecamente minacciosa, sull’orlo del baratro - come la relazione del protagonista - ed è anche la prefigurazione della caduta, che avverrà negli anni a seguire.

Leggere Vogel è immergersi nella narrazione della violenza fisica e psicologica più pura, è scandagliare a fondo le dinamiche patologiche e disfunzionali di una relazione tossica, l’annientamento dell’animo umano a cui ci può portare ciò che chiamiamo “amore” ma che non potrebbe essergli più distante, fino alla perdita del controllo, alla follia.

Vogel non ha potuto godere dell’apprezzamento che avrebbe meritato in vita, ma si inserisce a oggi tra i grandi scrittori novecenteschi di tradizione ebraica, accanto a Kafka, Joseph Roth, Thomas Mann. I suoi manoscritti occultati non hanno potuto restituirgli in tempo il riconoscimento che gli spettava, hanno però restituito lui a noi, che ora possiamo godere delle sue opere.

Le opere di David Vogel

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