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Una rabbia semplice di Davide Longo

Con il noir Una rabbia semplice, Davide Longo ci regala una nuova indagine dei personaggi che avevamo conosciuto nel primo romanzo Il caso Bramard. Questa volta in risalto è la figura del commissario Arcadipane, un cinquantenne alle prese con diversi problemi, professionali, familiari, umani in genere. E qui devo sottolineare come la bravura di Longo esca fuori con tutta la sua classe. Infatti, il nostro scrittore, alle prese come dicevamo con un nuovo capitolo di una serie noir, va ben oltre l'impostazione tradizionale, troppo spesso legata alla struttura della trama e al registro del genere giallo. Quello che per primo colpisce è lo stile e soprattutto la scrittura di Longo. Una scrittura fortissima, essenziale, che sgorga come una sorgente di montagna direttamente dell'anima dei personaggi. Simenon, Fred Vargas, Izzo per certi aspetti, i principali riferimenti, tutti nel solco del filone noir francese (e non potrebbe essere altrimenti, visto che il libro si svolge in una Torino sabauda ma anche multietnica) che rimandano a questo tipo di scrittura. Nessuna parola, nessuna virgola, nessuna pausa sono sprecati, tutto è un abito cucito su misura alle sensazioni che i personaggi ci rimandano.

Una rabbia semplice
Una rabbia semplice Di Davide Longo;

È una primavera malinconica per il commissario Arcadipane. Ogni strada, ogni bar, ogni osteria della città sono un ricordo. Lui che dove gli altri crollano ha sempre trovato «terra di conquista», ora si sente stanco; la sua intelligenza, tanto umile quanto ostinata, pare essersi assopita. A destarlo dal torpore è un episodio di violenza come ce ne sono molti. Dietro cui, però, si nasconde un male cosí insensato da spegnere le parole in bocca.

Arcadipane fuma lungo. Lascia uno spazio dove si possa insinuare un'esitazione, una smorfia, una parola interrotta, un movimento impercettibile della mano. Lo lascia bello lungo, lo spazio, ma dentro non ci cade proprio niente

La complessità dei personaggi si percepisce anche nelle loro storie, anche potenziali, che costituiscono un romanzo a sé! Nel senso che l'autore potrebbe benissimo scrivere una storia unica per ogni figura che incontriamo, tante sono le cose da raccontare e svelare di loro.

Ovviamente su tutti spicca il commissario Vincenzo Arcadipane. Nel primo romanzo, Arcadipane era l'allievo e amico di sempre di Corso Bramard, alle prese con l'indagine su Autunnale. Adesso lo ritroviamo al centro di un "fattaccio" che sembra di facile risoluzione, ma in cui c'è qualcosa che non quadra. In questo contesto il nostro protagonista si mostra in tutta la sua fragilità. Cinquantacinque anni, un matrimonio fallito alle spalle, da perfetto anti eroe, un rapporto con i suoi due figli tutto da recuperare e, soprattutto, una scintilla investigativa che non sente più accendersi. Ed è quella che sta cercando nella ricerca della verità, un'intuizione che gli faccia prendere la direzione giusta per la risoluzione del mistero! In questa situazione da depressione post trauma si staglia la figura della sua psicologa Ariel. Anche qui ci vorrebbe un libro a sé, tanto esemplari sono i vari aneddoti che la dottoressa dispensa al suo paziente. Su tutti citiamo la storia di Ward, ebreo austriaco al servizio degli americani durante la Seconda guerra mondiale: è lui che di fronte all'ipotesi di corazzare gli aerei alleati nei punti dove sono stati già colpiti durante i combattimenti risponde: "È un'idea....peccato che sia tutta sbagliata! Perché? (chiedono) Perché quello che è ovvio non sempre è vero e quello che è vero non sempre è ovvio" Così vengono rinforzati i punti non ancora colpiti! Penso che questo sia un tema sul quale il nostro protagonista dovrà confrontarsi in primis per le sue indagini, ma anche per tutti i suoi rapporti umani, che siano da recuperare o da costruire. E ciò vale benissimo per altri due personaggi che offriranno ad Arcadipane il loro aiuto per far emergere la parte (maggiore) dell'iceberg, il misterioso mondo del dark web, dentro il quale si nasconde la verità. Sono il suo maestro ritrovato, Corso Bramard, e la spigolosa agente Isa Mancini, che si affiancheranno ad Arcadipane per risolvere il caso. Anche loro con un bagaglio di storie che meriterebbero un libro a parte. La forza di ogni personaggio, arricchita da un modo di scrivere veramente unico nel panorama del noir italiano, fanno di questo libro una lettura degna dei grandi maestri del giallo!

Da non dimenticare il fantastico cane Trepet, che tanto ricorda quello del televisivo tenente Colombo e che aggiunge ancora una nota caratterizzante, se mai ce ne fosse bisogno, alla figura del commissario Arcadipane.

Qui potete leggere la recensione all'ultimo noi di Davide Longo, La vita paga il sabato

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Davide Longo è uno scrittore italiano nato a Carmagnola, che vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden. Tiene corsi di formazione per gli insegnanti su come utilizzare le tecniche narrative nelle scuole di ogni grado. Tra i suoi romanzi ricordiamo, Un mattino a Irgalem (Marcos y Marcos, 2001), Il mangiatore di pietre (Marcos y Marcos 2004), L’uomo verticale (Fandango, 2010), Maestro Utrecht (NN 2016), Ballata di un amore italiano (Feltrinelli 2011). Nel 2014 ha scritto il primo romanzo della serie che ha come protagonisti Arcadipane-Bramard Il caso Bramard (Feltrinelli 2014, Einaudi 2021), cui è seguito il secondo Le bestie giovani (Feltrinelli 2018, Einaudi 2021), il terzo episodio della serie Una rabbia semplice (Einaudi 2021), il quarto La vita paga il sabato (Einaudi 2022) e il quinto, Requiem di provincia (Einaudi, 2023). Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per il film Il Mangiatore di Pietre interpretato da Luigi Lo Cascio.

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