Il sismografo

Essere un albero

Illustrazione di Anna Paolini tratta dal libro "S'alza il vento",  Logos, 2018

Illustrazione di Anna Paolini tratta dal libro "S'alza il vento", Logos, 2018

Scrivo da una baita isolata, a 1900 metri.
Ci sono arrivato per la prima volta da ragazzino, cinquant'anni fa, e ci sono rimasto, in molti sensi. Per quanto possa essere lontana la destinazione, da qui sentimentalmente parto e qui ritorno.
Ci si arriva a piedi in meno di un'ora, dipende da quanto pesa lo zaino; in inverno e primavera, con la neve, bisogna battere la pista e ci si mette il doppio.
La sedia poggia su un pavimento di assi irregolari, levigate dall'uso: un legno che si è formato quando era vivo Newton e forse anche Cartesio.  
Sono di larice rosso, un'essenza dura, cresciuta lentamente, al freddo. Non ce n'è quasi più da queste parti.
Un parente di quegli alberi è di fronte alla baita, ha una circonferenza di tre metri e mezzo, neanche tanto, anche lui cresce lentamente.
È nato più o meno durante la Rivoluzione Francese, ed è ancora qui.

Essere una quercia
Essere una quercia Di Laurent Tillon;

Fin dall'adolescenza, l'autore racconta di aver ascoltato pazientemente le storie di Quercus, una grande quercia sessile nel fiore della sua vita, 250 anni. Anche gli alberi hanno una storia. E la raccontano a chi riesce a percepire i piccoli segni inscritti nella loro corteccia, nella forma di un ramo o nel rapporto, di amicizia e sostegno, con i loro vicini.

Illustrazione di Anna Paolini tratta dal libro "S'alza il vento", Logos, 2018

L'affascinante dibattito su natura, animali e forme viventi si va allargando e arricchendo di contributi sempre più interessanti.
Si moltiplicano anche le porte d'accesso, le parole chiave, i personaggi umani e no, perché c'è ancora molto da raccontare ad una coscienza ecologica che si fa strada soprattutto fra le nuove generazioni. Una di queste parole chiave è "legno": parente diretto della carta con cui sono fatti i libri e senza dubbio il più antico testimone della società umana, da quel Neolitico che vide la pietra al centro, ma che senza il legno non sarebbe esistito. La stessa Stonehenge, giusto per dire, aveva almeno due siti gemelli, in legno, a poca distanza.  
Legno vuol dire foreste e alberi, dei quali solo da poco si conosce la straordinaria dinamica della vita e delle complesse relazioni che li lega, e che rende le foreste assimilabili ad un superorganismo con una propria "intelligenza", ovvero la capacità di affrontare e a volte risolvere certi problemi attraverso la decodifica e la reazione ad un variegato flusso di informazioni.
Cosa voglia dire, tenendo a debita distanza le fantasie antropomorfizzanti, ce lo racconta Laurent Tillon, biologo e ingegnere forestale, in Essere una quercia edito da Contrasto nell'ottima collana Tracce (diretta da Goffredo Fofi, Roberto Koch e Telmo Pievani). Tillon sceglie la strada non facile della biografia di un albero - ma è un albero che conosce molto bene, fin dall'infanzia, cercando di calarsi nella sua pelle: una quercia nella sua prima maturità (250 anni circa) della quale ricostruisce con passione ed affetto la storia personale, le sue relazioni con insetti, uccelli, pipistrelli, roditori e altri mammiferi selvatici grandi e piccoli, funghi, muffe, licheni e, ovviamente, con tutti gli alberi che la circondano.
La quercia si crea a poco a poco uno spazio nella foresta. Tesse relazioni reciproche e fruttuose con altri alberi con i quali affronta ogni genere di difficoltà su tempi che non sono i nostri, a volte in periodi che durano decenni, altre nello spazio di pochi mesi. Vive di una volontà biologica alla quale Tillon riesce ad infondere scienza e poesia con una conoscenza stratificata e multidisciplinare che dovrebbe essere la fondamenta di ogni sano pensiero ecologico. Ma al tempo stesso la storia di Quercus è un'epopea esistenziale che fa fare una capriola all'idea di personaggio: Quercus non si può muovere, non c'è nessun road movie nel suo orizzonte esistenziale; le sue armi sono la riproduzione e le relazioni biochimiche con i vicini, le sostanze che a volte riesce ad emettere per scoraggiare gli attacchi, i rami che estende, se e come può, il tronco che si inspessisce come una corazza e si alza, se e come può, per catturare più energia solare, di molecole volatili che mandano e ricevono informazioni, di comunicazioni chimiche attraverso radici e miceli per avvisare ed essere avvisata di pericoli imminenti e delle varie strategie di inganno e dissimulazione per respingere assalti di tutti i tipi.  Il clima cambia, mentre intorno alla quercia cambia la Storia, quella dell'uomo e quella delle foreste.

La lezione del legno. Il lavoro manuale e l'etica del fare

Quella che Arthur Lochmann ci racconta è una storia di formazione dove il maestro è il legno e si impara a «pensare con le mani», e protagonisti sono i profumi delle essenze, l'inclinazione del braccio nell'atto di un taglio, il prolungamento di sé negli strumenti del mestiere, la condivisione silenziosa di spazi e gesti con gli altri artigiani... ma anche l'errore, la fatica, le vertigini, la paura.

Illustrazione di Anna Paolini tratta dal libro "S'alza il vento", Logos, 2018

Per quanto non sia una storia emozionale, è comunque una storia "nel tempo", nel transito in epoche in cui i cambiamenti si avvicendano sempre più velocemente, per arrivare al problema ecologico delle foreste di oggi, martoriate dalla siccità e dunque da alberi che muoiono per mancanza d'acqua e per la proliferazione di parassiti (uno, manco a dirlo, si chiama "tipografo") favorita dalle temperature; per incendi su scala sempre più vasta che distruggono in profondità, ben più di quanto si immagini, l'intero ecosistema, un sistema di relazioni. Ed è una storia di relazioni, conflittuali e collaborative, che portano alla luce un aspetto biologico comune: alberi o umani, per quanto individui con una propria storia, e Quercus lo è, "sono" gli altri, dipendono dagli altri in un rapporto di reciprocità che scende la scala evolutiva fino alla formica. Oltre alla miriade di informazioni competenti e documentate sulla vita e la storia delle foreste presenti e passate, Tillon ci aiuta a capire senza salti di paradigma mistico-naturalistici cosa sia una foresta, cosa vuol dire Essere una quercia,  mettendo sul piatto anche la prospettiva di una vita alternativa alla città, la vocazione-necessità di vivere e lavorare all'aria aperta che è al tempo stesso una porta per cogliere la vertiginosa chimica (letteralmente) del vivente e forse, per i più giovani, la prospettiva di cercare lavori qualificati che abbiano a che vedere con gli alberi, perché stare nelle foreste fa stare meglio anche dal punto di vista fisico. «Tutti dovremmo avere un "compagno albero" ai piedi del quale intraprendere le nostre avventure interiori» conclude Tillon. Magari lo incontrerete proprio in questa estate. Il mio, ce l'ho davanti a casa. Buone vacanze.

Da leggere anche

Roland Ennos, L'età del legno, Einaudi

David George Haskell. Il canto degli alberi, Einaudi

Se ti è piaciuta l'illustrazione

S'alza il vento
S'alza il vento Di Anna Paolini;

S'alza il vento... e la vita di ogni giorno viene scossa, spogliata del colore e del dolce cinguettio della serenità. È una nuvola passeggera. È un temporale. Un pensiero scuro che s'insinua tra le mille idee. E quando tutto sembra ormai secco, arido e morto, inarrestabile la bellezza, il senso dell'esistenza, germoglia ancora. C'è un intero mondo nella nostra mente, un mondo vivace e variopinto, brulicante di suoni, profumi, colori e pensieri... Sempre in movimento, in perpetua trasformazione. Anna Paolini lo porta alla luce facendolo sbocciare nella chioma di una donna-albero, dove pensieri ed emozioni mutano di segno svestendo e rivestendo i rami dagli intrichi indecifrabili. Con i suoi pastelli, delicati e al contempo intensi, l'artista suggerisce una possibile identificazione tra le vicende del nostro mondo interiore e l'alternarsi delle stagioni e ci offre un toccante racconto per immagini per celebrare la ciclicità e la resilienza della vita.

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