Arrivi e partenze

Il libro di Valerio Callieri sui fatti di Genova 2001

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Classe 1980, Valerio Callieri è nato a Roma. Vive a Ciampino, periferia di Roma, in una zona di confine, come i suoi libri.  Callieri non è uno scrittore politico, non solo, non è un sociologo, non solo, ma nei sui libri si rincorrono le tracce di tutti gli avvenimenti politici e sociali che hanno attraversato e segnato l’Italia, dagli anni ’70 a oggi, dal terrorismo al caso Moro, dal G8 di Genova al tema dell’immigrazione fino a quello della violenza sulle donne.

Callieri si è laureato all’università La Sapienza di Roma con una tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa e ha frequentato la scuola Holden di Torino. Ha scritto e diretto il documentario “I nomi del padre”. Con Feltrinelli ha pubblicato Teorema dell’Incompletezza (Premio Calvino 2015) e Le Furie. Un pedigree letterario perfetto.  Ma prima di scrivere, prima di diventare "scrittore" è stato cameriere, runner, story-editor, autista e assistente alla regia. E questa vita è quella che entra nelle sue parole, nelle sue pagine, dove la Storia si intreccia sempre con una storia, con un racconto, che appartiene, che potrebbe appartenere, ad ognuno di noi, perché i “grandi avvenimenti” s’intersecano sempre con la vita di ogni giorno, mettendo in discussione i nostri valori e principi. E allora conviene porsi delle domande. 

 “E' così che ci appartiene il mondo. Genova 2001, caserma di Bolzaneto” è il suo terzo libro. E non è solo un romanzo. Ne abbiamo parlato con lui.

È cosi che ci appartiene il mondo. Genova 2001, caserma di Bolzaneto

"Insieme alle urla di dolore, sentivo le risate". Dei fatti accaduti a Genova nel 2001, oggi si sente un’eco. Ci sono domande sulla violenza e sulla giustizia che dopo vent’anni sono ancora lì, senza risposta.

Vent'anni dopo, le voci Bolzaneto non si placano e continuano a parlarci. Abbiamo visto le immagini dal carcere di Santa Maria Capua Vetere: perché - a tuo avviso - non riusciamo ancora a venire a capo di questo nodo fra potere e abusi?

In realtà nel libro sono più le domande che le risposte.  Santa Maria Capua Vetere è l'ultimo di una serie di fatti terribili che in qualche modo ci raccontano che la cornice attraverso la quale li osserviamo, quella famosa delle mele marce, probabilmente non è quella giusta.  Probabilmente c'è qualcosa di sistemico nella gestione dell'ordine pubblico e nel carcere.  Facendo un parallelismo, mi viene da pensare alla violenza o agli abusi per i quali oggi, fortunatamente, le donne riescono a prendere la parola, a denunciare e ad essere così finalmente ascoltate.  Se il modello maschile e valoriale non cambia, sarà difficile cambiare la società e così appunto sarà per quanto riguarda questi fatti.

La risata restauratrice dell'ordine. Forse, delle cose che racconti, le risate sono la cosa più terribile. Chi dovrebbe proteggerci è il nostro carnefice. Ma dietro c'è sempre un uomo: com'è possibile che una persona, partendo magari da buone intenzioni, finisca per sbagliare così tragicamente bersaglio?

 
La risata di Bolzaneto è una risata strana e forse è la parte più spaventosa e misteriosa che mi rimane, perché vedere, ascoltare, le risate di fronte a una persona inerme che subisce dolore, che subisce umiliazioni, è qualcosa che non riesco a comprendere.  E non credo che sia tanto una questione di bene e male.  In questo caso il ruolo del carnefice e della vittima sono chiari però non possiamo salvarci o consolarci semplicemente con questo schema. Così quando hanno provato a inquadrare quello che è accaduto a Bolzaneto con la parola "fascismo", non basta, c’è qualcosa di più misterioso, qualcosa di tragico dell'essere umano che non possiamo semplicemente rimuovere, come se non facesse parte di noi. E anche in questo caso credo che le domande travalichino l'ambito strettamente politico.

"Dobbiamo resistere alla tentazione di rappresentarci buoni, vittime o innocenti". Ma questo è un esercizio difficilissimo. Come facciamo?

A me ha colpito molto un testo di Brecht, un testo del 1935, quindi due anni dopo l'avvento di Hitler in Germania. Brecht scrive che i perseguitati, per il fatto stesso di essere perseguitati, perdono la capacità di riconoscere i propri difetti e in qualche maniera si sentono buoni. Così per me è questo discorso sull'innocenza, sul considerarci vittime di un potere esterno, non racconta tutto, checché ne pensino gli sceneggiatori di Forrest Gump...! La storia non è stata fatta dagli innocenti.

Come nel caso di Rosa Parks. Nel nostro immaginario Rosa Parks è una signora afroamericana, stanca, che si siede nel posto sbagliato. In realtà lei era un'attivista per i diritti civili e il suo era stato un gesto organizzato, un gesto politico.  Ecco perché secondo me questo "frame" dell'innocenza non racconta bene la storia.  Così come a Genova.  Il movimento di Genova per un'opportunità politica giusta si è focalizzato da vent'anni sulla denuncia degli abusi, di quello che è successo, però con questo ha perso tutte le tematiche che erano anche tematiche conflittuali, di natura non innocente, perché era qualcosa che confliggeva con quello che si proponeva il governo.

"Abbiamo perso perché non ci credevamo abbastanza". Nel 2001 a Genova viene fatta piazza pulita di un movimento che cresceva da due anni e del quale rimane poca traccia... Come è stato possibile che tante voci siano state completamente messe a tacere da quello che, per quanto terribile, è stato un episodio?

Questa è una domanda cruciale e per la quale sicuramente non c'è una risposta singola.  Quello che credo è che un mese e mezzo dopo c'è stato l'11 settembre e questo ha cambiato l'asse politico, semantico, del mondo. Poi c’è stato probabilmente qualche errore, qualche ingenuità politica e ovviamente la repressione, lo shock, derivato, instillato con i metodi di Genova. Però le questioni sono ancora tutte aperte e credo che in parte il seme sia stato raccolto da movimenti come Fridays for Future, Black Lives Matter o da Non una di meno.  Quello in cui io credo e che vorrei tanto dire ai ventenni di oggi, come lo ero io ai tempi di Genova 2001, è: "Non credete a chi vi dice che siete superficiali, che non andate in profondità, perché sono le stesse litanie che si ripetono sempre e che dicevano a noi”.

Il mito greco - e i grandi archetipi della tradizione occidentale - ci danno dei modelli per interpretare le storie che viviamo, anche quando sono terribili o pongono delle domande inquietanti?  Ritieni che possano aiutarci a trovare delle risposte anche alle domande che l'oggi ci pone in maniera impellente?

I greci hanno toccato quasi tutto dell'animo umano e non l'hanno fatto in maniera fondamentalista, quindi da una parte il bene e dall'altra il male.  Una cosa che mi ha aiutato molto è stato ragionare sul concetto di giustizia, quindi sulle Erinni, le dee della vendetta. Nell'Orestea, che per la nostra civiltà segna il passaggio simbolico dall'ordine della vendetta a quello del logos, del pensiero, Atena fonda un tribunale e interrompe la lunga faida degli Atridi ma rivolge un monito – “Non cacciate dalla città ciò che fa tremare”. E infatti le Erinni vengono accolte nelle grotte sotto il tribunale.  Ovviamente ci sono tantissime esegesi su questo punto ma io credo che per il fatto stesso che queste dee fossero state poste "sotto" ma rimanessero visibili avesse questo significato: dobbiamo guardare sempre quello che abbiamo sconfitto perché fa parte di noi, fa parte dell'essere umano e prima o poi riemerge.

E questo secondo me, in termini democratici, vuole dire che dobbiamo essere sempre attenti, perché "quelle parti " fanno parte di noi.  Quindi in un certo senso anche noi siamo "tragici", nel senso che dentro di noi non c'è il bene, non c'è il male, noi non siamo i buoni e gli altri sono i cattivi, ma dobbiamo sempre essere attenti, sia come persone che come sistema civile, politico.

Grazie Valerio, dopo questa chiacchierata siamo un po’ più tristi e un po’ più felici, capita a volte, come nella vita.

I libri di Valerio Callieri

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Vive a Ciampino, al margine del raccordo anulare e degli aerei in decollo. Ha scritto e diretto il documentario I nomi del padre. Feltrinelli ha pubblicato Teorema dell'incompletezza (2017), vincitore del Premio Italo Calvino e È cosi che ci appartiene il mondo (2021).Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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