Arrivi e partenze

L’incredibile storia del digiunatore, secondo Enzo Fileno Carabba

La sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

La sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Quando ci si immagina il mondo degli artisti circensi si è trasportati in un mondo di lanciatori di coltelli, cerchi di fuoco, leoni, cilindri, cartomanti e ragazze tagliate in due.
Eppure, c’è un’altra figura – meno appariscente forse, ma non per questo meno affascinante – che anche senza lustrini e boati era in grado di incantare le folle nella seconda metà dell’Ottocento.

Si tratta del digiunatore, ovvero di colui che dà prova della propria resistenza fisica astenendosi dalla pratica del mangiare anche per svariate settimane. Oggi potremmo restare perplessi, di fronte a una performance così: in un mondo dominato da all you can eat, buffet da apericena e catene di fast food, l’idea di trascorrere un periodo di tempo prolungato senza voler toccare cibo ci può apparire bizzarra, abituati come siamo a relegare il digiuno alla sfera privata, e considerarlo una prescrizione medica o un fioretto per motivi religiosi.

“È difficile spiegare il fascino del digiunatore a chi non lo ha vissuto” ammette lo scrittore Enzo Fileno Carabba “Mentre a quel tempo…Nei casi più semplici il digiunatore si esibiva il ristorante: tu mangiavi, mentre lui no. Ma si trattava di un’esibizione che richiedeva grande pazienza, oltre che una considerevole dose di fiducia”.

Il digiunatore
Il digiunatore Di Enzo Fileno Carabba;

In questa biografia sentimentale, Carabba parte da una storia vera per trasfigurarla in un grande romanzo, che ci svela il valore del dubbio, le acrobazie dell'entusiasmo, la fierezza della semplicità. Perché è proprio lì, sul confine tra il pieno e il vuoto, dove la nebbia personale si dissolve nell'incontro con gli altri, che si nasconde la promessa dell'eternità.

E la fiducia è la stessa che Carabba richiede ai suoi lettori, che si ritrovano costretti a firmare il famoso patto di sospensione dell’incredulità: quella di Giovanni Succi è infatti una storia vera, ma tanto surreale da non sembrare nemmeno realistica: dal Canale di Suez al manicomio della Lungara, dalle strade del Cairo alle vie di Milano, il digiunatore vive avventure fuori dal comune e inizia ad attirare l’attenzione di medici e curiosi, scettici e ingenui.

Dapprima gli scienziati sono sicuri che si tratti di un imbroglione e ci scherzano su, poi iniziano a chiedersi se le sue gesta siano l’effetto di un qualche elisir o se siano fosse merito suo... insomma, non riescono a capire quale sia il segreto, ma devono concludere che qualcosa di straordinario c'è

Tanto straordinario che non soltanto Giovanni Succi incontra personaggi del calibro di Sigmund Freud e Buffalo Bill, ma finisce anche per entrare a far parte della storia della letteratura: è infatti di ispirazione a Franz Kafka per il racconto breve Il digiunatore, oltre ad essere al centro della curiosa Trilogia ipno-spiritica socialista di Giovanni Mirzan.

Racconta a questo proposito Enzo Fileno Carabba:

I socialisti erano interessati a Succi: lo vedevano come l'eletto in grado di mostrare la via all'umanità in modo da permetterle di superare i bisogni materiali.
D’altro canto, gli spiritisti erano attratti dall'aura che lo stesso Giovanni Succi diceva di avere attorno a sé: il digiunatore sosteneva di riuscire a mettersi in contatto con gli spiriti di grandi personalità del passato e di avere dentro di sé “lo spirito del leone”

La figura di Giovanni Succi appare ancora oggi avvolta da un velo di mistero.
Era un ciarlatano? Un folle? Un imbroglione?
Impossibile un parere univoco e impossibile una diagnosi definitiva, tanto che Carabba conclude la nostra intervista così: “Cesare Lombroso oggi ha una fama sinistra, ma su Giovanni Succi disse qualcosa di interessantissimo. ‘Succi non è pazzo. Lo è stato, forse, a volte, in passato’.
Lo trovo molto sdrammatizzante sul tema della follia. Siamo sempre lì a chiederci se uno è pazzo o non è pazzo… La pazzia è transitoria! Se qualcuno dicesse “Carabba è pazzo” … insomma, sarebbe un’affermazione pesante! Ma se dicesse che lo sono stato solo ogni tanto…”

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