Arrivi e partenze

Michela Marzano: “Mio nonno, fascista della prima ora”

Illustrazione di Laura Bornea - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Illustrazione di Laura Bornea - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Se potessi incontrare mio nonno oggi gli farei una domanda secca: "Perché? Perché quell'ideologia, perché così a lungo, perché così fortemente ancorata alla tua identità?"

Tutto inizia con alcune vecchie lettere ammuffite.
Michela Marzano, come la protagonista di un romanzo, vive un'epifania quasi per caso, rovistando in cantina.
La corrispondenza che rinviene porta alla luce un segreto che riguarda suo nonno paterno, testimoniando non solo un suo coinvolgimento con il partito fascista, ma il sostegno che questi offrì alla causa di Mussolini sin dalla prima ora. 

“Ci era sempre stato raccontato che il nonno fosse stato un deputato monarchico, perché era un magistrato e aveva giurato fedeltà al re. Invece era un fascista della primissima ora” spiega Marzano, che in Stirpe e vergogna (Rizzoli, 2021) parte della propria vicenda familiare per allargare lo sguardo e fare il punto su un paese che non ha ancora voluto fare i conti con il fascismo.

Stirpe e vergogna
Stirpe e vergogna Di Michela Marzano;

Tra romanzo e memoir, un libro dalla voce schietta e incalzante, che pur sospendendo il giudizio non smette di interrogarci e di invitarci a coltivare la memoria, perché “solo così si può sperare che certe cose non accadano più"

Lettera dopo lettera, medaglia dopo medaglia, Michela Marzano porta alla luce la figura del nonno paterno, arrivando a chiedersi se la ragnatela di bugie intessuta dalla sua famiglia sia soltanto un’omissione intrisa di vergogna o piuttosto indice di una rimozione collettiva: quando si parla del ventennio fascista tutti sono pronti a sostenere di aver avuto un nonno partigiano, ma allora come spiegare l’humus culturale che permise il proliferare dell’ideologia mussoliniana?

“Nella famiglia di mio padre è successo quello che è successo in tantissime famiglie italiane: nel momento in cui la guerra è finita si è messo un punto e si è andato a capo, a livello familiare e a livello nazionale,” afferma la scrittrice, che in Stirpe e vergogna danza in bilico fra il romanzo e il memoir, intrecciando i propri ricordi ad alcune delle pagine più fosche del nostro passato.

Pagine come quelle lettere trovate in cantina.
Pagine che, pur essendo di difficile lettura, devono essere lette: perché l’inchiostro può essere mezzo sbiadito, ma la vergogna è ancora viva e bruciante come una ferita aperta.

Il libro si apre con una citazione di Oliver Sacks: "Per essere noi stessi dobbiamo avere noi stessi".

Il problema che ognuno di noi ha, a livello identitario, è che per riuscire a definirsi ha bisogno di poter avere almeno alcuni elementi chiave della propria esistenza e della propria storia: quando ci si confronta con un segreto di famiglia è difficile immaginare il futuro, perché c'è qualcosa che ci blocca.

Qual è il segreto di famiglia che si racconta in Stirpe e vergogna?

È un segreto che riguarda mio nonno paterno: ci era sempre stato raccontato che il nonno fosse stato un deputato monarchico perché era un magistrato e aveva giurato fedeltà al re, restandogli fedele fino alla fine. In realtà, come poi ho scoperto, mio nonno più che monarchico era sempre stato fascista. Un fascista della primissima ora.

Si tratta di un segreto che la famiglia si è sempre premurata di tenere nascosto, fra omissioni e silenzi…

Nella famiglia di mio padre è successo quello che è successo in tantissime famiglie italiane: nel momento in cui la guerra è finita si è messo un punto e si è andato a capo, a livello familiare e a livello nazionale.
Nel 1946 nasce la Repubblica e il primo decreto che Palmiro Togliatti fa in quanto ministro della Giustizia è un decreto di amnistia.
Nel 1948 tutti coloro che erano stati epurati dalla pubblica amministrazione vennero reintegrati.
L'idea era quella di pacificare il nostro paese.
Tre anni fa con M, Scurati ha provato a fare i conti con la storia dell'Italia, adottando però un punto di vista esterno per raccontare la storia di Mussolini. Io ho voluto fare qualcosa di simile, ma al contempo diverso. Quando raccontiamo la storia ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri studenti, ognuno parte dalla propria, di storia.

E per partire a raccontare la propria storia da dove si parte, se non dal titolo? Quello di Stirpe e vergogna è particolare, perché la parola stirpe oggi non gira sulla bocca di molti…

“Stirpe” è una parola datata, molto utilizzata nel ventennio, quando si parlava di “italica stirpe”. È una parola che mio nonno utilizzava e che di solito serviva per indicare la famiglia. Dal momento che questo è un libro che parla dei conti che vengono fatti con la famiglia, quando mi sono trovata a cercare il titolo mi sembrava importante coniugare stirpe e vergogna: alla fine l'Italia intera si è dovuta liberare da questa vergogna e da certe parole: “stirpe”, “razza”, “sangue malato”, e così via…

La famiglia, luogo della massima accoglienza, è anche un luogo di massima ambiguità, perché in mezzo ai nostri familiari possiamo essere noi stessi, eppure siamo anche altro.

Siamo sempre uno, nessuno e centomila, come direbbe Pirandello: c'è sempre una parte di alterità all'interno di ognuno di noi, però effettivamente se c'è un luogo dove ognuno spera di poter essere autenticamente sé stesso è proprio la famiglia. Ma qual è il problema? il problema è che quando veniamo al mondo nasciamo col carico di aspettative che i nostri genitori ripongono su di noi, talvolta vedendoci diversi da quello che siamo. E nel momento in cui abbiamo dei figli proiettiamo anche noi una serie di aspettative su di loro: vorremmo sempre che chi ci circonda fosse altro rispetto a ciò che è, e quindi tutto poi si ingarbuglia.

Un esercizio retorico: se oggi potesse dire qualcosa a suo nonno, che cosa gli direbbe?

Gli farei una domanda secca: "Perché?"
Perché quell'ideologia, perché così a lungo, perché così fortemente ancorata alla tua identità?
E poi gli chiederei nuovamente perché: perché non ne hai mai parlato con tuo figlio, cioè con mio padre? Perché renderlo un segreto, dal momento che comunque hai conservato tutto? Perché a un certo punto l'oblio? Perché non parlarne?

 

Ma i morti non parlano.
E, dove non arriva la viva voce dei protagonisti della Storia, arriva la penna degli scrittori come Michela Marzano.

I libri di Michela Marzano

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