Arrivi e partenze

La fortuna del Tre. Il ritorno in libreria di Valérie Perrin

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Eugenio Montale riconosceva nel numero “tre” un numero fortunato, in grado di “salvare capra e cavoli” all’interno di una radicale e pessimistica sfiducia nell’esistenza. Una curiosa coincidenza vuole che sempre il numero “tre” sia un numero fortunato riguardante ben due Perrin. Tre, come il numero primo appartenente alla sequenza dei numeri di François Olivier Raoul Perrin. Tre, come i romanzi scritti da un’autrice raffinata e, probabilmente, più acclamata e conosciuta del matematico omonimo: Valérie Perrin.

Tre sono le esistenze che si intrecciano nel suo ultimo libro. Tre, proprio come il titolo dell’attesissimo romanzo che segue il bestseller Cambiare l’acqua ai fiori (E/O, 2019), edito sempre da E/O. Tre è un “polar amoreux”, come lo definisce la stessa Perrin, una storia di amore e di amicizia, colma di affetti, di perdite, di prime volte e di mistero. Valérie Perrin tratteggia magistralmente le complessità e le logiche emotive dei suoi personaggi in un racconto di formazione struggente e implacabile che segue i tre amici protagonisti da un’età giovanile carica di attese e speranze, al disincanto e alle ombre della vita adulta.

“Tre sono gli amici d’infanzia che si incontrano all’età di dieci anni. Due bambini e una bambina, che crescono in modo fusionale dall’età di dieci anni fino ai diciott’anni, momento del diploma.
Tre è anche la storia di tre fasi della vita che racconto”.

A fianco dei tre amici presentati, ce n’è un quarto: una donna, la narratrice, che ci racconterà tutta la loro storia, quel che sono diventati, l’evoluzione del loro rapporto.  

In una conversazione preziosa e ricchissima di fonti di riflessione, Valérie Perrin ci svela qualche dettaglio in più a proposito di Tre, il romanzo che sancisce il suo ritorno in libreria, con la profondità e la delicatezza con cui è solita portare i lettori fino al cuore delle sue storie, soffermandosi, in particolare, sulla genesi e sui temi del libro.

Tre
Tre Di Valérie Perrin;

1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai. 2017. Un'automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti.

L'INTERVISTA

Buongiorno, Valerie! Sembrerebbe esserci una relazione di qualche tipo fra Philippe Besson, lo scrittore, e il suo romanzo. Ci può dire di più?

Effettivamente c’è un legame fra un libro di Philippe Besson e Tre. Questo legame è la gioventù e riguarda il modo in cui mi è venuta voglia di scrivere Tre. Quando ho scoperto un libro di Besson che s’intitola “Non mentirmi”, ne sono rimasta sconvolta a tal punto che tutt’un tratto mi son detta “Ho voglia di scrivere di questo! Ho voglia di parlare dell’infanzia, dell’adolescenza e di come questa adolescenza – la nostra gioventù – condizioni la nostra vita futura”.

Anche l’amicizia gioca un ruolo molto importante, nel romanzo. Ma cos’è, esattamente, l’amicizia, per Valérie Perrin?

Beh, l’amicizia è esattamente sullo stesso piano di una storia d’amore.
Non pongo praticamente frontiere fra l’amore “amoroso” e l’amore amicale, perché penso sia necessario piacersi e ritengo che in tutti e due i casi si passi per una forma di seduzione, per l’affinità nel gusto, per il saper ridere… sono molto vicine, come esperienze: un’amicizia può durare tutta una vita, come un amore. E penso che possa subire gli stessi cambiamenti dell’amore: d’un tratto non si hanno più gli stessi desideri, si ride meno, assieme…
L’amicizia è un sentimento molto forte, cresce ogni giorno, in lei ci si rispecchia, la si vive… voilà!

Cosa può raccontarci su Virginie, la cui voce è importante, all’interno del romanzo?

Posso dire che Virginie è un gran mistero.
Restiamo colpiti, mentre racconta la storia dei tre, ci fa capire che ne conosce più di quanto dica, ci dà dettagli apparentemente folli. Scopriamo rapidamente che lei era assieme a loro, alle elementari. A svelarlo è una foto di classe, a proposito della quale lei dice “ero in quella classe” … ma non vi dirò di più.

Giusto preservare il mistero… in fondo, nel romanzo c’è anche una componente “polar”, di genere. Viene rinvenuta un’automobile, sul fondo di un lago…

È questo il fatto sul quale indaga Virginie, la narratrice.
A partire dal ritrovamento della una macchina nel lago, Virginie inizia a domandarsi se c’è un rapporto tra questo evento e la scomparsa di una giovane donna avvenuta proprio nello stesso giorno in cui la macchina era stata rubata, un giorno di agosto del 1994.

Nel suo libro la musica gioca un ruolo molto importante.
Come si è avvicinata a questo aspetto musicale, nella scrittura?


Io penso che la colonna originale di Tre sia la colonna sonora originale delle nostre vite… o almeno delle nostre vite francesi. Ed è vero che la musica è molto importante: ogni incontro porta con sé un ricordo legato a un brano celebre, a partire dal momento in cui si ascolta una vecchia canzone degli INXS, si sa esattamente dove eravamo, in quale posto e con quali amici… è come quando si incrocia qualcuno per strada che porta un profumo particolare. Si respira quel profumo e… “ah! Mi ricordo che ero in quel posto…”. E con una canzone è esattamente la stessa cosa. La musica non è legata solamente ai miei tre personaggi e alla loro storia, ma è legata alla nostra propria storia di bambini che si incontrano nel 1976, che si rincontrano nel 1986 e dei quali si racconta la storia fino al 2017. La musica è presente nelle nostre vite.  Sempre.

Ritiene che il suo occhio da fotografa abbia influenzato in qualche modo la sua scrittura?

Sono convinta che i miei tre romanzi siano tre film, praticamente sceneggiati. Lo sono tutti.
Il primo, Il quaderno dell’amore perduto, il secondo e Cambiare l’acqua ai fiori, il terzo… manca solo che qualcuno dica “Ciak! Si gira”, perché è un susseguirsi di scene, più che una successione di capitoli.
E quindi c’entra per forza il mio lavoro di co-sceneggiatrice assieme a un maestro come Claude Lelouch, dal quale ho appreso le prime tecniche della sceneggiatura. Sì, ho imparato così: vengo da questa scuola di cinema. La scuola migliore.

Le fa piacere sapere che tante persone in tutto il mondo abbiano letto “Cambiare l’acqua ai fiori”?

Sì, Cambiare l’acqua ai fiori nel 2020 è stato il libro più letto in Italia.
Sarò per sempre riconoscente agli italiani, per questo. Mi rendo conto che è un libro che sconvolge i lettori, che offre loro una sorta di terapia e che – oltretutto – viene molto regalato. C’è chi regala Cambiare l’acqua ai fiori come si regala un bouquet di fiori, per invitare qualcuno a cena, fuori… e questo mi colpisce molto. Credo anche che il fatto che il libro sia uscito in un periodo estremamente complicato – a causa del Covid e del confinamento - abbia inciso perché gli si riconosceva un valore di “rifugio”. In un mondo che va veloce e schiaccia tutto, Violette ci spiegava che non è necessariamente così, che bisogna cominciare a rispettare la natura, gli animali e noi stessi per poter vivere bene. E d’un tratto, senza che fosse previsto, questo libro ha colpito così tanto, in tutto il mondo… scoprire che il mondo era tanto sconvolto a causa di qualcuno – e che quel “qualcuno” ero io - mi ha completamente sconvolta, a mia volta.

I libri di Valérie Perrin

Conosci l'autrice

 

 

Valérie Perrin ha lavorato a lungo come fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi. Il suo romanzo d'esordio, Il quaderno dell'amore perduto, è stato pubblicato in Italia da Nord nel 2016. Nel 2019 Cambiare l'acqua ai fiori viene pubblicato in Italia da E/O. Tra le altre sue pubblicazioni ricordiamo: Tre (E/O 2021).Fonte fotografia: Pascal Ito.

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