Arrivi e partenze

“A-a-ammazzatissima! Sotto i raggi del sole”. Enrico Franceschini ci serve un Ferragosto romagnolo in tintarella di giallo

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

La voce della Romagna, la musica delle vacanze, che arriva sul lungomare come un mormorio sommesso, indecifrabile” e una colonna sonora memorabile, da Abbronzatissima di Edoardo Vianello al Saint Tropez twist di Peppino di Capri, a scandire un susseguirsi frenetico di intrighi e misteri. Riusciranno le sabbie della riviera più pazza del mondo a coprire i delitti che insanguinano la stagione balneare?

È in questo clima - sospeso fra il languore di una terra accogliente e le ombre di un passato mai davvero sepolto - che matura il Ferragosto di Enrico Franceschini, romanzo edito da Rizzoli. Se nel precedente Bassa marea (Rizzoli, 2019) l’estate stava arrivando, in questa nuova commedia gialla circumnavighiamo attorno alla boa di Ferragosto, quella data fatidica che “segna il cambio di stagione, perlomeno in Romagna”. Tra le ripetute lamentele per il caldo che nella dolce assonanza del dialetto finiscono per somigliare a delle litanie (“U sciòpa de’ chèld”), i Ray-Ban inforcati boriosamente e mille situazioni felliniane, il delitto di un fotografo si intreccia alla scomparsa del tesoro che Mussolini avrebbe nascosto nella casa dove passava le vacanze a Riccione con sua moglie Rachele.

Il tesoro di Riccione, sì. D’altra parte, è noto: si torna sempre dove si è stati bene. E proprio come il protagonista dei suoi romanzi – Andrea Muratori, per tutti “il Mura”, giornalista in pensione dopo una vita passata a fare il corrispondente dalle capitali di mezzo mondo - Enrico Franceschini torna assieme alla sua penna scanzonata e affilatissima all’adorata riviera romagnola. Tra “bambini sporchi di sabbia dalla testa ai piedi, madri cariche di sporte e padri con una montagna di secchielli”, Ferragosto trascina il lettore in un viaggio dissacrante, divertente e pieno di sferzante ironia a bordo di un pedalò che lo porta al largo, alla ricerca della verità insieme al Mura e alla sua combriccola.

Ferragosto
Ferragosto Di Enrico Franceschini;

Spiagge traboccanti di turisti, mare invaso di pedalò e un caldo da scoppiare: è quasi Ferragosto sulla Riviera romagnola e un noto fotografo viene ritrovato assassinato. A investigare è Andrea Muratori, giornalista in pensione e detective dilettante.

"Pedalò" non è un sostantivo, nei tuoi romanzi, Enrico: è un passato remoto! Una delle poche certezze che avevamo era la riviera romagnola, coi suoi languori e i suoi piaceri. E tu ce la mostri come un posto nel quale gli assassini sono più frequenti dello strutto per le piade! Ma perché?

Bè, ma perché nei gialli ci vuole inevitabilmente qualche delitto!!! E i delitti, in Romagna, stando a quanto ci dice la cronaca vera, non mancano. Ferragosto è sì un giallo, ma anche una mia dichiarazione d’amore alla Romagna. Racconta questa terra di cui mi sono innamorato e in cui ho passato i primi vent’anni della mia vita estiva, guardando i capolavori di Fellini…che ti fanno ridere e, nello stesso tempo, ti commuovono: è un po’ quello che vorrei fare io con la mia storia romagnola.

"Mura", per uno che faccia il giornalista, non è un cognome né un soprannome qualsiasi... e una vecchia volpe come te non può non saperlo! Dicci qualcosa di più sul tuo protagonista, Enrico.

Per il personaggio di Andrea Muratori, Mura – come lo chiamano tutti – Gianni Mura, grandissimo giornalista e scrittore, è stato senz’altro un punto di riferimento. Un giornalista un po’ scalcagnato, non nel modo in cui scriveva, che era sublime, ma nel modo in cui viveva. Anche Mura è molto scalcagnato: non bada all’abbigliamento e vive in un capanno su palafitte con pochissimi soldi, interessato soltanto ai suoi amici, alle donne e alla ricerca della verità. Un Grande Lebowski della riviera romagnola, ecco.

La Romagna è una terra di contrasti: da Cesenatico a Predappio non corre tutta questa distanza, almeno in termini di chilometri...  Cosa si agita, oggi, nel "ventre molle" della tua terra?

È una terra di contraddizioni, proprio come siamo noi italiani: è la terra pacifica, calorosa che ha inventato il turismo di massa, che ha permesso a tutti gli italiani di andare in vacanza con mille lire al giorno. Ma è anche una terra sanguigna, di gente che si arrabbia, che batte il pugno e in questo, secondo me, rappresenta molto il nostro Paese: è il Sud del Nord e il Nord del Sud.

Già. Senza tener poi conto della "azdora" romagnola! … raccontaci qualcosa di questa figura mitologica, Enrico.

La azdora romagnola è la moglie, la padrona di casa, colei che è l'àncora della famiglia, il porto che la tiene in piedi e che è dotata di una sagacia particolare di cui non sempre l'uomo si rende conto: pensa di comandare lui e, invece, è lei che comanda. Grazie alle azdore, in famiglia, c’è più armonia: sembra un concetto arcaico di un’Italia antichissima che però rimane ben radicato in una terra di grande modernità e innovazione. Anche la mia è una storia di quattro amici fanfaroni in cui, nel bene e nel male, a decidere sono le donne.

...e poi, oltre a una buona dose di thanatos che scopriamo con gli omicidi, c'è l'eros. Tanto eros! Il tuo è un romanzo erotico, nel senso più gioioso e solare del termine. Dicci la verità: quanto può esser divertente – e quanto è pericoloso - scriverne?

È pericolosissimo scrivere di erotismo! Io ho provato a farlo riproducendo, veramente, il modo in cui ne parlo con i miei amici e in cui la gente ne parla tutti i giorni, magari una maniera politicamente scorretta e un po’ ridanciana. Nel romanzo, questa versione dell’eros coinvolge uomini, donne, trans, scaltre ballerine della Martinica e, in questo senso, il racconto del sesso, così veritiero e dissacrante, vuole soprattutto far sorridere.

Enrico Franceschini per "Bassa marea"

Un podcast d'attualità da ascoltare ogni mattina

Sapevate che, oltre a fare il giornalista ed essere autore di diversi libri, Enrico Franceschini collabora anche con Maremosso? Nel podcast "Bassa marea", Franceschini ci racconta il suo punto di vista su una notizia di attualità

Senti, Enrico: ma dopo quarant'anni passati a raccontare la politica internazionale come inviato, quant'è divertente e liberatorio poter inventare ciò di cui si scrive?

Ah, è molto liberatorio! Io dico sempre che il giornalismo e la narrativa sono come il matrimonio e l’amante: il giornalismo lo fai ormai a occhi chiusi e lo scrittore - l'amante - lo fai la sera, anche quando sei stanco, al termine della giornata, ma carico di energia ed eccitazione… anche questo potrebbe considerarsi un aneddoto erotico e politicamente scorretto. Perché scrivere ti dà l'opportunità di vivere un'altra vita. Nonostante abbia la fortuna di continuare a fare il giornalista a Londra anche dopo la pensione dalla carriera giornalistica, non nascondo che mi sarebbe piaciuto provare un altro tipo di esperienza. Avrei fatto quello che fa il Mura: tornare nella mia terra, vivere su un capanno in riva al mare a Cesenatico e ritrovarmi con gli amici di sempre a fare il detective privato…possibilmente con delle clienti simpatiche.

I libri di Enrico Franceschini

Conosci l'autore

 

 

Enrico Franceschini è scrittore e giornalista. Ha ricoperto il ruolo di corrispondente per il quotidiano “la Repubblica”, nelle sedi di Londra, New York, Washington, Mosca e Gerusalemme. La sua opera Vivere per scrivere è stata finalista al Premio Estense nel 2018. Tra i suoi libri: Londra Babilonia (Laterza, 2011), Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita (66th and 2nd, 2017), L' uomo della Città Vecchia (Feltrinelli, 2017), Vivere per scrivere. 40 romanzieri si raccontano (Laterza, 2018), Bassa marea (Rizzoli, 2019) e Ferragosto (Rizzoli, 2021). Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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