Diario di bordo

Babij Yar era un fossato alla periferia di Kiev

Giovedì, 3 marzo

Già un milione di profughi, l’invasione avanza.
I morti crescono di ora in ora, insieme all’eroismo ucraino. Le armi promesse si spera siano per strada. Tutti quelli che possono, fanno qualcosa; il Corriere della Sera esce “giallo e blu”.

Ogni giorno, da quei luoghi, vengono lezioni di storia dimentcata.
Ieri, per esempio, è stata data notizia che il missile che ha distrutto la torre TV di Kiev, ha danneggiato anche il “memoriale di Babij Yar”.

Ognuno di noi è autorizzato a non sapere di che cosa si tratti, ma i libri possono dare una mano.
Babij vuol dire “fossato”, Yar è la località. Era un profondo fossato lungo 150 metri e largo 30 alla periferia di Kiev. 
Fu il teatro dell’uccisione di 33.771 ebrei di Kiev tra il 29 e il 30 settembre 1941, immediatamente dopo l’invasione nazista.
Deportati, impilati come sardine e fucilati come “nemici sovietici”; il massacro, compiuto da truppe tedesche (anche riservisti) e volontari ucraini, è dagli storici considerato l’inizio dell’Olocausto. Ma all’epoca non se ne seppe niente.
Non venne ricordato neppure quando le truppe di Stalin, nel 1943, ripresero il paese. Così come pure il ricordo del massacro venne rimosso dopo la liberazione del 1945 ed era “sconveniente” parlarne fino a due decenni fa.

Nel 2019 Adelphi ha pubblicato il romanzo di Anatolij Kuznecov su quel massacro.
Si chiama, semplicemente “Babij Yar “.

 Dal risvolto di copertina:

“[…] Tolik ha solo dodici anni, ma non gli ci vorrà molto per capire che le speranze del nonno sono vane. Ben presto Babij Jar, il burrone nei pressi di Kiev, diventerà la tomba della popolazione ebraica, e poi di zingari, di attivisti sovietici, di nazionalisti ucraini, dei calciatori della Dinamo che si sono rifiutati di farsi battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, di chiunque abbia rubato del pane. E mentre da Babij Jar giunge senza tregua il crepitio delle mitragliatrici, mentre gli attentati organizzati dagli agenti dell'Nkvd devastano la via principale e persino la venerata cittadella-monastero, mentre cominciano le deportazioni verso la Germania, Kiev si trasforma in una città di mendicanti a caccia di cibo….” 

Il memoriale venne finalmente eretto solo dieci anni fa. È quello colpito da Putin due giorni fa.

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