Diario di bordo

Biden attack!

Venerdì 5 gennaio

Era l’anniversario di quella “cosa” successa il 6 gennaio 2021 a Washington, capitale degli Stati Uniti, quando una folla di seguaci di un presidente che aveva perso le elezioni assalì e devastò (5 morti e 300 feriti) il Campidoglio, allo scopo di invalidare il risultato elettorale. Ieri si commemorava il “fatto inaudito”, in un paese diviso come forse mai era accaduto prima nella sua storia e con una grossa nube nera davanti a sé: che il 6 gennaio possa ripetersi, che i fondamenti della democrazia americana – il pacifico passaggio dei poteri dopo le elezioni – siano stati sovvertiti per sempre.

E si aspettava l’intervento del presidente degli Stati Uniti, il 79enne democratico Joe Biden, la cui elezione venne drammaticamente certificata proprio il 6 gennaio di un anno fa.  L’uomo ha fama di “conciliatore”, “pacificatore”, “trattativista”, ed in questo momento è frustrato dai sondaggi bassi e dalla difficoltà di far passare le sue politiche sociali in un Senato in cui non c’è una chiara maggioranza.
In più, è informato del clima del paese in cui la propaganda trumpista sta “fascistizzando” il partito repubblicano.

Il suo discorso è stato diverso da quello che tutti si aspettavano: Biden ha attaccato, con passione e con veemenza.
Ha accusato Trump– senza chiamarlo mai per nome, ma nominandolo per 16 volte come “’l’ex presidente” - di aver aizzato la folla del 6 gennaio, di aver sparso – e di continuare a farlo – una rete di notizie false al solo scopo di difendere “il suo profitto e il suo potere”, di continuare a minare le fondamenta del vivere civile e lo ha paragonato ad un “coltello alla gola della democrazia”. Ha poi aggiunto, e questa è la novità, che la Casa Bianca non assisterà imbelle alla distruzione della democrazia, ma lotterà con tutti i mezzi a sua disposizione (il presidente Biden può orientare l’azione giudiziaria; è il capo supremo delle forze armate; dispone di mezzi di persuasione nel gioco parlamentare). Ha fatto riferimento all’”ora più buia” che l’America sta vivendo, ma ha promesso – anche simbolicamente parlando da una sala che ricorda il Lincoln della guerra civile – che la democrazia americana non morirà senza combattere.

E dunque, adesso, il mondo sa qualcosa in più di ciò che sta realmente accadendo in America. Così come, dopo le parole di Churchill contro l’Hitler vittorioso del 1941, l’Inghilterra aprì gli occhi.  

Gran discorso, quello di Biden. Ce ne ricorderemo.
Se vinceremo noi, beninteso.   

La democrazia sotto attacco

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