La redazione segnala

Un red carpet lungo novant’anni: comincia la Mostra del Cinema di Venezia

Abbiamo ancora tanto bisogno di cinema per allontanarci dalla nostra vita, viaggiare, scoprire gli altri e il cinema ha bisogno di noi, di ogni tipo di spettatore

Rocío Muñoz Morales

Sì, ne abbiamo bisogno, e anche una gran voglia. Di sederci sulle poltrone comode di un multisala o su quelle sgangherate del nostro politeama di provincia. Di farci trascinare in una storia che avviene tutta di fronte ai nostri occhi e dentro di noi. E la Mostra del Cinema di Venezia è uno dei modi più affascinanti ed eccezionali che abbiamo per dimostrare alla settima arte la nostra devozione

La 79a Mostra del Cinema si terrà dal 31 agosto al 10 settembre, e non è un caso che siano attesi tanti attori e attrici da tutto il mondo: la cornice del lido di Venezia, l’atmosfera di fine estate e la sua bellezza decadente sono elementi che da soli ci fanno sentire in un film. Un traguardo, poi, da festeggiare senza risparmiarsi, perché la rassegna veneziana compie novant'anni, testimoniati, raccontati e analizzati nel libro del grande critico cinematografico Gian Piero Brunetta, intervistato dalla nostra redazione qui.

Costelleranno il red carpet i grandi del cinema, ma sono attese soprattutto le giovani promesse: Cate Blanchett, Anthony Hopkins, Monica Bellucci, Alessandro Borghi, Valerio Mastandrea sono i volti notissimi che potrebbero sbarcare letteralmente alla kermesse; e tra le più amate nuove star ci sarà Elodie (abbiamo parlato del film in cui ha recitato, Ti mangio il cuore, qui), Harry Styles, Timothée Chalamet per il nuovo film di Luca Guadagnino, e Ana De Armas nei panni di Marilyn Monroe in Blonde, tratto dall’omonimo libro di Joyce Carol Oates. Ad aprire il festival c’è anche un altro film figlio della buona e vecchia letteratura americana, White noise, tratto dal romanzo di Don De Lillo Rumore bianco e diretto da Noah Baumbach, reso noto al pubblico giovanissimo per Storia di un matrimonio, disponibile su Netflix.

E mentre tutti pensano che basti un programma così ricco a rendere la rassegna imperdibile, la Biennale ha voluto strafare. Basta ricordare che a presiedere la giuria ci sarà Julianne Moore (e chi meglio di lei, per giudicare il buon cinema, premio Oscar nel 2014 con Still Alice) e uno dei membri Kazuo Ishiguro (ricordate Non lasciarmi e Quel che resta del giorno, quei romanzi pazzeschi diventati film altrettanto pazzeschi?). E la madrina dell’intera Mostra sarà nientemeno che Rocío Muñoz Morales, attrice e conduttrice spagnola che ha già calcato i palchi di Sanremo nel 2015 in qualità di presentatrice.

Di seguito, cinque film da non perdere per godervi una Mostra del Cinema all’insegna dell’arte e della bellezza.

White noise di Noah Baumbach

Una vita semplice, in linea con la maggior parte delle vite americane del nuovo millennio, devote al consumismo e placidamente indifferenti. Ma all’improvviso la famiglia di Jack Gladney, alle prese con le sue piccole scaramucce quotidiane, si trova a dover fare i conti con un incidente ambientale dalla portata devastante.

L’immensità di Emanuele Crialese

Ancora una famiglia, ancora i dissidi di ogni giorno. Un equilibrio fragile calato nella Roma degli anni settanta: qui non avviene un cambiamento, ma è ciò che si rende necessario per non sprofondare in un circolo vizioso e diabolico in cui l’odio e il rancore sono sempre in agguato. Con Penelope Cruz, è il film che Crialese aspettava di fare da tutta una vita, e noi siamo curiosi di vederne il risultato.

Bones and All di Luca Guadagnino

Anche qui c’è un romanzo dietro, Bones and All di Camille DeAngelis, e a interpretare uno dei giovani protagonisti c’è Timothée Chalamet. È la storia di un amore cannibale, letteralmente, perché Maren Yearly mangia i cuori delle persone che ama. E per questo non è mai stata compresa da nessuno, neppure da sua madre. Il film è il racconto del suo viaggio per ritrovarsi, e per trovare un amore da non divorare.

Blonde di Andrew Dominick

La storia di Marilyn Monroe nella rilettura di Joyce Carol Oates, che reinventa l’attrice simbolo degli anni cinquanta mostrandone debolezze e complessità. Un film sul successo e la celebrità, da non perdere non tanto per il valore biografico, quanto per quello umano che risuona in tutti noi.

Saint Omer di Alice Diop

Rama è una scrittrice e vuole scrivere un riadattamento della Medea; decide quindi di seguire il processo di Laurence Coly, una donna accusata di aver assassinato la figlia di quindici mesi. L’accusa è di aver abbandonato la bambina su una spiaggia in Francia durante l’alta marea. Il materiale per scrivere un grande romanzo c’è, ma non è quello che Rama si aspetta: la spirale di orrore in cui comincerà a precipitare mostrerà lati di lei e del mondo inediti e inquietanti.

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