La pirateria del libro cancella 13mila posti di lavoro 

Emerge dall’ultima indagine Ipsos per AIE (Associazione Italiana Editoria) e FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) che il fenomeno della pirateria nel settore editoriale sta assumendo dimensioni sempre più importanti. Un italiano su tre ha scaricato almeno un libro, ebook o giornale in maniera gratuita nell’anno 2021. E se fare il furbetto può sicuramente farci risparmiare, bisogna tener conto che ogni nostro click ha una reazione uguale e contraria che incide non solo sul mondo dell’editoria, ma anche sull’economia nazionale.

Diamo un po’ di numeri. I libri piratati costano al settore editoriale 771 milioni di mancato fatturato. A rimetterci non sono solo le case editrici, ma anche il Fisco che perde 322 milioni. Se non vogliamo parlare solo di soldi, si può pensare che il fenomeno ormai dilagante sta togliendo 5400 posti di lavoro diretti e, contando anche l’indotto, si arriva addirittura a 13.100.

È chiaro che il settore ne sta risentendo, in tutti i campi. La pirateria, infatti, colpisce proprio tutti. Libri cartacei, ebook, audiolibri e giornali. Se si vuole andare più nello specifico si vede che il 23% degli italiani ha scaricato da siti illegali un ebook o un audiolibro, il 17% ha ricevuto da amici o familiari almeno un ebook, il 7% ha ricevuto in regalo un libro fotocopiato, il 6% ha condiviso con amici abbonamenti o codici di accesso per ebook e audiolibri, il 5% ha fotocopiato un libro.

Se i dati sono già allarmanti così, la situazione prende una piega ancora più preoccupante se si pensa che la maggior parte dei furbetti è consapevole che quello che sta facendo è illegale, si parla dell’82%, e il 68% è convinto che non sia così grave e che essere scoperti sia una possibilità veramente remota. Questo, non ci stupisce più di tanto.

Ma dove vanno cercati questi pirati? I settori più colpiti sono quelli dell’editoria universitaria e professionale. Ma quanti effettivamente si aggirano tra copisterie un po’ losche, canali Telegram e siti ambigui? Se si parla di liberi professionisti, quindi avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, la percentuale è al 56%. Diverso è per l’editoria universitaria, in cui la pirateria si attesta all’81%. Che dire, i più furbi sono sicuramente tra i banchi a lezione.

Se la pirateria permea tutto il settore editoriale, è importante ricordare che i pirati sono più presenti nel formato digitale. Non sono esenti nemmeno gli autori che si auto-pubblicano. I pirati, infatti, si sono infiltrati anche tra il self-publishing, rendendo disponibile in rete anche i libri di questi autori, da scaricare in maniera non del tutto legale.

Qual è il modo di reagire allora? Da tutti i fronti viene un’unica risposta: agire all’insegna della repressione e di un cambiamento di cultura. Il piano è quello di rafforzare le campagne di sensibilizzazione alla domanda legale di informazione e cultura, tramite strumenti come 18App, il bonus per le biblioteche, iniziative da portare nelle scuole, come per esempio #ioleggoperché. Sarà, inoltre, necessario avvisare chi scarica questo tipo di contenuti culturali in maniera illegale che tale condotta è sanzionabile.

Punti chiave del piano d’accatto alla pirateria saranno guardare a tutti i colpiti dal fenomeno e alla ricerca di soluzioni innovative per promuovere l’offerta legale ed educare che con la pirateria non si risparmia solamente, ma si incide su persone, che al di là dei dati qui forniti non sono numeri. Inoltre, se i pirati non hanno vita facile in altri paesi europei, come in Francia dove devono pagare una multa, perché in Italia dovrebbe essere diverso?

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