Diario di bordo

Ragazze saudite in ferrovia, ragazze cinesi all’università

Venerdì 18 febbraio

Due notizie inaspettate, che più diverse non potrebbero essere. Ma forse hanno qualcosa in comune.

La prima viene dall’Arabia Saudita del famigerato Mohamed bin Salman; il suo paese sta sviluppando un enorme investimento urbanistico intorno ai luoghi sacri dell’Islam, Medina e La Mecca, meta ogni anno di milioni di pellegrini.
La Renfe (società pubblica spagnola dei treni ad alta velocità, la loro Trenitalia) ha vinto l’appalto per l’espansione della rete ferroviaria ad altissima velocità, che già ora conta 20 treni al giorno con favolosi impianti di aria condizionata e meccanismi modernissimi per la pulizia continua dei vetri dalla sabbia del deserto. Renfe (... a proposito: perché non l’abbiamo vinto noi, l’appalto, visto che abbiamo buone relazioni con MbS?) ha pubblicato un bando di assunzione per 30 posti di donne conduttrici di treno; hanno fatto domanda 28.000 donne saudite, metà delle quali ha già superato gli esami preliminari di conoscenza della lingua inglese e test pratici. Si ricorda che in Arabia Saudita le donne hanno avuto il permesso di prendere la patente di guida solo dal 2018… ed ora questa manifestazione di indipendenza, di riscatto, chi se la sarebbe mai immaginata?

La seconda notizia viene da San Francisco, California.
Due giorni fa si votava un referendum locale, per decidere se mantenere o togliere la fiducia all’assessorato per la scuola della città, accusato di aver malgestito la pandemia e di aver dedicato troppo tempo a cambiare nome a scuole intitolate a personaggi di un passato razzista. Ci si aspettava un’affluenza bassa e invece è stata enorme, unicamente per l’iniziativa della comunità cinese, che conta il 25 per cento della popolazione; con il resto di “asian american” si arriva al 40 per cento.
Motivo: la discriminazione anti-asiatica dell’assessorato; in particolare il fatto che l’ammissione al prestigioso liceo Lowell, la grande scuola pubblica di élite, da sempre legata al merito, venga ora decisa con una lotteria, con una parte dei posti assegnati per legge a latinos e neri.
Il fatto è che – da almeno vent’anni – gli studenti asiatici sono nettamente i più meritevoli e quindi si sentono discriminati.
È la prima volta che la comunità cinese scende in campo, usando l’arma del voto. La mobilitazione è stata tutta femminile, ad opera di madri di famiglia e il risultato ha colpito tutti. Finora, i cinesi americani sono stati serbatoio passivo di voti del partito democratico.
Ora tutti si chiedono: e se volessero diventare elettorato attivo, presentare i propri candidati? Le elezioni di midterm sono alle porte, e la California sarà cruciale…  

 

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