Diario di bordo

Nembro è più vicina di Kiev. Un libro sulla guerra in casa

Lunedì 14 febbraio

Se non vado sbagliando, dal 1945 ad oggi l’unica immagine di guerra in Italia che abbiamo è quella colonna di camion militari che nella notte trasportano furtivamente centinaia di cadaveri di abitanti della Val Seriana (Bergamo) perché siano inceneriti nei cimiteri ancora disponibili nel nord Italia. Non era una scena che si doveva vedere, avrebbe fatto solo paura.
Mi è venuta in mente quell’immagine, prima perché in questi giorni un giornalista (!) – a dimostrazione della stupidità umana senza fine - ha twittato una foto di quella colonna definendola una fake news; ma anche perché, per fortuna, oggi esce un libro importante, che parla di quegli eventi. Si chiama Il più crudele dei mesi. Storie di 188 vite (Mondadori), e parla della cittadina di Nembro, alle porte di Bergamo dove nel marzo del 2020 avvenne la strage da Covid, delle cui vittime quei camion trasportarono nella notte alcuni dei resti.
L’ha scritto Gigi Riva, grande inviato di guerra nei Balcani e in Medio Oriente e oggi editorialista de L’Espresso, che a Nembro è nato e cresciuto, e che a Nembro ha perso amici e parenti. Li racconta tutti 188, con i loro soprannomi, i loro tic, il loro dialetto, come una Spoon River bergamasca. La cittadina di 10.500 abitanti in solo mese ha visto perdere più abitanti di quanti ne aveva persi nella Prima guerra mondiale (126) e nella Seconda (98).

Ancora adesso non si sa perché il Covid, probabilmente in tutto il mondo, abbia scelto di accanirsi contro quel paese; certo non fu dato l’allarme, certo i primi casi vennero sottovalutati, certo le autorità non volevano chiudere per “non fare brutta figura” nei confronti dei loro clienti, certo ci fu un’euforia insana che portò quarantamila bergamaschi ad affollare lo stadio di San Siro per la partita Atalanta – Valencia del 18 febbraio, uno degli eventi che maggiormente contribuì a spargere il contagio.
Essendo un inviato di guerra, Gigi Riva sa come si raccontano le guerre.
Il panico, la solitudine, le dicerie, l’annuncio della propria morte imminente per telefono, i funerali negati, l’assalto ai supermercati, la cecità dei dirigenti sanitari, dei funzionari, dei politici.

Ora che ci apprestiamo a seguire le notizie di una guerra appena più lontana, un caldo invito a leggere questo libro che narra la guerra in casa che non avevamo visto.

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Gigi Riva: raccontare le guerre

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