Diario di bordo

Francesco batte Amadeus

Lunedì 7 febbraio

Per oggi avevo in mente un’altra “news”, una storia di animali e mozziconi di sigarette, ma la rimando a domani, perché, mentre mi mettevo a scriverla (io scrivo con dei fusi orari molto sballati rispetto a voi che leggete), qui sono cominciati ad arrivare i primi spezzoni dell’intervista di Fabio Fazio a Papa Francesco; e ne sono rimasto, come spero tutti, conquistato.
Finalmente un talk show dove una celebrità non è lì per venderti qualcosa o per farsi propaganda; che non parla dal suo palazzo, ma da casa sua, che risponde alle domande come farebbe con un coetaneo che ha incontrato in treno, con cui ci si tiene compagnia e poi alla fine ci si scambia gli indirizzi.
Non ti fa pesare che è il Papa, non ti dà ordini, per cui non sei tenuto ad obbedirgli; però quando ti parla del cimitero del Mediterraneo, del suo amore per i migranti, delle guerre e della costruzione di armi come primo problema dell’umanità, della sofferenza dei bambini cui nemmeno lui – che pure è vicino a Dio - non riesce a trovare spiegazione… e poi, quando ti dice che il clericalismo è una perversione della Chiesa, che una cosa importante nella vita è mantenere il senso dell’ironia e non guardare troppa televisione; quando ti racconta che, sì, è vero, i genovesi sono attaccati al denaro e anche i piemontesi, ma “loro dissimulano” …  ti rendi improvvisamente conto che Francesco sarà l’ultimo papa della Chiesa cattolica.
E che lui per primo vorrebbe che questo accadesse, che la sua Chiesa si sciogliesse nell’umanità; e per intanto che politici, costruttori di armi, sovranisti, ogni tanto venissero a parlare con lui, invece di trattarlo come un nemico.

Leggo che diversi criticano il Papa perché è andato in un programma di intrattenimento, che dal Papa ci si aspetta di più che da un buon parroco; leggo che gli altri conduttori tv sono gelosissimi di Fazio, e dicono che il Papa ha scelto lui solo perché è di sinistra. E vabbè.

Mi sono ricordato il grande evento di circa mezzo secolo fa, quando la RAI entrò per la prima volta in Vaticano, ai tempi di Paolo VI.
Ci sono molte leggende su quella trasmissione; una vuole che il regista si sia lamentato della veste bianca del Pontefice “perché in TV il bianco spara”; l’altra, più probabile, è che quando Montini chiese: “ditemi cosa devo fare”, gli risposero, sistemando le luci: “Santità, si inginocchi lì e faccia finta di pregare”.

Potenza della diretta, oggi la finzione non è più necessaria. Oggi sapremo se ha battuto Amadeus.

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