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Comunismo a Times Square di Giada Biaggi

«Agata e Walther si erano conosciuti nella luce di una veranda con finestre all’inglese, che anticipava tutta l’incandescenza e l’indeterminatezza tipiche di un pomeriggio d’inizio estate». Questa la scena su cui si apre il sipario di Comunismo a Times Square, il secondo libro di Giada Biaggi e il primo per Feltrinelli.

Stand-up comedian, sceneggiatrice e scrittrice, recita la quarta di copertina. Segni particolari: laurea in filosofia. Un dettaglio biografico che salta subito all’occhio e che l’autrice esibisce con disinvoltura e sistematicità tanto sul palco quanto sulla pagina.

Comunismo a Times Square
Comunismo a Times Square Di Giada Biaggi;

Una meditazione glam sul collasso dell’Occidente in grado di rompere il #MeToo dall’interno. In bilico tra il ritmo di una serie tv e il romanzo d’autore. O meglio, d’autrice.

Lui l’aveva notata mentre lei, seduta su un divano squadrato di pelle nera, leggeva assorta una raccolta di Tutto il teatro di Sarah Kane – la famosa drammaturga inglese morta suicida l’anno precedente, nel 1999, a soli ventotto anni, per essersi impiccata in un ospedale psichiatrico londinese dove era, pertanto inutilmente, sopravvissuta a una overdose di sonniferi

Tutto comincia da un flirt, battute rimbalzate, a ritmo sostenuto, con la precisione di acrobatiche performance davanti a una platea immaginaria.

«Lo sai che si è impiccata con i lacci delle scarpe da ginnastica?» esordisce lui, lanciandole la prima provocazione intellettuale; mentre col braccio con cui le cinge le spalle e ostenta confidenza, ne lancia una fisica.

Lei accetta la sfida e gli risponde a tono, innescando così il fine meccanismo della seduzione. Qui l'atto si gioca su due piani: quello verbale, che ruota intorno alla verosimiglianza della tenuta meccanica del cappio di Sarah Kane, e quello oltreparola, sensoriale, fatto di un'intermittente alternanza di attrazione e repulsione: «Una parte di Agata era infastidita da questi discorsi, non tanto per l’oggetto ma per il modo in cui Walther glieli raccontava». Walther, infatti, drammaturgo narcisista sembra più interessato a parlare di sé attraverso le cose, che non a raccontare le cose stesse.

L’attrazione mista a repulsione che provava verso di lui altro non era che una nemesi per l’odio che provava verso se stessa. Una cartina tornasole della sua incapacità di amarsi. Per ragioni biografiche diverse, Walther e Agata erano ai loro stessi occhi immagini in controluce

Eros e Thanatos sono le correnti che alimentano la piena di questo scontro titanico tra ego. In bilico tra l'esibizione di sé e l'esplorazione dell'altro, i due si annusano come cani diffidenti («La verità, con la quale non ebbe il coraggio di confrontarsi in quegli istanti, era che non lo aveva fatto in quanto si era sentita sin da subito attratta dal suo odore»), riconoscendosi dapprima nell'istinto, poi nell'affinità elettiva delle elucubrazioni mentali.

«Sai morire?» (...) «No, dico, in scena: sai morire? Sai fingere di morire? Cioè, se ti faccio fare Desdemona e Otello ti soffoca con il cuscino, sai fingere in maniera realistica il femminicidio più famoso del teatro shakespeariano?» Glielo chiese con un trasporto che in quel momento ad Agata parve ancora una volta eccessivo.

Uno stile di scrittura, quello di Giada Biaggi, che sbrilluccica di citazioni spesso auliche e triviali a un tempo, metafore ardite, voli pindarici, eccentriche ed eclettiche contaminazioni tra filosofia, cinema, letteratura, musica, inseguendo quell'ideale di Gesamtkunstwerk che ci viene restituito sotto forma di un romanzo completo, capace di ricucire a sé le diverse arti.

Con un periodare ricco e spigliato, a volte barocco nel suo tentativo di sfuggire a un horror vacui di fondo, sembra voler esorcizzare così la negazione della vita stessa, ovvero quell'attrazione morbosa per la morte; «poterla immaginare è il solo vantaggio che noi vivi abbiamo nei confronti della morte». 

Come carta da parati, infatti, tappezza già le pagine de Il bikini di Sylvia Plath, il libro con cui Giada Biaggi ha esordito nel 2022 per Nottetempo e che presenta sin dal titolo una dichiarazione d'intenti apertamente provocatoria: Sylvia Plath, celebre poetessa morta suicida "con la testa nel forno", vede qui il suo correlativo oggettivo in un accessorio, come il bikini, eroticamente connotato

Il bikini di Sylvia Plath
Il bikini di Sylvia Plath Di Giada Biaggi;

In un mix di comicità e disperazione, sotto l’egida del sorriso di plastica della suicida Marilyn appeso sul water, le esperienze e i pensieri di Eva si tingono di nero e colori acidi, diventando sempre più allucinatori. Fino a tornare, con nuova luce, sui versi di Sylvia Plath, e sciogliere il nodo del loro segreto.

Sylvia Plath sta al forno, come Sarah Kane sta ai lacci delle scarpe da ginnastica. Il tema del suicidio torna spesso nei libri dell'autrice, e indossa le giacche paillettate di Elton John, incantandoci con lo stesso «ingiustificato entusiasmo nei confronti dell’esistenza che ogni singola paillette di quelle giacche vuole trasmettere». Giada Biaggi ci coinvolge e conduce in gite al faro dell’intelletto con spiazzanti incursioni nel paradosso, per il proprio e l’altrui diletto. Perché tutto può essere comico, anche il tragico, alle volte.

Con le lenti dell'ironia e attraverso la storia d'amore dei protagonisti, Agata e Walther, a cui si aggiungerà John, la scrittrice scatta un'istantanea a tutto campo della cultura generazionale degli anni Novanta al momento del salto nel vuoto del nuovo millennio fino ai primi anni dieci: il canto del cigno dell'Occidente prima del suo tramonto, negli anni in cui un futuro sembrava ancora possibile. Non per Sarah Kane, che il 20 febbraio 1999 si era impiccata con quei lacci in una triste stanza del King’s College Hospital, né per Agata e il suo nichilismo

Un nichilismo che esercita però con nonchalance e che ricorda lo stesso nichilismo consapevole del Faust (opera teatrale di cui, tra l'altro, Walther nel romanzo curerà la regia: «Due sere prima, il Faust di Walther era andato in scena all'Opéra Bastille; Agata aveva visto alcune foto sul suo profilo Facebook»): che vede dunque nell'assenza di prospettiva un trampolino di (s)lancio vitalistico, un'occasione privilegiata per vivere appieno quella faustiana sete di conoscenza e volontà di potenza nietzschiana, nonché improvvisa voglia di "mangiare escargot" in un ristorante molto in di Parigi.

“Forse Sarah era solo più curiosa degli altri di capire come andassero a finire le cose prima che arrivasse il 2000, prima di quella grande scadenza mondiale del Millennium Bug. Che poi il mondo un giorno finirà comunque e non ha senso averne paura, perché da esseri umani possiamo solo fare esperienza della paura che le cose finiscano. Quando il mondo sarà finito, non ci saremo più. Avrà fatto prima caldissimo e poi freddissimo, con tutto questo ghiaccio sciolto che ci sarà calato dall’alto, e infine una valanga d’acqua gelida avrà ricoperto l’Europa, anche la Tour Eiffel. Voglio andare a mangiare le escargot à la Bourguignonne in un ristorante della Tour Eiffel prima che le sue finestre diventino un acquario dal quale ammirare gli squali affamati del Pacifico. [...]” Finito di parlare, Agata si era accorta di aver inconsapevolmente iniziato a imitare lo stile autocompiaciuto di Walther nel raccontare. Walther

Ambientati, dunque, i primi atti in alcune delle città più importanti del crepuscolare contesto europeo, dove ci soffermiamo a osservare che «era dai tempi di William Shakespeare che la morte in Europa non era così mainstream come sul finire degli anni dieci», la storia si svolge poi, perlopiù, a New York, con nel mezzo una breve parentesi a Dubai.

Qui, in questa città priva di passato e per questo lontana tanto dalla cronologia romantica quanto dalla geografia del cuore della protagonista, Agata vive una fase di Purgatorio, durante la quale indossa la divisa di Emirates e intraprende il lavoro di hostess di volo «con data di scadenza» come alternativa alla carriera molto meno remunerativa di attrice. Questa fase verrà da lei etichettata come “la Sehnsucht-del-Vecchio-Continente”.

Ed è proprio sul volo New York-Dubai, il 18 marzo 2010, che entra in scena – e nella vita di Agata, che è la stessa cosa – John: regista newyorkese con un matrimonio allo sfascio per via di un'avventura extraconiugale con la sua assistente, molto più giovane di lui, fatta al solo scopo di "sentirsi vivo" (come dichiara davanti alla moglie e alle carte di divorzio), il quale si sta spingendo fin lì per girare uno spot incentrato su Ski Dubai, la più gigantesca pista da sci indoor al mondo, ospitata all'interno del centro commerciale Mall of The Emirates "con tanto di seggiovia e piccola colonia di pinguini Gentoo al suo interno; otto maschi e otto femmine". Trovandosi già lì, John spera anche di riuscire a foraggiare il proprio serbatoio creativo ormai prosciugato. E di nuovo lo scontro arte, ego e amore take the stage.

C'è sempre un prezzo da pagare, quando sei un artista. il mio matrimonio è finito per colpa del mio ego ingombrante, un elefante nella stanza della nostra relazione. Non è finito perché l'ho tradita con la mia assistente, e neanche per lo scandalo del 'New York Times'; ma per il mio ego da regista, per il mio ego da pubblicitario e nient'altro. Ha inghiottito ogni cosa, anche l'amore. L'ego maschile in questo millennio è diventato il buco nero della monogamia. Siamo ormai ingestibili anche per noi stessi. Con l'arte di mezzo, poi, ogni relazione è sempre un ménage à trois.

Agata, Walther e John sono il ritratto lirico e tragicomico di una generazione in crisi di fronte al collasso del capitalismo, compreso quello emotivo, in bilico tra tempeste finanziarie, emergenza climatica e sovvertimento del tradizionale mondo delle idee e delle relazioni, ma anche e soprattutto velleità e realtà, vita e morte.

Saper(ne) scrivere è un'arte, e Giada Biaggi ci riesce particolarmente bene. 

Morire è un'arte, come qualsiasi altra cosa. Ci riesco particolarmente bene

Sylvia Plath

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Giada Biaggi è una sceneggiatrice, stand-up comedian e autrice italiana. Laureata in Filosofia, ha collaborato con varie testate, tra cui Cosmopolitan, D – la Repubblica, Elle, Marie Claire. Il suo podcast Philosophy & the City, che attraverso un confronto ironico con la filosofia affronta le tematiche più rilevanti del dibattito contemporaneo, ha scalato le classifiche di Spotify. Cura una newsletter molto seguita, Daddy Issue. Ha pubblicato con Nottetempo nel 2018 Il bikini di Sylvia Plath. Nel 2024 esce per Feltrinelli Comunismo a Times Square.Fonte immagine: sito web Nottetempo

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