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Amity Gaige racconta Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke

Amo molto “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke, che tra l’altro ha trascorso del tempo in Italia. Rileggo questo libro una volta l’anno, insieme alle “Elegie duinesi”, dello stesso autore: lo trovo davvero utile non solo se si è un aspirante scrittore, ma anche se si è semplicemente una persona sensibile che cerca di trovare un proprio posto nel mondo

Austria, 1902.

Franz Xaver Kappus, un giovane cadetto dell’accademia militare di Wiener Neustadt, non ancora diciannovenne, sta decidendo cosa fare della sua vita. Più passano i mesi e più si rende conto di aver commesso un grave errore: la carriera nell’esercito austriaco non gli interessa più così tanto. Il suo sogno sarebbe quello di diventare poeta e vivere della forza delle proprie parole.

Un pomeriggio come tanti scopre che fra gli ex alunni della sua stessa accademia figura anche il grande Rainer Maria Rilke, autore di centinaia di poesie che hanno fatto la storia della letteratura in lingua tedesca. Un segno del destino forse, o magari solo una coincidenza: Franz non ha bisogno di chiederselo. Coglie al volo questo banale pretesto per provare a contattare il grande poeta boemo e domandargli un parere su alcuni dei suoi versi.
Passano le settimane, i mesi. Nessuna risposta, o almeno così pare.

Lettere a un giovane poeta-lettere a una giovane signora-su Dio

Con una delicatezza sconvolgente, il poeta accarezza l'ambizione del giovane corrispondente componendo un vero e proprio manifesto, valido per la poesia di ogni tempo.

Franz Kappus ha ormai perso le speranze quando d’improvviso riceve una lettera dal suo eroe letterario: ancora non lo sa, ma è l’inizio di una fitta corrispondenza che lui e Rilke intratterranno per ben cinque anni e che diventerà uno dei maggiori capisaldi della letteratura di genere epistolare. Nelle proprie lettere, il poeta non dispenserà soltanto consigli di scrittura, ma si abbandonerà anche a riflessioni sul tema della solitudine, l’arte e la difficoltà di affrontare i propri dissidi interiori.

Non stupisce quindi che le Lettere a un giovane poeta sia uno dei libri cult della scrittrice Amity Gaige, di recente tornata in libreria con un romanzo dalla forte componente introspettiva come La sposa del mare (NN).

Rainer Maria Rilke dà degli ottimi consigli sul valore della solitudine e sull’importanza di affrontare compiti difficili, guardarsi intorno e amare il mondo che ci circonda. Le sue opere sono intrise di saggezza

Una saggezza che Franz Kappus ha scelto di non tenere solo per sé, preferendo condividerla con il mondo. Anni dopo la scomparsa di Rainer Maria Rilke, infatti, quello che era stato il giovane poeta diede alle stampe alcune delle lettere ricevute dal maestro.

Nella primissima edizione del volume non compaiono le risposte di Kappus, ma soltanto uno dei sonetti che il giovane cadetto aveva inviato a Rilke sperando di ricevere da lui consigli e correzioni.

La risposta di Rilke a questa richiesta avrebbe fatto la storia della critica poetica:

Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri, li invia alle riviste, li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove.

Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo.

Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno.

Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé.

La poesia secondo Rilke non è valutabile con criteri oggettivi e quantificabili, perché trae la propria forza espressiva dal fatto di attingere direttamente dall’interiorità del suo autore. Unico valore a cui essa non potrà mai venire meno, pena la perdita di autenticità, è quello di essere vivamente sentita: si deve scrivere perché ne si sente il bisogno.

Con fermezza e schiettezza, il poeta arriva infatti a sostenere che “un opera d’arte è buona se nasce da necessità”. Deve nascere da un’urgenza, un bisogno insopprimibile.

Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a sé stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere?

Questo soprattutto, si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere?

Impossibile conoscere la risposta di Kappus a questo interrogativo, e impossibile dedurla dalla sua storia personale: sebbene nel corso della propria corrispondenza epistolare con Rilke, il giovane avesse più volte sottolineato di nutrire vari dubbi sulla propria carriera militare, sappiamo che concluse gli studi e servì per oltre quindici anni nell’esercito austro-ungarico. Tuttavia, è anche doveroso notare come nel corso della sua vita Kappus continuò a inseguire il sogno di lavorare nel mondo delle lettere, scrivendo articoli, poesie, sketch umoristici, racconti, romanzi e sceneggiature – pur senza mai raggiungere la fama.

Nel 2017 sono state rinvenute nell’archivio della famiglia Rilke le missive originariamente inviate dal giovane cadetto e da allora vengono generalmente incluse nelle Lettere al giovane poeta, così che – in una forma di giustizia poetica, o riparazione karmica al relativo oblio di Kappus – il suo nome campeggi sul frontespizio di ogni edizione, appena sotto quello del suo grande maestro.

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