Anniversari e Ricorrenze

Franca Rame, la vita oltre il teatro

Illustrazione di Giorgia Borella, 2023, studente al Liceo artistico Volta di Pavia

Illustrazione di Giorgia Borella, 2023, studente al Liceo artistico Volta di Pavia

Essere compagna nella vita e nell’arte del premio Nobel Dario Fo ne ha offuscato l’immagine, ma Franca Rame è stata una gigantessa: attrice, drammaturga, organizzatrice e produttrice di spettacoli, oltre che attivista e poi persino senatrice. In teatro sapeva fare proprio tutto: d’altra parte calcava le scene da quando aveva tre anni, con la compagnia itinerante di famiglia. Cosa ricordare di lei, a dieci anni dalla morte? Scelgo la pagina più drammatica della sua esistenza, perché è al tempo stesso quella che meglio illumina l’alchimia tra vita, teatro e impegno politico che fu la cifra della sua vita.

Dagli anni Sessanta, Franca Rame, con Dario Fo, si espone politicamente con un teatro militante, dal 1962 sono banditi dalla Rai per 15 anni per aver osato parlare di morti sul lavoro e di mafia a Canzonissima. Poi l’esperienza della Comune, lo smascheramento delle menzogne di Stato sulla morte di Pinelli di Morte accidentale di un anarchico, la creazione del Soccorso rosso a sostegno delle persone arrestate per reati a sfondo politico...

Franca, per di più, è una donna libera e bellezza prorompente che in scena smaschera e sbeffeggia il moralismo cattolico e borghese. Per tutto questo deve essere punita: il 9 marzo 1973, una banda di neofascisti la trascina in un furgoncino, la picchia, la stupra e la tortura con rasoi e bruciature di sigaretta.

«Avrebbe dovuto servire a toglierci la voglia di continuare a fare politica, specie col teatro», racconta poi. Invece accade proprio il contrario. «Avevo capito che ‘loro’ mi avevano violentata soprattutto perché si sapesse», spiega, «era la grande punizione, lo sfregio». Come negli stupri “politici” in tempo di guerra, come nel caso dell’infermiera partigiana stuprata dai nazisti a cui aveva dato voce nello spettacolo sulla Resistenza Vorrei morire anche stasera se dovessi sapere che non è servito a niente (1970), si colpisce la donna per umiliare gli uomini legati a lei e soprattutto l’idea, o l’identità, che incarna.

Per privare gli aggressori di questo trofeo, Franca Rame non denuncia lo stupro, nemmeno lo racconta. L’altra faccia di questo silenzio combattivo, però, è un trauma muto: non riesce a parlarne nemmeno con le persone care, è distrutta, ci mette dei mesi a tornare in scena. Col tempo, comprende che solo scrivendo della violenza subita potrà liberarsene. Nel 1975, butta giù di getto quella che sarà la base del monologo Lo stupro. Lo fa leggere a Dario Fo: prima non era riuscita a raccontarlo nemmeno a lui, e, mentre lo guarda leggere, per la prima volta riesce a piangere.

Il percorso di liberazione è lento, difficile. Porta in scena il testo solo nel 1979 quando, nel clima creato dalle battaglie femministe, capisce che può contribuire una battaglia comune. Lo stupro viene inserito nei monologhi di Tutta casa letto e chiesa (1977), introdotto da un breve preambolo in cui Rame legge le domande – allucinanti, ma tratte da verbali autentici – rivolte alle vittime da medici, poliziotti, magistrati e poi avvocati: «un lurido e sghignazzante rito di dileggio» in cui la donna stuprata è trattata come provocatrice, complice, corresponsabile, se non addirittura alla stregua di una puttana.

Illustrazione di Kristal Van Der Slobe, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia

Questa atroce “vittimizzazione secondaria” è un problema che esiste ancora. Lo aveva già denunciato, lo stesso anno, la pionieristica trasmissione Riprendiamoci la vita, che il 26 aprile 1979, attraverso un’ora e mezza di riprese, aveva portato quasi quattro milioni di telespettatori Rai (saranno nove milioni e mezzo nella replica di ottobre) dentro l’aula un vero processo per stupro celebrato l’anno precedente presso il Tribunale di Latina.  

Anche per Franca Rame la catarsi definitiva avviene attraverso la televisione, nel 1987. Rinfrancata dal successo del monologo, dall’impatto dirompente che ha sulle spettatrici, tra cui molte che trovano attraverso lei la forza di rompere il silenzio sulle violenze subite, contatta Claudia Mori: Adriano Celentano sta conducendo il varietà Fantastico, 15 milioni di spettatori in media, un successo tale che il Molleggiato ha carta bianca. Il 29 novembre 1987, nella prima serata di Rai1, Franca Rame, da sola, semisdraiata su una sedia, unico elemento della scenografia, porta in scena i suoi otto minuti di monologo.

L’impatto è dirompente. Per Franca Rame, è il momento di raccontare la verità. La sua fama e statura pubblica ormai sono tali da proteggerla dallo stigma connesso alla violenza. Rivela che è la sua storia. È successo a lei. Nel frattempo, le rivelazioni di alcuni pentiti consentono di fare luce su quanto accaduto. A stuprarla sono stati neofascisti Angelo Angeli, Patrizio Moretti e un certo Muller, mai identificato. Gli aggressori sono stati istigati da alcuni Carabinieri della caserma La Marmora; il potente generale Giovanbattista Palumbo, affiliato P2, a violenza consumata aveva esclamato «Era ora!». Lo “stupro politico” di Franca Rame s’inserisce dunque nelle melmose compromissioni criminali della strategia della tensione.

Ma questa grande artista ha saputo trasfigurare l’orrore in un’opera capace di arrivare al cuore di milioni di persone per promuovere una battaglia politica e culturale e aiutare innumerevoli donne imprigionate nel tunnel del trauma. Per questo e molto altro, Franca Rame resta una delle icone più radiose della forza vitale del teatro.

Illustrazione di Gayuth Madurapperuma, 2023, studente del Liceo Artistico Volta di Pavia

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Franca Rame è nata in una famiglia di antiche tradizioni teatrali e ha debuttato nel mondo dello spettacolo appena nata, nel ruolo di infante. Nel 1958, con il marito, ha fondato la compagnia Dario Fo-Franca Rame. Ha scritto commedie tragiche e satiriche sulla condizione della donna, ha collaborato alla stesura di tutte le commedie teatrali di Dario Fo e nel corso degli anni Settanta ha assunto un ruolo di primo piano nelle più importanti battaglie politiche e civili, fondando anche Soccorso Rosso. Nel 2006 è stata eletta in Senato.«Questa grande artista - ha scritto Benedetta Tobagi su Maremosso - ha saputo trasfigurare l’orrore (la violenza e lo stupro subiti, ndr.) in un’opera capace di arrivare al cuore di milioni di persone per promuovere una battaglia politica e culturale e aiutare innumerevoli donne imprigionate nel tunnel del trauma. Per questo e molto altro, Franca Rame resta una delle icone più radiose della forza vitale del teatro.»Illustrazione di Gayuth Madurapperuma, 2023

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