Anniversari e Ricorrenze

Le giovinezze ribelli di Vasco Pratolini

Illustrazione di Sofia Ferraro, 2023, studente al Liceo artistico Volta di Pavia

Illustrazione di Sofia Ferraro, 2023, studente al Liceo artistico Volta di Pavia

Vasco Pratolini ha occupato uno spazio importante nella narrativa del dopoguerra, prima con le Cronache (Cronaca familiare e Cronache di poveri amanti), poi con il romanzo storico – oggi diremmo la serie – che comincia con Metello (Una storia italiana I), prosegue con Lo scialo (Una storia italiana II) e si chiude con Allegoria e derisione (Una storia italiana III). Che dal 1955 fino al 1966 abbia sentito l’esigenza di aggettivare con “italiane” le sue storie è piuttosto significativo, giacché la sua ambizione è sempre stata quella di conquistare una fisionomia nazionale, e dunque di dilatare la scena dalle vicende fiorentine – che pur costituiscono la sostanza più generosa della sua scrittura – a quelle del Paese.

Cronaca familiare
Cronaca familiare Di Vasco Pratolini;

Piccolo classico che tratteggia con sofferta onestà la complessità degli affetti familiari, questo romanzo è al tempo stesso un canto all'innocenza spezzata e la straordinaria prova d'autore di un maestro del Novecento.

Lo fa premuto, da una parte, dalla autentica passione civile (e politica) che, dopo la veemente adesione giovanile al fascismo, lo vede in ruoli dirigenziali nel Partito comunista, e dall’altra, ispirato da una vigorosa curiosità per le città in cui, negli anni quaranta, lavora e si forma: Napoli e Milano, in particolare, ma anche Roma.

In realtà lo “strappo” dalla ricchezza di memoria e dalle suggestioni autobiografiche legate alla Firenze popolare non è facilmente consumabile.

Lo strappo avviene – e,  per quanto piccolo, si tratta di un episodio interessante – quando scrive per Luchino Visconti il testo del cortometraggio Appunti su un fatto di cronaca, girato nel 1951 nel quartiere Primavalle a Roma. È sua la voce che accompagna le immagini ancora debitrici a La terra trema con cui Visconti racconta la violenza consumata da un maniaco su una ragazzina di dodici anni. C’è qui una deliberata intenzione di mettere a fuoco la “realtà” di un popolo che solo pochi anni più tardi è al centro della avventura narrativa e cinematografica di Pier Paolo Pasolini.

Metello
Metello Di Vasco Pratolini;

Dall'infanzia alla maturità, l'esistenza di Metello si snoda attraverso le tappe principali della storia di un'Italia agli albori: una nazione ritratta all'indomani dell'Unità, travagliata da duri conflitti di classe, ancora – e sempre – in cerca di se stessa.

La “cronaca”, qui come altrove, più che cronaca è occasione per mettere a registro una nuova voce. Le conseguenze sono quelle che, con una certa ribelle spietatezza, Alberto Asor Rosa segnalò come deriva populista nel suo celebre saggio Scrittori e popolo. Vasco Pratolini ha sempre cercato nelle radici popolari la schiettezza del tratto fisiognomico dei personaggi e della loro identità sociale (quasi una traduzione – più mossa, più agitata – della pittura dell’amico e maestro Ottone Rosai). Ha scavato nelle psicologie (la struggente relazione tra fratelli in Cronaca familiare), ma ha preferito obbedire al cliché operaio in Metello, come se, per uscire dall’“orto di casa”, fosse necessario obbedire alla modalità narrativa di un agonizzante naturalismo. E quanta polemica si abbatté negli anni cinquanta sul personaggio del giovane proletario, più protagonista nelle camere da letto che sulle barricate del movimento operaio.  

Le ragazze di Sanfrediano
Le ragazze di Sanfrediano Di Vasco Pratolini;

Il mondo del quartiere, la rappresentazione corale della vita di un rione popolare di Firenze: il libro di Pratolini è una favola moderna ma dall'ossatura antica, che si richiama alla novella boccaccesca, dove il vero protagonista è proprio lui, il quartiere di Sanfrediano.

Eppure. Torno a rileggere le pagine di Le ragazze di Sanfrediano, quelle che – ci rammenta Francesco Piccolo nella prefazione all’edizione Bur 2012 – alludono a “una vera e propria educazione sentimentale per il maschio italiano”. In verità, più della sorte del povero Bob (il bel protagonista) vince, a mio avviso, il quartiere, ovvero la comunità e la sua ricchezza corale. Non è un caso che Il quartiere (1943) sia titolo decisivo della lunga sequenza di romanzi pratoliniani.

Piuttosto che di storie italiane Pratolini è, paradossalmente, pittore di un solo teatro sociale (e di quello volentieri ci ricordiamo), che però lascia affollate percezioni di caratteri, di strazi, di baruffe, di giovinezze ribelli. Ed è proprio a partire da queste giovinezze che Goffredo Fofi ci ha lasciato una delle letture più intense e profonde di Vasco Pratolini, il Pratolini che, dall’interno delle vicende di cui formicola il tempo che è stato il suo, avverte la crudeltà della formazione, la terribilità e lo sgomento di esistere, lo spasmo di non sapere dove andare o di andare dove non era previsto di andare, “quando – dice Fofi – “ognuno è nuovo al mondo e deve scoprirne bellezza e bruttezza, giustizia e ingiustizia, verità e falsità, deve scegliere cosa fare di sé e del tanto di vita che gli è stato dato di vivere. Insieme ad altri, al ‘quartiere’”.

I libri di Vasco Pratolini

Cronaca familiare

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2012

Metello

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2011

Lo scialo

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2015

Allegoria e Derisione

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2016

Le ragazze di Sanfrediano

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2011

Il quartiere

Di Vasco Pratolini | Rizzoli

Diario sentimentale

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2012

Un eroe del nostro tempo

Di Vasco Pratolini | Rizzoli, 2013

Un ragazzo diverso e altri racconti

Di Vasco Pratolini | Via del Vento, 2001

L' ammuina

Di Vasco Pratolini | Firenze University Press, 2017

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Scrittore italiano. Di famiglia operaia, è costretto a interrompere gli studi e svolge mestieri diversi per potersi mantenere.Autodidatta, entra in contatto con l’ambiente degli artisti e degli scrittori che gravitano attorno al pittore Ottone Rosai, frequentandone la casa.Pratolini comincia a collaborare al periodico «Il Bargello» e diviene redattore con Alfonso Gatto, nel 1938, della rivista «Campo di Marte». Nel 1951 si trasferisce a Roma, città nella quale vivrà da allora in poi.Le sue prime esperienze narrative ("Il tappeto verde", 1941; "Via de’ magazzini", 1941; "Le amiche", 1943; "Cronaca familiare", 1947) compongono il ritratto di un'infanzia e di una giovinezza piuttosto picaresche.Il registro adottato, sin da quelle prime prove, si pone a mezza via fra il realistico e il lirico."Il quartiere" (1943) è un affresco corale che narra della presa di coscienza del sottoproletariato urbano. Gli stessi temi sono riproposti, con tono appena più svagatamente satirico, ne "Le ragazze di San Frediano" (1949), e trasposti poi in una più approfondita lettura psicologica in "Cronache di poveri amanti" (1947).Pratolini svolge con successo, in questi anni, anche un'attività di sceneggiatore e soggettista cinematografico, e intraprenderà in seguito una carriera di autore di testi teatrali ("La domenica della povera gente", 1952; "Lungo viaggio di Natale", 1954).Nel 1955 pubblica Metello (premio Viareggio), primo romanzo di quella che diverrà la trilogia "Una storia italiana", essendo completata da "Lo scialo" (1960) e da "Allegoria e derisione" (1966).Nella trilogia, la vita dei fiorentini, descritta attraverso la caratterizzazione di personaggi emblematici del proletariato e della borghesia, diviene il microcosmo in cui analizzare lo svolgimento di dinamiche sentimentali e politico-sociali.Alla città e al mondo dell’adolescenza sono dedicati ancora un romanzo, "La costanza della ragione" (1963), e le poesie raccolte in "La mia città ha trent’anni" (1967). Alcune «cronache in versi e in prosa», scritte dal 1930 al 1980, sono riunite nel volume "Il mannello di Natascia" (1984, premio Viareggio).Scrive Alberto Rollo: «Goffredo Fofi ci ha lasciato una delle letture più intense e profonde di Vasco Pratolini, il Pratolini che, dall’interno delle vicende di cui formicola il tempo che è stato il suo, avverte la crudeltà della formazione, la terribilità e lo sgomento di esistere, lo spasmo di non sapere dove andare o di andare dove non era previsto di andare, “quando – dice Fofi – “ognuno è nuovo al mondo e deve scoprirne bellezza e bruttezza, giustizia e ingiustizia, verità e falsità, deve scegliere cosa fare di sé e del tanto di vita che gli è stato dato di vivere. Insieme ad altri, al ‘quartiere’”.»

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