Arrivi e partenze

Michele Battini racconta "Ci andai perché ci si crede. Il testamento dell'anarchico Serantini"

La sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

La sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Chi fu, nella sua breve vita, Franco Serantini?

Ci resta una data: 7 maggio 1972. 
Quel mercoledì di cinquant'anni fa fu il giorno in cui il giovane cuore di Serantini smise di battere, dopo aver lottato fra la vita e la morte per un paio di giorni nella cella numero 7 del carcere Don Bosco, a Pisa. Era stato picchiato da rappresentanti delle forze dell'ordine due giorni prima, durante una manifestazione alla quale stava partecipando. Trasportato in carcere, fu lasciato senza assistenza e debolissimo, in stato di confusione e poi agonizzante. Fino a che non morì.
Ma Franco Serantini, nella sua vita, era passato di sbarre in sbarre, a partire da quelle dell'orfanotrofio presso il quale fu confinato quand'era piccolissimo. Sentite come Michele Battini, storico e autore del libro "Andai perché ci si crede. Il testamento dell'anarchico Serantini" ne racconta la storia. 

«Andai perché ci si crede». Il testamento dell'anarchico Serantini

Mezzo secolo dopo, questo testo rintraccia le carte dei tribunali e degli archivi degli avvocati di parte civile e di singole persone di buona e integra volontà, la cui azione fu determinante per impedire che i documenti di un omicidio venissero cancellati. Sono ora depositati e consultabili presso l’archivio della Biblioteca pisana che alla memoria di Franco Serantini è intitolata.

"21 anni nel 1972, un orfano nato in Sardegna nel 1951, vissuto per due anni all'Infanzia abbandonata di Cagliari, poi adottato da due giovani coniugi siciliani, orfano di nuovo della madre adottiva e alla fine degli anni cinquanta ritornato dalla Sicilia dei genitori adottivi in Sardegna, in un nuovo reclusorio, per problemi di disciplina. Portato a un riformatorio pisano alla fine degli anni sessanta, qui diventerà studente di un istituto professionale e conoscerà una quantità di amici, praticamente la sua nuova famiglia allargata, una famiglia di generazioni diverse e soprattutto di estrazioni sociali e convinzioni diverse. Partecipa ai movimenti studenteschi di quegli anni, milita in un gruppo libertario che si chiama "Giuseppe Pinelli" e rivendica la verità sulla sua morte. In una manifestazione antifascista della primavera del 1972 viene colpito gravemente. Morirà due giorni dopo nel carcere di Pisa, senza che gli sia prestato alcun soccorso. Il funerale viene celebrato il 9 maggio del '72: da subito si comincia a depistare, si comincia a intorbidire la verità relativa a una faccenda che vedeva coinvolte le forze dell'ordine, le quali si erano accanite con una intensità senza precedenti".

Una vicenda drammatica, umanamente e politicamente. Ma il valore profondo della riflessione che Battini ci invita a fare attraverso la lettura del suo libro è a proposito del rapporto fra potere e cittadinanza. Un appello accorato al diritto ad essere protetti dalle istituzioni e dai loro rappresentanti, ancora oggi spesso disatteso, come dimostrano i casi di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi e tanti altri. 

Sulla vicenda dell'anarchico Franco Serantini resta anche il bel libro di Corrado Stajano, che abbiamo intervistato pochi mesi fa a proposito del suo Un eroe borghese, dedicato a Giorgio Ambrosoli. 

Altri libri di Michele Battini

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