Diario di bordo

Esiste un futuro per i populisti? Quattro possibili vie d’uscita

Martedì 1 febbraio

La prima via d’uscita si chiama “vendetta” e la sta promuovendo l’ex presidente americano Donald Trump.
Non solo Trump ha deciso di candidarsi alle elezioni del 2024, ma nel corso di un infuocato comizio in Texas ha reso noti i punti del suo programma e della sua campagna.
1) le elezioni del 2020 le aveva vinte lui e gli sono state rubate.
2) gli insorti del 6 gennaio che hanno agito su sua istigazione sono dei “prigionieri politici” che devono essere liberati; se no, saranno da lui graziati
3) non darà tregua ai giudici che si sono permessi di metterlo sotto accusa, per le tasse o per istigazione al rovesciamento del risultato elettorale. Su questo punto, Trump è stato estremamente specifico, ha definito i giudici (sono tutti afroamericani) dei “razzisti”, e ha annunciato che li andrà a trovare sotto casa.
La procuratrice distrettuale di New York ha chiesto la protezione del FBI. Il suo partito, lo storico partito repubblicano, è stato – ancora una volta - muto.
Tutti capiscono che questo è un annuncio di colpo di stato, ma sono paralizzati dalla paura. Quanto durerà la loro paura?

Seconda via d’uscita. Chiedere scusa, a denti stretti.
Boris Johnson
, premier conservatore inglese (un po’ populista, un po’ aristocratico da barzelletta) ha scelto di dire “sorry”, “non lo faccio più”, dopo che gli è arrivato addosso il risultato di un’inchiesta da cui si evince che mentre il popolo inglese non poteva andare al pub per farsi un goccio per il lockdown, lui invitava gli amici al numero 10 di Downing Street  (“ognuno porti la boccia”, era la mail del segretario) per “riunioni di lavoro”. Ora volti e nomi di trecento ospiti sono in mano alla polizia. A leggere i commenti della stampa inglese, sembra che quel “sorry” non basterà. E dire che si presentava come l’eroe della Brexit, il nuovo Churchill. Finirà a fare il conferenziere?

Terza via d’uscita. Un nuovo partito che si chiami “i repubblicani”. “The Italian Way” è l’ultima trovata del vulcanico Matteo Salvini; non se ne sa ancora molto, ma sembra ispirata al modello americano trumpista, di cui il Capitano della Lega è un fan. Salvini, leggo sui giornali, non parla più con la sua alleata Meloni, e quindi è andato a proporla al cavalier Berlusconi, ad Arcore; il quale, oltre ad esserci rimasto male per tutta la gestione quirinalizia, era appena uscito da un defatigante ricovero ospedaliero.
Pare che gli abbia detto: “vedremo, ciao caro. Ti chiamo io”. Strada in salita, per I Repubblicani?

Quarta via d’uscita, il modello francese. Ovvero, perdere sempre.  
A Parigi, dove si vota il 10 aprile, la stagionatissima Marine Le Pen è senza speranza alle sue terze presidenziali, svillaneggiata addirittura dalla giovane nipote Marion che le preferisce il più razzista Eric Zemmour, con l’appoggio del nonno Jean Marie che rimane il più razzista di tutti. C’è di buono che non fanno più male a nessuno.

 

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