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Alessandro Giraudo consiglia Il nome della rosa di Umberto Eco

Alessandro Giraudo, economista e docente di Finanza internazionale e Storia Economica della Finanza in una delle Grandes Ecoles di Parigi,  è autore del libro Altre storie straordinarie delle materie prime e del precedente, edito nel 2019, Storie straordinarie delle materie prime. Saggi che alimentano la curiosità dei lettori con aneddoti storici affascinanti e particolari che hanno come protagoniste le materie prime, dalle spezie ai metalli preziosi.

E da grande appassionato di storia quale è, il suo libro cult non può che essere uno dei romanzo di ambientazione storica più importanti di tutti i tempi, che egli giudica imprescindibile e di cui suggerisce la lettura quasi obbligatoria nelle scuole: Il nome della rosa di Umberto Eco.

Leggere questo libro è un po’ come avere un paio di occhiali attraverso i quali si può riguardare la storia dell’uomo. Ci spiega come il mondo europeo, dopo la brutalissima crisi dell’Impero Romano, riuscì a recuperare un momento che fu tragico ma non così brutto come l’abbiamo sempre visto per lungo tempo, quello dell’epoca medievale. Un’epoca in cui sono stati seminati i principali ingredienti del passaggio successivo, che si chiama Rinascimento

Alessandro Giraudo

Romanzo che ha bisogno di ben poche presentazioni, Il nome della rosa è da oltre quarant'anni un bestseller internazionale, vincitore del Premio Strega nel 1981 e di diversi altri premi prestigiosi.

É noto al grande pubblico anche grazie alla fortunata trasposizione cinematografica del 1986 diretta da Jean-Jacques Annaud, che si avvalse della scenografica di Dante Ferretti e della supervisione storica del medievalista Jacques Le Goff, oltre che dell'ottima interpretazione di Sean Connery nel ruolo del protagonista. Più recente e altrettanto interessante, la miniserie televisiva trasmessa su Rai Uno nel 2019, con protagonisti John Turturro e Rupert Everett.

Ambientata in un monastero benedettino del nord Italia, la vicenda si svolge durante sette giorni sul finire dell'anno 1327, in quell'epoca medievale che Eco definiva "il suo immaginario quotidiano" e che diceva di conoscere più del tempo presente. Protagonisti sono il frate Guglielmo da Baskerville e il novizio Adso da Melk, giunti al monastero per partecipare ad un incontro tra francescani e emissari pontifici avignonesi sul tema della povertà della Chiesa. Durante il loro soggiorno si trovano ad essere testimoni e ad indagare su una serie di omicidi che sembrano seguire le sette Trombe dell' Apocalisse, e finiscono per svelare un segreto letale custodito nel cuore labirintico del monastero.

Il nome della rosa. Ediz. illustrata

Una recente edizione illustrata edita dalla casa editrice La nave di Teseo, di cui Umberto Eco è stato fondatore nel 2015 con Elisabetta Sgarbi e altri scrittori. Si tratta di un' edizione arricchita dai disegni e gli appunti dell'autore, che mostra l'enorme lavoro preparatorio e la meticolosa costruzione del mondo narrativo che fece Umberto Eco prima e durante la stesura del suo romanzo.

Romanzo storico, teologico, filosofico, detective story: Il nome della rosa è un po' tutto questo e la sua grandezza risiede nel suo essere un testo erudito e allo stesso tempo popolare, senza che in tale dicotomia risulti una contraddizione. Questo è reso possibile grazie ai molteplici livelli di lettura che offre ai lettori, siano essi interessati all'aspetto più romanzesco del testo o a quello più propriamente filologico. 

Le origini del titolo

"Il Nome della rosa" termina con questa frase in latino: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus" che tradotto significa “La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi". Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, lo stesso Eco smentì che ci fosse un riferimento allo shakesperiano "A rose by any other name would smell as sweet”: dove Shakespeare intende dire che le parole non contano nulla e la rosa sarebbe una rosa qualunque nome le dessimo, Eco sostiene che quando le cose non esistono più restano solo le parole. Quindi al termine dell'esistenza di una particolare rosa non resta che il nome dell'universale.

L'idea del Nome della rosa mi venne quasi per caso e mi piacque perché la rosa è una figura simbolica così densa di significati da non averne quasi più nessuno: rosa mistica, e rosa ha vissuto quel che vivono le rose, la guerra delle due rose, una rosa è una rosa è un rosa, i rosacroce, grazie delle magnifiche rose...Un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle (Umberto Eco)

Ci troviamo d’accordo con Alessandro Giraudo nel dire che si tratta di un romanzo che andrebbe proposto come lettura nelle scuole. Prima di tutto perché la struttura è quella di un romanzo investigativo, che lo rende molto godibile e accattivante, elemento essenziale per coinvolgere i ragazzi. Lo stesso Umberto Eco sosteneva che "malgrado tutto, un romanzo deve divertire anche e soprattutto attraverso la trama". Un aspetto in cui Il nome della rosa riesce benissimo, con quel misto di mistero, suspense e indagini deduttive che ricordano i whodunit della migliore tradizione anglosassone e mantengono viva l'attenzione e la curiosità del lettore fino alla fine. 

Omaggio a Sir Arthur Conan Doyle

Il protagonista Guglielmo da Baskerville riprende nelle fattezze e nell'acume investigativo, oltre che nel nome "Baskerville" evocativo di una delle sue indagini più note, il famoso detective Sherlock Holmes creato dalla penna di Arthur Conan Doyle. Questo omaggio è rafforzato anche dalla presenza di una specie di dottor Watson nella figura di Adso (da notare l'assonanza dei due nomi), che riveste il ruolo di narratore a posteriori degli avvenimenti e di aiutante volenteroso del compagno più esperto. Questi espliciti echi "conandoyliani" contribuiscono alla popolarità del romanzo, poiché riconoscibili e apprezzati dal grande pubblico.

Inoltre, Il nome della rosa è un libro che con accuratezza maniacale ma apparente naturalezza, ci trasporta nel tardo Medio Evo e ce lo fa conoscere intimamente, offrendoci un affresco rigoroso di usanze e credenze di un'epoca affascinante ma controversa, per certi aspetti buia ma allo stesso tempo ricca di quegli spunti intellettuali che porteranno all'Umanesimo e al Rinascimento. E lo fa meglio di quanto un testo scolastico sull'argomento potrebbe mai fare.

Infine, ci sentiamo di suggerirne la lettura nelle classi perché mette al centro dell’intreccio un libro e il suo potere, che è poi quello della conoscenza e della ricerca della verità che solo i libri possono dare. E, di questi tempi, è un insegnamento che non ci si dovrebbe mai stancare di trasmettere ai ragazzi.

Dalle 40 lauree honoris causa all'asteroide che porta il suo nome: in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita, il nostro approfondimento - ricco di curiosità - su uno degli intellettuali più rilevanti del Novecento

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Conosci l'autore

Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all'Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d'Aquino. Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all'Università di Bologna, dove impianta una vivace e agguerrita scuola. Negli anni 1976-'77 e 1980-'83 ha diretto l'Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l'Università di Bologna.I suoi saggi spaziano dall’estetica medievale (Il problema dell’estetica in Tommaso d’Aquino, 1956; Arte e bellezza nell’estetica medievale, 1987), alla semiotica (Trattato di semiotica generale, 1975; Semiotica e filosofia del linguaggio, 1983; La ricerca della lingua perfetta, 1993), soffermandosi sui codici della comunicazione artistica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964). Noto per le brillanti inchieste sulla cultura di consumo (Diario minimo, 1963; Il superuomo di massa, 1976; Sette anni di desiderio, 1983; Il secondo diario minimo, 1992), ha ottenuto un successo mondiale con il romanzo Il nome della rosa (Bompiani, 1980, premio Strega), thriller gotico d’ambientazione medievale e conventuale che sviluppa, con lucido razionalismo, la fitta trama di un dibattito ideologico. Più elaborati, nel linguaggio e nella tecnica compositiva, i romanzi successivi (Il pendolo di Foucault, 1988; L’isola del giorno prima, 1994; Baudolino, 2000; La misteriosa fiamma della regina Loana, 2004: tutti Bompiani). Critico verso le concezioni ontologiche dell’interpretazione, ha posto l’accento sulla relazione autore-lettore in diversi scritti: La struttura assente (1968), Lector in fabula (1979), I limiti dell’interpretazione (1990), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994, ciclo di conferenze tenuto alla Harvard University nel 1993), Tra menzogna e ironia (1998), Sulla letteratura (2002). Si ricordano inoltre: La definizione dell’arte (1968), Le forme del contenuto (1971), Sugli specchi e altri saggi (1985), Kant e l’ornitorinco (1997), Storia della bellezza (2004), A passo di gambero (2006) e la felice traduzione dei funambolici Esercizi di stile (1983) di R.Queneau.Tra i suoi ultimi libri: il romanzo Il cimitero di Praga (2010), la raccolta di saggi Costruire il nemico (2011), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013), Numero Zero (2015), Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (2016).Umberto Eco è stato uno dei favoriti per l'assegnazione del premio Nobel per la Letteraura.(dall'Enciclopedia della Letteratura Garzanti)

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