Diario di bordo

L'arrivo di Austin e Blinken a Kiev

Mercoledì 27 aprile

Quando finirà la guerra ancora non si sa, ma un episodio resterà centrale per i futuri storici.
L’arrivo - semisegreto – nella Kiev assediata del segretario di stato americano Antony Blinken e del ministro della difesa, generale Lloyd Austin, primo afroamericano a ricoprire l’incarico.
I due si sono incontrati con Zelensky e hanno sancito l’obiettivo finale della guerra; nelle parole di Austin: “indebolire la Russia, in modo che non possa più permettersi di fare con altri paesi quello che ha fatto con l’Ucraina”. Si aspetta dunque a breve un seguito a quelle parole.

E allora, sempre pensando a quali saranno i temi del prossimo esame di maturità, segnalo un episodio “mitico”, che segnò la svolta nella Seconda guerra mondiale, l’incontro tra il presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il primo ministro inglese Winston Churchill, in un lussuoso albergo messo a disposizione del re del Marocco, a Casablanca.

Erano dieci giorni del gennaio 1943, secondo anno di guerra degli Stati Uniti, con Hitler al potere in tutta Europa e le sue truppe ferme davanti a Stalingrado.
E fu proprio da lì, che arrivò la buona notizia, l’esercito tedesco si ritirava, il generale Von Paulus era stato addirittura arrestato da Stalin, che ora preparava l’offensiva da est.
C’era bisogno di un summit degli alleati. Ma dove, e come? La marina tedesca rendeva assolutamente rischioso spostarsi nell’Atlantico, dove aveva fatto strage della marina mercantile americana che portava armi in Europa. Non restava che l’aereo e il Nordafrica. Roosevelt (61 anni, gravemente disabile, a rischio di morte per ipertensione) accettò una “mission impossible”. Volò per tre giorni su un idrovolante Boeing 314 da Miami, in Florida, verso i Caraibi, per poi andare in Brasile e infine passare in Africa, atterrando nella colonia inglese del Gambia (che trovò scandalosa per povertà e sfruttamento) e di qui a Casablanca, dove Churchill era giunto in condizioni molto più agevoli.
La conferenza durò dieci giorni (c’era anche, ma tenuto in disparte, il generale De Gaulle; Stalin era informato e fece sapere le sue condizioni) e decise il calendario della guerra.
L’attacco alla “fortezza Europa” sarebbe avvenuto dalla Sicilia (Churchill avrebbe preferito Trieste). Tornato in America, Roosevelt rese noto in una conferenza stampa l’obiettivo su cui si era concordato: “resa incondizionata dell’asse Germania-Italia-Giappone”. A domani, per il seguito. La storia è destinata a ripetersi?  

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