Diario di bordo

Il banchiere e il PD

Martedì 6 dicembre

Ieri è successa una cosa piuttosto inconsueta nella politica italiana: la fragorosa bocciatura da parte di Bankitalia della legge Finanziaria del nuovo governo Meloni, cosa che non si vedeva da moltissimo tempo. È toccato al dirigente Stefano Balassone, audito in Commissione Bilancio, far notare non solo l’approssimazione delle cifre (da far invidia ai libri mastri della Juventus), ma l’iniquità della flat tax, dei 60 euro del POS, dell’abolizione del reddito di cittadinanza, dell’innalzamento del tetto concesso al prelievo di contante.

Un linguaggio cui la Banca non ci aveva abituato: il “banchese” è sempre stato felpato.

Appena due giorni  prima ho seguito, dalle cronache, l’evento PD e la novità della candidatura di Elly Schlein, che dovrebbe riportare il partito a diminuire la sua distanza dal mondo reale, dal quale sembra essersi disconnesso. Ho però notato che il linguaggio – le idee non saprei – ha conservato i vecchi vizi: è fumoso, ideologico o al massimo post-ideologico, eufemistico, spesso ipocrita. Coesione sociale, squilibri territoriali, superamento delle correnti, mobilità sostenibile, riduzione delle diseguaglianze, spending review, revisione dell’età pensionabile, revisione del reddito di cittadinanza e non penalizzazione del Mezzogiorno sono in bocca a una nuova schiera di dirigenti che ripetono formule e formulette che non sono mai state inni di battaglia.
Peccato che anche Elly Schlein non si discosti più di tanto da questo linguaggio; sembra anzi esserne risucchiata.

Se invece sentite Balassone di Bankitalia, altra musica: parla di poveri defraudati (un milione), di regali fatti alla malavita (la cocaina, che si sappia, si paga cash e il cash si prende al bancomat), di ingiustizia nei confronti dei pensionati  e dei lavoratori dipendenti, di commercianti (e taxisti, e dentisti…) truffaldini che il Pos non lo vogliono proprio perché così evadono il fisco; e questa – aggiungo io – è la ragione per cui votano Meloni o Salvini.

Forse Stefano Balassone potrebbe essere un buon segretario del PD.

Un altro tema che va di moda di questi tempi riguarda i diritti individuali (sessuali soprattutto) e i diritti economici.
Il PD si sarebbe staccato dalla “gente”  perché, ormai satollo, si occuperebbe solo dei primi, per loro natura borghesi.

Ho letto di una mostra a Roma, che è in tema.
Si chiama Virginia Woolf e Bloomsbury, a Palazzo Altemps fino a febbraio, dove si parla delle idee che circolavano in quel cenacolo londinese di letterati, scrittori, artisti, poeti ed editori, e a cui diede un fondamentale contributo John Maynard Keynes, il famoso economista gay che ammoniva che una vera democrazia non sarà realizzata se i “diritti sessuali non saranno trattati alla stregua dei grandi problemi economici”.

Sono sicuro che, in cerca di ispirazione, tutto il gruppo dirigente del PD troverà modo di visitare la mostra.

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