Passato di letture

La politica della nostalgia di Cristina Baldassini e Giovanni Belardelli

La nostalgia è un grande tema esistenziale e politico. La nostalgia ha molte facce. Il merito di questo libro è di offrirne molti esempi espressi in contesti nazionali differenti. Non è esaustivo, ma rappresenta una buona opportunità.

Dunque, la nostalgia. Quella della potenza perduta della Russia post-sovietica, come ricorda Fabio Bettanin, e su cui pesa una spiegazione complottista del proprio declino, come si evince dalle parole dello storico e americanista Loris Zanatta, con riferimenti alle molteplici inclinazioni della narrazione populista in America Latina (peronismo, castrismo, rivendicazione delle origini indigene). Zanatta aggiunge un dato su cui riflettere: se nelle prime forme quella nostalgia andava a cercare una soluzione in escatologie europee, ora la soluzione del malessere assume la sua origine come assolutamente altra rispetto a quelle prese in considerazione antecedentemente. È una modalità che ha analogie profonde con fenomeni che riguardano il mondo arabo e islamico, in Medio Oriente, in Africa, ma anche nelle nostre periferie in disagio.

La politica della nostalgia. Il passato come sentimento e ideologia

L’ottimismo delle democrazie euroatlantiche si è da tempo appannato: la crisi economica del 2008 ha spento molte speranze riposte nella globalizzazione, poi sono arrivate la pandemia e la guerra. Sempre più spesso, davanti a un futuro incerto, disillusi dalla politica e dalle istituzioni, governanti ed elettori sono tentati di guardare al passato. Se non è una novità, quanto avvenuto nel corso di secoli e decenni nel nostro paese e altrove ci racconta una storia dagli esiti sempre diversi e imprevedibili.

Ma la nostalgia è anche malessere, fondato sulla dissociazione rispetto al tempo presente o alla cultura dominante; l’anelito dell’esule verso la patria lontana, oppure un regime politico che si è dissolto – è il caso, in Italia per esempio, tanto del fascismo quanto della monarchia, come ricorda Cristina Baldassini, mentre nella Spagna repubblicana, del franchismo, come scrivono Alfonso Botti e Maria Elena Cavallaro.

Molto interessanti, nel loro contributo, le riflessioni su Vox e la nostalgia di un passato glorioso, fondato sull’anti-islamismo, sul mito dell’Impero castigliano: una nostalgia di Franco, ma anche di Isabella; sullo stesso profilo, dai tempi del Tea Party (2010), si assestano i cultori del sogno americano bianco.

Infine, la nostalgia che incarna il rimpianto, non solo delle cose passate scomparse (su cui per esempio si esprime Stefano de Luca), ma anche delle cose che si credeva sarebbero state possibili e che poi si eclissano o si perdono e, perciò, raccontate come «storie mancate» o che alludono a una «storia tradita» (nella storia d’Italia dal Risorgimento, alla Resistenza; dal ‘68 a «Mani pulite»), su cui Ernesto Galli Della Loggia ne ha scritto ampiamente. Fino ad arrivare al rimpianto di qualcosa che non si è avuto modo di vivere: la nazione, e su cui Giovanni Belardelli si chiede: davvero è solo passato?

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