Luce sulla Storia

La lunga strada di cemento.
Il miracolo all’italiana e l’abusivismo edilizio

Illustrazione digitale di Marta Punxo, 2023

Illustrazione digitale di Marta Punxo, 2023

Dalla città alla campagna un «autentico blitz» devasta litorali, colline e montagne, «come merce da barattare, mammella da succhiare per ricavarne il massimo di rendita». A scrivere, agli inizi degli anni Ottanta, è il giornalista Antonio Cederna, tra i fondatori dell’associazione ambientalista Italia Nostra. Il territorio deturpato, la lottizzazione delle coste e la vendita degli spazi edificabili vengono interpretati ben presto come una degenerazione del miracolo edilizio degli anni ’50-’60, mossa dalle logiche speculative legate alla rendita fondiaria.

Nel giugno 1959 Pier Paolo Pasolini parte a bordo della sua Fiat Millecento in viaggio da Ventimiglia a Trieste: l’intenzione è percorrere linearmente il confine costiero del Paese. Ne viene fuori un reportage La lunga strada di sabbia, pubblicato dalla rivista Successo. Una collana di perle narrative tratte da un mondo «crudelmente e meravigliosamente vivo». All’altezza di Spotorno sulla costa ligure di Ponente, Pasolini scrive:

Un fiume di stabilimenti “Nettuno” coi primi bagnanti - di pensioni con gli annunci plurilingui – Zimmer, Zimmer e Zimmer – di gelati leccati golosamente – di macchine targate con X e J, già più di tremila al giorno al confine – di radio accese – di bambini e bambinaie – di partite a palla – di canzonette suonate a distesa da jukebox e radio.

Il miracolo all’italiana è spesso raffigurato come il sogno di un’atmosfera vacanziera. Così ne Il sorpasso di Dino Risi, rappresentazione iconica della smania di movimento tipica di quegli anni: la spider strafottente che supera un sidecar con a bordo una tipica “bella famiglia italiana” stretta tra le vettovaglie: siamo sulla via Aurelia, un mix di possibilità, estetiche e atteggiamenti diversi si mescola in corsa verso il mare.

«È il fiume variopinto della vita congestionata dalla voglia di essere, nel senso più immediato: non importa come, ma essere qui, in queste splendide spiagge, ognuno al massimo delle sue possibilità a godersi l’ideale dell’estate», scrive ancora Pasolini.

Negli stessi anni, a migliaia emigrano definitivamente all’interno dei confini nazionali attratti dalla forza centripeta delle città più urbanizzate. Le persone che dalle regioni del sud si trasferiscono in quelle del centro-nord sono quasi un milione tra il 1958 e il 1963. Quella frenesia di movimento svuota prima di tutto montagne, colline, paesi dell’Italia interna e si combina a una «alluvione lottizzatoria» – usando l’espressione di Cederna – frutto di un diffuso analfabetismo urbanistico: sono gli anni in cui si pongono le basi per il dissesto idrogeologico, l’abbandono e l’incuria di gran parte del territorio.

Stando alle cifre dello storico Guido Crainz, già nel 1971, 16 milioni di italiani vivono in città con oltre 100 mila abitanti, duplicate in numero nel ventennio 1951-1971 (da 26 a 45). L’aumento delle case costruite è esponenziale: 148.000 nel 1953, 275.000 nel 1958, 450.000 nel 1964. È il paesaggio travolto dalle trasformazioni che originano nel miracolo economico, un’accozzaglia di costruzioni il cui sviluppo viene misurato esclusivamente in termini quantitativi:

Metri cubi di cemento, chilometri di autostrade, litri di carburante consumato. [...] Una data segna la fine ingloriosa del miracolo e del boom edilizio: e quindi l'avvio di qualche stentato progetto di riforma: il 1966. È l’anno di Agrigento che in luglio frana sotto il peso di 8.500 vani abusivi, costruiti in spregio a tutte le norme.

All’inizio degli anni Ottanta, quando Cederna parla di un «indiscriminato massacro edilizio» nel suo Le conseguenze sul territorio, la politica del “condonismo” sta per essere inaugurata: nel febbraio 1985 il governo Craxi vara la sanatoria sull’edilizia provvisoria. Si tratta della legge n. 47, che per la prima volta garantisce il condono agli abusi commessi nei decenni precedenti in materia di edilizia.

È una storia di tentativi falliti di riportare all’ordine un pezzo di caos o è una storia di colpi di spugna?

Regolarizzare gli abusi edilizi avrebbe dovuto tracciare un confine oltre il quale lo sviluppo del territorio sarebbe potuto ripartire in maniera ordinata e invece la storia dei condoni va avanti fino al novembre 2003, quando con la legge 326 il governo Berlusconi ha ribadito il condono edilizio precedentemente varato nel 1994 (legge 724).

Già nel 1963 con Le mani sulla città, Francesco Rosi offriva una chiara rappresentazione del ruolo che la speculazione edilizia stava avendo nello scacchiere dello sviluppo italiano.

In un paesaggio agricolo sventrato e l’orizzonte di palazzi in costruzione, le parole dell’impresario Nottola risuonano profetiche:

Eccolo là, quello è l’oro oggi. e chi te lo dà, il commercio, l’industria? “l’avvenire industriale del mezzogiorno”, sì. Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto con sti’ ccose e invece niente affanni e niente preoccupazioni. Tutto guadagno e nessun rischio.

Bibliografia su tema abusivismo

Storia del miracolo italiano

Di Guido Crainz | Donzelli, 2005

La distruzione della natura in Italia

Di Antonio Cederna | Castelvecchi, 2023

Lo sfacelo del bel paese

Di Antonio Cederna | La Scuola di Pitagora, 2013

La lunga strada di sabbia

Di Pier Paolo Pasolini | Guanda, 2017

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