Arrivi e partenze

Nei cupi sotterranei del La stazione con Jacopo De Michelis

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

Illustrazione di Laura Bornea, 2021 - la sigla delle interviste "Il profumo delle pagine" è cantata da Laura Salvi - compositore Marco Zoppi

C’è qualcosa di lapalissiano nell’intervistare Jacopo De Michelis nel nostro set in stazione Centrale, all’ultimo piano della libreria Feltrinelli.

Il suo esordio letterario è infatti ambientato proprio qui, nel crocevia più vivo e brulicante della città, che riveste tale importanza nel romanzo da diventarne perfino il titolo.

La stazione
La stazione Di Jacopo De Michelis;

La stazione è, allo stesso tempo, thriller e romanzo d'avventura. Mescolando i generi più popolari con vorticosa generosità d'invenzione, Jacopo De Michelis continuamente apre e chiude davanti agli occhi del suo lettore le porte di storie differenti eppure sempre collegate, e lo conduce in giro per sotterranei favolosi e inquietanti senza mai perdere il filo di Arianna della sua scatenata gioia di raccontare.

Non serve specificare di quale stazione si parli, con tutto il rispetto per quelle di Cadorna e Garibaldi, perché se c’è un luogo che i milanesi conoscono bene è questo: gioia e dolore di pendolari e coppie impegnate in una relazione a distanza, la stazione Centrale è imponente, maestosa, solenne. Ma all’esattezza dei suoi mosaici e dei suoi capitelli scolpiti fanno da contraltare i suoi labirintici e intricati sotterranei, al centro del romanzo di Jacopo De Michelis.

Unendo il thriller al romanzo d’avventura, l’autore conduce il lettore da un colpo di scena all’altro, in un’ambientazione suggestiva fatta di vicoli ciechi e strade senza uscita.

“La stessa stazione Centrale è più di un semplice sfondo,” spiega Jacopo De Michelis “è la vera protagonista del libro insieme al giovane ispettore Riccardo Mezzanotte. Nelle prime pagine del romanzo lo vediamo appena trasferito – non per sua volontà – alla Polfer della stazione Centrale. La sua carriera infatti è in bilico e dalla prestigiosa squadra mobile della questura di Milano, dove aveva militato fino a pochi giorni prima, si trova catapultato in questa nuova realtà.”

Fin dalla copertina del libro emerge chiaramente l’importanza dei sotterranei nella trama: dove nasce questa fascinazione?

L'immagine della copertina – questa idea grafica delle radici che si dipanano sotto la stazione – sintetizza il senso del libro. Il romanzo è diviso in tre parti che significativamente si intitolano Sopra, Sotto e Sottosopra, e indicano un po' il movimento della narrazione.
C'è una prima parte in cui l'indagine si sviluppa alla superficie delle cose e della stazione, ma a un certo punto si capisce che la chiave del mistero si trova sotto la stazione, nei labirintici sotterranei abbandonati. La terza parte si intitola Sottosopra perché allude al fatto che il protagonista, dopo essere stato nei sotterranei della stazione, al suo ritorno in superficie avrà scoperto qualcosa che gli impedirà di guardare il mondo con gli stessi occhi. La sua stessa realtà sarà in qualche modo sconvolta, messa appunto sottosopra.

La vicenda narrata ha luogo agli inizi degli anni Duemila, ovvero gli anni in cui cominci a incubare in te questa storia, che verrà però alla luce su carta quasi vent'anni dopo…

Ho iniziato a pensarci quando ho letto del binario 21, ovvero quel binario sotterraneo da cui partivano i treni diretti ad Auschwitz e agli altri campi di sterminio. Erano anni in cui lavoravo già, come faccio ora, come editor in una casa editrice, ma non avevo ancora maturato la decisione di scrivere.
Ovviamente, come molti che fanno il mio mestiere, era un'idea che avevo accarezzato in vari periodi della mia vita, ma non avevo mai ancora preso una vera decisione a riguardo. Per diverso tempo mi sono semplicemente un po' documentato e ho preso qualche appunto sulla base di questo spunto iniziale. Poi ho deciso davvero di provare a scrivere, perché questa idea non voleva saperne di smettere di ronzarmi in testa. E molto presto mi sono reso conto che il romanzo avrebbe avuto dimensioni poderose: del resto forse è giusto che sia così, perché un libro che vuole essere un omaggio alla stazione Centrale deve in qualche modo avere dimensioni altrettanto imponenti… per questo alla fine a terminarlo ci ho messo otto anni!

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