Arrivi e partenze

Carl Rhodes: ascesa e declino del capitalismo woke

La nostra videointervista 

Ho scoperto che la maggior parte delle persone che usano l’espressione "capitalismo woke" in modo critico tendono a farlo da una prospettiva abbastanza di destra o addirittura reazionaria

Carl Rhodes

Le grandi aziende che sposano cause politiche di appannaggio tradizionalmente progressista - battaglie sui diritti civili, attenzione alla sostenibilità ambientale, inclusività di genere e antirazzista - sono le paladine di una tendenza certamente non nuova, ma che negli ultimi anni è andata dilagando a macchia d'olio. È il cosiddetto capitalismo woke, cioè "consapevole".

Capitalismo woke. Come la moralità aziendale minaccia la democrazia

«Mai prima d’ora l’ambiente di lavoro è stato così politicizzato e le aziende faticano per adattarsi alle richieste dei consumatori e dei dipendenti più giovani… il libro esamina la storia di questo fenomeno, le cause politiche che ha abbracciato e le implicazioni per tutti noi» - Financial Times

Carl Rhodes è professore di Teorie dell’organizzazione e preside della UTS Business School presso la University of Technology di Sydney, in Australia.
Da sempre interessato ai rapporti che intercorrono fra politica e democrazia, Rhodes ha ricostruito la storia di un fenomeno nato alla fine del XX secolo ed esploso nell'ultimo ventennio, investigando sulle buone intenzioni e tastando il polso a quelle meno nobili, dalla responsabilità sociale d’impresa degli anni Cinquanta al neoliberismo dei seguaci di Milton Friedman, dalla deregulation reaganiana degli anni Ottanta all'attuale ipocrisia delle corporations che impugnano cause di rilevanza sociale in un modo che non può non destare sospetti.
Appropriazione è una parola chiave, in questa storia.
Negli anni Sessanta del Novecento il termine "woke", "consapevole", designava infatti un'attitudine della comunità afroamericana, un modo per esortare ad una vigile consapevolezza, senza abbassare la guardia di fronte a soprusi e angherie. 
Ma il capitalismo è, per sua natura, rapace, pronto a metabolizzare tutto ciò che reputa potenzialmente dannoso per sé, a cominciare dalla lingua parlata da coloro che percepisce come il nemico.
Ecco allora che il capitalismo woke è l'ennesimo - l'ultimo? - tentativo dei mega-ricchi di infilarsi surrettiziamente in agende politiche per influenzarne l'esito ed espropriare i cittadini dell'unico spazio di rappresentanza ed espressione ancora salvo dalle ingerenze dei mercati e del capitale.

Spesso, quando le aziende si allineano con le “cause sociali”, lo fanno dopo che i veri attivisti hanno già fatto il duro lavoro, arrivando in ritardo, a dibattito finito e cercando di far cassa

Carl Rhodes

Nel suo libro (pubblicato in Italia da Fazi editore), Rhodes analizza soprattutto le implicazioni potenziali che la crescente vulgata woke comporta per il futuro stesso della democrazia.
E ci spiega perché, ogni volta che vediamo un miliardario dell'industria tech o un moghul delle telecomunicazioni atteggiarsi a filantropo, dovremmo sentire puzza di bruciato ed essere pronti a cacciare i mercanti dal tempio. Il tempio della politica dal basso, quella che scaturisce da un patto sociale chiaro, adamantino, e che interpreta il proprio mandato in funzione del bene comune.
Siamo pronti a diventare woke to woke capitalism? Seguiamo il professor Rhodes in un viaggio dal quale - lo premettiamo - non sarà lecito tornare come se nulla fosse accaduto. La tana del bianconiglio è profondissima. Venite a scoprire quanto. 

Buona visione e buona lettura!

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