Bassa marea

La fine dell'ombrello 

Il più vecchio negozio di ombrelli di Londra sembra un museo: si chiama James Smith & Sons, è al 53 di New Oxford Street ed esiste dal 1830. Le insegne antiquate sopra la porta d’ingresso e le vetrine piene di ombrelli di ogni foggia meritano una visita anche se uno non ha bisogno di acquistare un ombrello. In effetti, mi domando se in un futuro non tanto lontano, magari in prossimità del suo bicentenario, nel 2030, il negozio di Oxford Street possa diventare un museo in piena regola, dove si va per vedere gli ombrelli, non per comprarli: perché per quella data è possibile che nessuno li compri più.

Ad avanzare un’ipotesi del genere è il Financial Times, in un articolo sulla nuova generazione di cappelli, berretti, cappucci, alcuni dei quali con ampia visiera impermeabile, confezionati appositamente per ripararsi dalla pioggia. Basta tenerli in tasca o nella borsa (anzi nello zainetto, che ha ormai sostituito la 24 ore o la borsetta per molti di noi), indossarli alle prime gocce e ci si mette al sicuro dalla pioggia, a patto di indossare anche giacconi altrettanto impermeabili, che hanno a loro volta sostituito per molti di noi vecchi capi di abbigliamento come il trench, il loden o il paltò.

Che a dirlo sia il giornale di una città in cui piove tanto, suggerisce che siamo davvero arrivati alla fine di questo antico accessorio per proteggere dalle intemperie. D’altra parte, il lungo ombrello che gli uomini della City tenevano appeso al braccio è scomparso da tempo, proprio come la bombetta che avevano in testa. Quanto agli ombrelli pieghevoli e portatili da quattro soldi che compaiono in mano a venditori ambulanti nelle stazioni ferroviarie appena comincia a piovere, in genere smettono di funzionare ancora prima che dal cielo smetta di scendere acqua. E poi, come nota il FT, al giorno d’oggi è impensabile tenere una mano occupata a reggere l’ombrello: le mani, tutte e due, servono a digitare sul telefonino, anche mentre si cammina.

Ombrello addio, dunque, mandato in soffitta, o in un museo, dalle nuove tecnologie e dalle nuove abitudini.

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